Gli oggetti più strani rinvenuti nei beni abbandonati – Terza puntata

Terza puntata del viaggio tra gli oggetti più strani trovati nei luoghi abbandonati, che finora abbiamo toccato.

Due ruote – Di mezzi dimenticati ne abbiamo trovati tanti. Questo è uno scooter, nella parte esterna di una vecchia fabbrica. Senza targa e senza ruota, forse il suo abbandono risale al momento in cui lo stabilimento è stato dimesso. Ma i segni di vandalismo sono sicuramente successivi, come le scritte con la vernice spray.

Quattro ruote – E non mancano auto e altre tipologie di quattro ruote. Questa si trova da anni accanto a un edificio parzialmente crollato. Sopra c’erano alcune abitazioni, da tempo non più agibili. Chi l’avrà dimenticata qui?

Montagne di libri – Sono stati dimenticati in una scuola dichiarata inagibile dopo un incendio. Ce ne sono davvero tanti, alcuni anneriti dal fumo, altri in buone condizioni. Tra banchi e piccole librerie anche tante riviste, quaderni e album da colorare.

Ingranaggio nascosto – Questa pista da bowling si trova in un ex albergo di lusso. Qui siamo nella parte nascosta, dove si vedono gli ingranaggi del meccanismo che faceva sollevare i birilli. Anche in questo caso tutto è stato distrutto. Birilli e palle sono stati portati via mentre le piste sono ancora riconoscibili.

Che sarà mai? – Cos’è questo particolare tavolo da lavoro, se così si può definire? Non lo sappiamo. E’ stato spostato all’esterno di una grande fabbrica dismessa. E lì è rimasto.

Vecchi documenti – Risale agli anni ’70 questo bollettino. Si aggiunge a tanti altri volumi datati abbandonati, in particolare abbiamo trovato tanti registri di documenti, di hotel, fabbriche, scuole o depositi. Quando tutto venivano ancora scritto a penna, o a macchina, per essere archiviato.

 

 

 

 

 

 

Gli oggetti più strani rinvenuti nei beni abbandonati – Seconda puntata

Seconda puntata del viaggio tra gli oggetti più strani trovati nei luoghi abbandonati, che finora abbiamo toccato.

CARCASSA – All’ inizio non l’abbiamo subito notata, poi avvicinandoci, accanto a un edificio abbandonato nel Carso, ecco un’auto completamente distrutta, in parte bruciata e accartocciata. Come sia finita qui resta un mistero, anche perché non esiste una strada che conduca a questo punto.

SCARPA DA CALCIO – Eccola spuntare nell’ultimo piano di una palazzina di uffici legati a una grande fabbrica. In mezzo al degrado, tra vetri e infissi distrutti e mobili ormai fatti a pezzi. Che sia stata dimenticata da un impiegato al momento della chiusura?

VECCHIA CULLA – Dimenticata in una serie di condomini chiusi ed evacuati. Nella stanza non è il solo oggetto che mostra la presenza, un tempo, di un bebè all’interno dell’ appartamento. A poca distanza anche una culla da viaggio.

GRAYSKULL – Chi ricorda negli anni ’80 il cartone animato He-Man? Ecco qui il famoso castello di Grayskull. Gioco amatissimo all’ epoca, smontato e con pezzi mancanti è stato dimenticato all’interno di un vecchio fabbricato semi demolito.

DISCO – Il diametro supera il metro per questa maxi palla da discoteca, staccata dalla sue sede originale e gettata nel giardino di uno dei locali più famosi e frequentati d’estate in Friuli Venezia Giulia. Chiuso ormai da anni.

PISTA PATTINAGGIO – Resta poco o nulla di un grande parco di divertimenti dismesso. Tra le attrazioni lasciate al loro destino anche una grande pista di pattinaggio, ancora con qualche pattino rimasto sul pavimento.

PISCINA E SPA – Un hotel di lusso enorme, con varie piscine, spazi benessere, aree per divertimenti….tutto abbandonato. Questa è solo una delle vasche presenti, in un albergo con un passato glorioso.

STATUA BASEBALL – Alta quasi due metri, questa statua è stata decapitata. Rappresentava un giocatore di baseball probabilmente con una mazza in mano…Ma anche le braccia sono state staccate. E’ stata abbandonata in una palazzina dove tutto è stato pesantemente danneggiato dai vandali. La testa è sparita.

