Caserma di Draga Sant’Elia: domande e risposte

E’ possibile acquistare o affittare l’ex caserma? Come mai le aste sono andate deserte? Come si fa a visionare i beni di questo tipo in vendita? Sono alcune delle domande che molti ci hanno scritto dopo aver letto il nostro articolo sull’ex caserma di Draga Sant’Elia. Le abbiamo rivolte al Demanio, attuale proprietario dell’immobile e degli spazi esterni, che ci aveva già fornito alcune indicazioni utili su questo sito.

Come si fa a comprare un edificio simile?
Non tutte le ex caserme sono in vendita, ma alcune vengono messe all’asta, così come altri edifici. Chiunque può presentarsi al bando, anche un semplice cittadino privato o una società. Gli annunci sono pubblicati regolarmente sui portali dedicati agli immobili del Demanio. Basta effettuare una rapida ricerca online.
E’ possibile anche affittare?
In molti casi sì, infatti agli uffici del Demanio della regione ci dicono che ogni anno arrivano molte richieste. La stessa caserma di Draga Sant’Elia è stata data in locazione a un’associazione slovena per alcuni anni. Le richieste si possono fare semplicemente inviando una mail agli uffici regionali competenti, che naturalmente valuteranno la fattibilità della proposta e l’attività che verrà effettuata.
Come mai per Draga Sant’Elia le aste sono andate sempre deserte? 
Ci dicono che il motivo, probabilmente, è che l’edificio si trova in un luogo piuttosto isolato e non facilmente raggiungibile, inoltre le condizioni generali dell’immobile, che esternamente possono sembrare buone, in realtà non lo sono, o meglio si tratta sempre di una struttura che non ha una manutenzione costante ormai da parecchio tempo. Inoltre se un privato o un’azienda vuole acquistarla, ad esempio con l’idea di costruire un albergo, un ristorante o semplicemente trasformarla in abitazione, deve verificare con il Comune di riferimento gli eventuali vincoli esistenti e il piano urbanistico vigente, per cambiarne la destinazione d’uso. Secondo il Demanio comunque, le aste deserte del 2012, 2013 e 2014 sono dovute principalmente all’ubicazione periferica dell’immobile e ai lavori necessari.

L’ex caserma di Draga Sant’Elia

A Draga Sant’Elia, in mezzo al verde, si trova un’ex caserma della Polizia di Frontiera, completamente vuota, chiusa e abbandonata. E’ di proprietà del Demanio, che ha tentato di venderla negli anni scorsi, senza successo.
A differenza di altri edifici, dove un tempo erano insediati militari o forze dell’ordine, questo sito sembra in condizioni piuttosto buone, almeno esternamente.


Costruita negli anni ’50, ha una superficie complessiva di 700 metri quadrati interni, ai quali si aggiunge un giardino di 750 metri quadrati, che corre su tre lati. E’ composta da due edifici affiancati e un tempo, quand’era caserma, la palazzina principale ospitava al piano terra uffici, mensa, due locali deposito, la centrale termica e alcuni servizi. Al primo piano c’erano cinque camere, servizi e una soffitta. Dismessa dalla sua destinazione originaria negli anni ’90, è stata poi parzialmente utilizzata come colonia, ma da alcuni anni è in totale disuso.
Dagli uffici del Demanio di Roma ci spiegano che è stata messa in vendita per tre volte, l’ultima nel 2014, senza alcun acquirente. Sul web spunta una base d’asta di 201mila euro, nel 2013, su una vecchia pagina, cercheremo conferme e chiederemo anche chi può avere accesso a questo tipo di immobili, perché siamo curiosi di capire chi può comprare e le modalità. In questo caso il prezzo sembra basso (se davvero sarà confermata quella cifra), anche se c’è da dire che resta l’incognita sulle condizioni interne dell’edificio. Quello che vediamo comunque è che si trova in un luogo piuttosto isolato e vi si accede solo da una piccola stradina, ripida, a fondo cieco.
A segnalarci l’ex caserma era stato qualche settimana fa un nostro amico, che segue con grande attenzione il nostro blog e la nostra pagina. Trovarla però non è stato semplice. Ormai non esistono cartelli e indicazioni per raggiungerla e abbiamo girato un po’ Draga Sant’Elia prima di capire dove andare.


