Condomini abbandonati

Due condomini, completamente abbandonati. Facciate scrostate, cornicioni caduti a terra, così come gli infissi e alcuni scuri sono penzolanti. Attorno, da alcuni lati, spunta una fitta boscaglia, dove qualcuno ha gettato rifiuti di ogni tipo, una sorta di discarica improvvisata. Ogni edificio ha due entrate, all’interno le scalinate, che portano ai vari piani e ai tanti alloggi.


I due condomini sono stati costruiti a inizio secolo, erano tutti uguali, una cucina/soggiorno, una o due camere da letto e sulle scale bagni in comune. C’erano anche altri spazi comuni: cantine, soffitte, giardino e cortile. Qualcuno ricorda anche un arredamento molto simile in tanti alloggi, un angolo cottura vecchio stile, dove campeggiava una sorta di spargher, grandi stufe per riscaldare gli ambienti, piccoli bagni uguali su ogni pianerottolo.
Gli ultimi inquilini se nessuno andati negli anni ’80.


Cosa resta di quei condomini dove un tempo vivevano tante famiglie? Calcinacci, rifiuti e una spessa coltre nera che copre tutto.
Fuori campeggiano vecchi elettrodomestici rotti, cataste di legni e vecchi mobili, mentre il giardino è parzialmente utilizzato da una ditta edile.
E gli alloggi? Piuttosto mal messi. Anzi, in forte stato di degrado. Fuori da una finestra si vede nella parete di una stanza un vecchio poster appeso, una delle poche cose intatte che sopravvivono, in altri appartamenti quel che resta di vecchio mobilio rotto, abiti dimenticati, scarpe, giornali, immondizie, tutto coperto da polvere nera, pesante, che ogni tanto si alza nell’aria. Su soffitti e pavimenti spesso si aprono squarci, con pezzi caduti a terra e in qualche punto sembra si sia verificato anche un incendio.


Quello che ci sorprende sono gli oggetti che ogni tanto spuntano, che riconducono alle famiglie che abitavano qui in passato, segni di una quotidianità lontana, segni di una normalità che qui non esiste più. Una culla in vimini, una cesta porta enfant semi distrutta, la gabbia di un canarino ancora appesa, un calendario sportivo del 1968, la scarpa di una bambina, una rivista con fotoromanzi degli anni ’80, uno scolapasta, un barattolo con l’etichetta “maggiorana”, un quaderno scolastico, la gamba di una bambola. Tutto sporco, rovinato, dimenticato. Sembra che la vita si sia fermata. Trent’anni fa.

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