Gli oggetti più strani rinvenuti nei beni abbandonati – Prima puntata

Nei nostri giri, che ormai da anni effettuiamo nei beni abbandonati di Trieste in particolare, con qualche tappa in regione, abbiamo trovato un po’ di tutto. Ma quali sono le cose più strane che abbiamo visto? Ecco una prima puntata su qualche oggetto “particolare” dimenticato…

VIDEOGIOCHI ANNI ’80 – Abbandonati dopo la chiusura di un locale sono stati saccheggiati e vandalizzati. Peccato, se fossero stati portati via al momento della dismissione e salvaguardati, avrebbero fruttato anche un guadagno ai proprietari, trovando il collezionista giusto. Invece sono rimasti lì, all’ aperto, per anni sotto la pioggia. Quel locale ora è stato svuotato completamente e demolito.

UN BAGNO LUSSUOSO – Dentro un ampio edificio abbandonato, che letteralmente cade a pezzi, tra muffa, cedimenti e tanti rifiuti, ci siamo trovati in una stanza con una toilette di lusso. Ampi specchi, vasca idromassaggio, una doccia attrezzata e mobili su misura, in un ambiente decisamente molto grande per un bagno…e che fa strano scoprire in mezzo a tanto degrado.

BUON NATALE! – In un deposito accanto a una maxi fabbrica, in mezzo a ferraglia e rifiuti di vario tipo, spunta un soprammobile natalizio, quelle bolle in plastica con la neve artificiale che scende quando si capovolge. Come sarà finito tra tutte le immondizie?

UN MARE DI FOGLI – Dentro una palazzina di uffici, ci siamo trovati in mezzo a un mare documenti. Forse qualcuno, dopo la chiusura e l’abbandono della palazzina, ha frugato tra contenitori e raccoglitori alla ricerca di denaro. Lasciando tutto a terra, migliaia e migliaia di fogli.

MODULO MILITARE DI 40 ANNI FA – Gettato a terra in una caserma dismessa in regione, questo documento risale agli anni ’80 ed è stato compilato con la macchina da scrivere da un militare. E’ uno dei pochi fogli rimasti intatti in questo comprensorio defilato.

CI FACCIAMO UNA SCIATA? – Che ci fa un paio di sci colorati in una fabbrica che produceva tutt’altro? Non lo sappiamo. Ma qui li abbiamo notati, in mezzo a un deposito pieno, come sempre, di immondizie, tra pareti che si sgretolano e mobili fatti a pezzi. Al momento è stato tutto ripulito, perchè questo sito sta subendo un intervento di ristrutturazione.

PRENDIAMO IL SOLE? – Decine e decine di lettini, per prendere il sole, riposti da tempo e dimenticati, in una stanza, tra muffa e umidità, ancora in buone condizioni, così come sedie e tavolini in plastica. Pare che di recente siano stati rimossi.

SOSTA TEMPORANEA? – In realtà questo mezzo non ha mai ripreso a viaggiare. Distrutto, vandalizzato, in parte bruciacchiato, quando l’hanno abbandonato qui era ancora operativo. Poi se ne sono dimenticati per anni, così come la fabbrica dove si trovava parcheggiato. E’ stato rimosso da qualche mese.

Casa abbandonata a Trieste

Nel nostro lungo cammino tra beni dimenticati ci siamo imbattuti tante volte in case abbandonate. Alcune piene di oggetti, altre ormai vuote, altre ancora, come questa, ormai ridotte a un rudere.
Sbirciando dalle finestre vediamo che tutti i solai sono completamente crollati. Resta il blu di alcune pareti a colpire subito il nostro sguardo, e poi un lavandino del secondo piano, ancora intatto, mentre il pavimento tutto attorno si è sgretolato. E’ sospeso nel vuoto.

Non sappiamo se si trattava in realtà di un’abitazione o di un edificio con un’altra destinazione. Ci stupisce sempre trovare luoghi come questo, lasciati cadere nell’oblio senza una speranza di recupero. Come per altri casi il prossimo passo sarà probabilmente il crollo totale.

Il fabbricato, su due livelli, era collegato da una scala, ormai scomparsa, accanto si trovava invece un edificio più piccolo. Forse davanti c’era anche un portico o uno spazio all’ aperto, prima della strada che corre a pochi metri dal’ ingresso. Ormai non è rimasto nulla, all’interno sono cresciuti alberi e l’ edera avvolge le pareti. Molti infissi sono crollati, la porta principale non c’è, ma davanti la casa è recintata per evitare l’ingresso a chi potrebbe farsi male. Noi sbirciamo da una finestra rialzata quel poco che ormai rimane dentro.