Raggiunto l’obiettivo ci accoglie un grande cancello e notiamo ancora un canestro un po’ malandato nel cortile, porte e finestre serrate e ancora uno spazio all’aperto con una copertura, dove spicca un disegno realizzato sul muro in tempi recenti, quando alcuni ambienti esterni erano stati dati in uso ad associazioni. Dall’altra parte un muro di rovi ed erbacce, di fronte alla porta di ingresso, copre quasi interamente alcune vecchie altalene in ferro. Percorrendo il perimetro del giardino si arriva sul retro dove, al di fuori della recinzione, ci sono i resti di uno scivolo, alcuni giochi e una catasta di mobili distrutti, accanto a un piccolo deposito, dove i vandali sono entrati distruggendo probabilmente quel poco che era rimasto. Le finestre dell’edificio principale invece sono completamente sbarrate, nel vero senso della parola, protette da sbarre di ferro, sbirciando da un vetro si nota però che dentro le stanze sono vuote.


Che destino ci sarà per questo luogo isolato ma ancora in buona salute? Dopo averla messa in vendita per tre anni, ci sarà un nuovo tentativo in futuro per l’ex caserma? Vi terremo aggiornati.

L’ex piccola stazione ferroviaria

Vista dal basso sembra la casa di un film horror, finestre divorate dall’edera, pezzi di tetto caduti al suolo, i rovi che avvolgono un lato dell’edificio, un pozzo abbandonato, la recinzione distrutta e un’aria a dir poco spettrale. Giriamo l’angolo e a quel punto vediamo tutto meglio. Siamo davanti a un’ex stazione dei treni.

Si tratta di un vero e proprio pezzo di storia delle ferrovie, questa infatti era la stazione di confine più orientale dell’intera Penisola, che ormai è ridotta a un rudere, con infissi rotti, la copertura crollata e gli interni utilizzati forse da qualche senzatetto di passaggio.
Dal sentiero sottostante si nota il piano terra, dove porte e finestre sono murate. Dalla scala in pietra laterale si accede al piano più alto, quello che si affacciava sulla ferrovia.

La linea è stata dismessa negli anni ’60, ma nei decenni successivi l’edificio, al primo piano e nel sottotetto, è stato utilizzato come abitazione privata, prima di collassare. Una finestra è rotta, la stessa porta è semi-distrutta e mostra che c’è ancora un via vai recente. Il tetto caduto ha invaso alcune stanze, qualche angolo riporta anche segni di un incendio, il soffitto, dov’è ancora intero, presenta ampie macchie di umidità e curvature che fanno presagire nuovi crolli non lontani. Ovunque escrementi di animali, insetti e rifiuti. Ci sono segni evidenti che in questi ambienti qualcuno ha bivaccato anche recentemente, con avanzi di cibo, abiti e confezioni di prodotti per l’igiene personale.

Nessun mobile e nessun dettaglio richiama la vecchia stazione, i cui arredi originali con tutta probabilità sono stati tolti già negli anni ’60, con l’interruzione del servizio. Guardando all’interno non esiste alcun indizio sull’originale funzione, inizialmente ci sembra strano, ma si capisce che gli spazi sono stati regolarmente trasformati in abitazione, quando ormai i treni non passavano più e l’immobile è stato affittato. La cosa che più ci stupisce però è che gli inquilini se ne siano andati lasciando tutto.

Colpiscono soprattutto i giocattoli, automobiline, camioncini e qualche pupazzo, sparsi qua e là, pieni di polvere ed escrementi di topi. Possibile che siano stati dimenticati qui da un bambino e dalla sua famiglia? E ancora vestiti, scarpe vecchie, disegni, quaderni, libri, coperte, un salvadanaio, un letto ancora con lenzuola, ormai putride e strappate, la gabbia di un canarino, stoviglie, cuscini e qualche rivista datata 1980. Sembra quasi che gli abitanti siano scappati improvvisamente e senza nemmeno riprendere oggetti personali e ricordi.

In giro anche enormi mucchi di spazzatura, contenitori vuoti, barattoli di vernice, scatole vuote, detersivi, ammassi di oggetti rotti, sembra una sorta di discarica nascosta.

Dietro la casa un piccolo cortile, con un pozzo e un piccolo edificio in cemento, forse un magazzino, dove è meglio non accedere, perché sul pavimento si apre un ampio squarcio, forse un ulteriore pozzo parecchio profondo, coperto soltanto da un’asse di legno marcio.
La recinzione è parzialmente demolita, ma su una parte della rete spunta il cartello “proprietà privata delle Ferrovie dello Stato” . In realtà, dopo qualche mail e telefonata, ci dicono che la stazione è stata dismessa e non risulterebbe più di proprietà delle Ferrovie, ma le notizie non sono ancora confermate e attendiamo ulteriori informazioni.
Cosa sia successo nel frattempo è sotto i nostri occhi. E pensare che questo edificio, in mezzo al verde, forse poteva essere utile a qualche associazione o a qualche privato per un’attività ricettiva. Che sia ancora possibile darle nuova vita? Speriamo.

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