Grazie ai lettori della nostra pagina Facebook Triesteabbandonata siamo riusciti a ricostruire, almeno in parte, la storia di questo edificio.  “Molti anni fa- scrive Danilo – i ragazzi di allora del borgo di Sistiana avevano fatto un club, con dentro un pianoforte, un bar, i muri disegnati a regola d’ arte, diventati uomini a sua volta ce l’hanno consegnato a noi giovincelli finché un giorno cominciava a crollare, peccato”. “Ci abitavano i mie genitori – scrive Antonella – mio fratello e mia sorella sono nati lì alla fine dei anni 50. Era la casa colonica della famiglia Torre e Tasso”.

I motivi dell’ abbandono

Quanti edifici sono abbandonati a Trieste e in Friuli Venezia Giulia? Tanti. Troppi. Come in tutte le altre regioni italiane.
E le storie sono simili, a seconda della destinazione originale dell’ immobile.

Vediamo qualche esempio a noi vicino.

FALLIMENTI
Sono fabbriche e altri luoghi produttivi a finire spesso nell’intricata maglia della burocrazia che segue un fallimento. Ma è capitato anche ad alberghi o altre strutture turistiche.
L’azienda fallisce, passa tempo (e scartoffie), prima di arrivare a un’asta. Che spesso ha un prezzo elevato. Risultato? Nessuna offerta. E se il bene non trova acquirenti, si attende una nuova asta. Per alcuni fabbricati a Trieste non si contando ormai più i tentativi di vendita. Nel frattempo l’edificio si deteriora, arrivano i vandali o semplicemente gli agenti atmosferici e la mancata manutenzione risultano determinanti al progressivo degrado.

DISMISSIONI
Le più eclatanti riguardano le caserme. Sparito il servizio militare obbligatorio molte sono diventate inutili. Centinaia e centinaia chiuse in tutta Italia e anche in Friuli Venezia Giulia. Alle volte comprensori enormi. Ogni anno tante finiscono all’ asta, ma faticano a trovare chi è disposto a sborsare cifre alle quali vanno aggiunti parecchi soldi per opere sostanziose di ristrutturazione.
Alcune si trovano in vendita sul sito del Demanio.

INCENDI E DANNI IRREPARABILI
E’ il caso di almeno tre scuole a Trieste, che hanno subito incendi, tali da rendere inagibile l’edificio. I lavori ingenti per mettere a posto palazzine, spesso vetuste, hanno bloccato l’iter di risistemazione. Quindi? Scuola chiusa, alunni trasferiti, aule chiuse. Talvolta per sempre.
Alle fiamme in qualche occasione sono seguiti crolli e la scuola è stata abbandonata.
Solo a Trieste e provincia ci sono ben 9 scuole dimenticate. Una di queste, per fortuna non danneggiata dai roghi, è finita di recente all’ asta.

LA FINE DI UN’EPOCA
Le discoteche stanno scomparendo in tutta Italia e anche in Friuli Venezia Giulia si contano diverse strutture dimenticate. In casi rari sono state demolite dopo anni di degrado, come l’ Hippodrome di Monfalcone, per altre il futuro appare incentro e nel frattempo restano vuote, mentre continuano a cadere a pezzi, vedi il Mirò di Lignano.

Per altri edifici poi le storie sono davvero complesse e spiace che per anni non si sia fatto nulla. Se fossero arrivati sul mercato subito dopo la chiusura, forse il loro destino sarebbe stato diverso.

Ex jutificio – Trieste

L’ ex jutificio di Trieste da decenni versa in stato di abbandono, un esempio di architettura industriale orami dimenticato, le cui prime attività risalgono alla metà del XIX secolo. Per un periodo nel secondo dopoguerra venne utilizzato anche come ricovero per gli esuli istriano-dalmati.

La vecchia ex fabbrica per la lavorazione della juta è situata tra le vie Svevo e dei Lavoratori, vanta oltre 3.600 mq tra spazi interni ed esterni. L’edificio è abbandonato da anni, il piazzale invece è ancora in uso a mezzi di soccorso e non solo.
Di proprietà del Demanio, si registra un tentativo di vendita all’ asta nel 2018, a 670mila euro.
Il fabbricato conta su tre piani. Gli ingressi e parte delle finestre sono murate e lo stato manutentivo complessivo viene definito “pessimo” nella scheda di vendita.


Colpiscono le grandi vetrate, in parte distrutte. Alcune sono state murate per evitare ingressi indesiderati. L’immobile dovrebbe tornare all’ asta nel 2019.

Ex discoteca Etnoblog – Trieste

Un cortile con un corrimano arrugginito, un tappeto di foglie e immondizie, e un edificio basso, con porte e vetrate oscurate. E’ quel che resta dell’ ex discoteca Etnoblog di Riva Traiana, a Trieste, chiusa nel 2015 dopo 11 anni di attività, concerti, musica, spettacoli, base anche per molte feste di Jotassassina, con gli show delle drag queen.

Tutto abbandonato e fermo da allora. Chiuso con lucchetti e serrature ben salde, è difficile capire se per il sito sia in programma una nuova vita o, per lo meno, un intervento di sistemazione.

Ex discoteca Gradualis – Grado

Sullo stradone che porta a Grado è impossibile non notarla, alle porte di Grado Pineta, in provincia di Gorizia, circondata da un giardino e ormai da anni chiusa. E’ l’ex discoteca Gradualis, tempio della musica e delle serate dancing per tanto tempo.

Le ultime notizie sull’attività del locale riportano agli anni ’90, quando, come night club all’epoca, fu al centro di un’operazione anti-prostituzione, che portò a diversi arresti. Poi più di recente l’edificio è stato acquistato da un privato. Per il resto si sa poco o nulla.

All’esterno la discoteca appare come sempre, blindata e chiusa in ogni ingresso. All’esterno cattura l’attenzione dei passanti un enorme mezzo, anch’esso in disuso, parcheggiato tra il verde.

C’è ancora cartello ad annunciare il nome dell’ex discoteca e resta la speranza di tanti, che sulla pista hanno ballato decine di anni fa, di un futuro riutilizzo.

Mezzi di soccorso abbandonati

Ci sarebbe piaciuto trovarli in un museo, magari restaurati e recuperati, invece questi due mezzi deputati a intervenire in caso di incendio sono abbandonati nel verde a Trieste. Siamo sull’ altipiano carsico, all’interno di un ampio e noto comprensorio, che vanta una lunga serie di edifici, in parte chiusi e in parte utilizzati.

Passeggiando tra le stradine ecco tra erba alta e cespugli i due furgoncini, uno verde e uno rosso. Rotti, forse da vandali o dalle intemperie, con foglie e altre immondizie finite anche all’interno degli abitacoli.

Le gomme, naturalmente sono a terra, la carrozzeria mostra segni evidenti di ruggine e in alcuni punti non c’è più. Pezzi sono caduti anche a terra. Dentro ragnatele, fili strappati e una spessa coltre di polvere.

Eppure, nonostante siano in pessime condizioni, questi due mezzi sono affascinanti, una testimonianza del passato che andrebbe, se non valorizzata, per lo meno preservata.

Ex Filatura di Torre di Pordenone.

E’ il 1839 quando la ditta triestina Cotonificio Beloz Fratelli & Blanch decide di costruire a Pordenone un grande impianto per la filatura del cotone. Un comprensorio che avrebbe fatto storia, ma che a distanza di tanti anni è diventata una cattedrale nel deserto, abbandonata, semi distrutta e vandalizzata.

La fabbrica viene ultimata nel 1842 e inizia a produrre nel 1843, crescendo in modo esponenziale gli anni dopo, tanto che nel 1866 i dipendenti sono oltre 600. Nel 1895 subentra la Società Anonima Cotonificio Veneziano, che realizza nuove strutture.

Nel 1916 e nel 1917, due incendi mandano in fumo alcuni fabbricati, rapidamente ricostruiti con tanto di ampliamento. Nel 1948 un altro passaggio di consegne. La fabbrica viene acquistata dal gruppo SAICI-SNIA Viscosa, aumenta ancora gli spazi e procede nella vasta produzione.

Come per altri cotonifici in diverse zone d’Italia, poi arriva la crisi. Nel 1984 lo stabilimento venne dismesso. Da allora tutto è stato abbandonato, solo i macchinari interni sono stati rimossi mentre gli edifici sono stati dimenticati al loro destino. Finestre in frantumi, porte divelte, pezzi di muro e di coperture caduti sono ciò che resta della gloriosa realtà produttiva, avvolta dall’ esterno anche da una vegetazione incolta, che si sta lentamente divorando le pareti, interne ed esterne.

Difficile immaginare, guardando questi scenari, che qui un tempo lavoravano a ritmo incessante centinaia di persone. Le uniche “attrezzature” che restano sono rifiuti un po’ ovunque, accumulati nel corso degli anni. Un destino molto simile a un altro cotonificio della regione, di cui vi abbiamo già parlato, l’ ex Olcese di Trieste.

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