L’ex teatro Filodrammatico – Trieste

L’ex teatro in via degli Artisti rappresenta un pezzo di storia di Trieste. Meglio noto come Filodrammatico, è ormai ridotto a un rudere. E’ stato attaccato dalle fiamme nel 2006 e nel 2008, mentre nel 2012 sono crollate le ultime travi del tetto che ancora avevano resistito a incendi e intemperie. Inaugurato nel 1829, sul suo palcoscenico recitò anche Eleonora Duse. Nel tempo ospitò moltissimi artisti, a cominciare da Angelo Cecchelin, mentre negli ultimi anni di attività divenne un cinema a luci rosse. L’inaugurazione ufficiale è datata 22 giugno 1829. Anni dopo prese il nome di Teatro Costituzionale, poi di nuovo Filodrammatico, per diventare Teatro Modena e infine Cinema al Corso. La prima rappresentazione cinematografica triestina si tenne proprio al Filodrammatico, il 16 maggio del 1906.
L’ex teatro, sala da ballo e cinema è abbandonato da oltre 30 anni.

L’unica traccia dell’ originale funzione dell’edificio si trova sulla porta al civico 5 di via degli Artisti, che riporta la scritta “Teatro Filodramatico”. Sotto ecco una saracinesca arrugginita e semi crollata, dietro calcinacci, vecchie assi di legno e altri rifiuti. Guardandolo nella sua complessità l’edificio sembra un vecchio condominio dimenticato più che un glorioso teatro, ormai puntellato in più parti da anni, per evitare nuovi crolli e con pareti che sembra stiano per sbriciolarsi da un momento all’altro.

Percorrendo il perimetro si sale ed è da qui che, sbirciando oltre il muro di cinta, si scorge ancora qualche parvenza della sala principale, impossibile invece identificare il palco. Più avanti si notano alcuni portoni di ferro battuto, chiusi, sigillati, forse un tempo conducevano nei posti a sedere più in alto, ora probabilmente si affacciano sul vuoto. Sorprende che una struttura così centrale non si sia potuta recuperare o per lo meno salvaguardare nel corso del tempo. Tra le tante persone che quotidianamente transitano nella zona chissà quante conosco la storia di questa palazzina. Sicuramente per molti ragazzi che passano o per turisti diretti a San Giusto o ad ammirare dall’alto il Teatro Romano, quell’edificio non è altro che un rudere malconcio.

Negli anni si sono ripetuti annunci su progetti di ristrutturazione, per trasformarlo in un parcheggio o in abitazioni. L’ultimo in tempi recenti, speriamo siamo la volta buona.
Per il momento l’ex teatro è ancora lì, simbolo del divertimento e degli spettacoli della Trieste che fu.

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Triesteabbandonata……in mostra!

Una serie di scatti e di curiosità su edifici abbandonati a Trieste e dintorni, ricchi di fascino e storia.
Sarà inaugurata venerdì 18 marzo, alle 18, al centro commerciale Montedoro di Muggia, la mostra “Triesteabbandonata”, che offre una panoramica su realtà produttive, alberghi, scuole, ville, caserme e tanti altri siti dimenticati da anni.
A immortalare ogni luogo gli scatti della fotografa Giada Genzo, con testi, ricerche storiche e video dei giornalisti Micol Brusaferro ed Emilio Ripari.
Il progetto, nato circa un anno fa, attraverso una pagina Facebook, che conta quasi 5mila like, e un sito internet dedicato, ha la finalità di portare alla luce strutture che da tempo sono chiuse, in disuso, spesso colpite da atti vandalici o ridotte a veri e propri ruderi, con il desiderio che non vengano dimenticate, ma che, grazie a un’ampia visibilità, possono trovare nuovi acquirenti o nuove idee.
Obiettivo dell’iniziativa anche quello di ricordare ai ragazzi più giovani la storia di molti edifici, che in origine ricoprivano un ruolo importante nella vita della città e che da decenni risultano vuoti e inattivi. A differenza di altri progetti nati in passato sullo stesso tema, Triesteabbandonata presenta per ogni sito un’ampia galleria fotografica, abbinata a ricerche storiche e testimonianze.
La mostra è divisa in sezioni, per documentare al meglio i filoni principali dei beni mappati. Si va dalle scuole, una decina quelle abbandonate in tutta la provincia, tra le quali spiccano edifici dell’inizio del ‘900, come quella di Gropada, agli alberghi, in primis l’ormai tristemente noto Hotel Obelisco. Il viaggio prosegue scorrendo fabbriche e realtà produttive dismesse, come il cotonificio Olcese, per arrivare alle caserme, che contano anche strutture poco note e meno centrali, come quella di Draga Sant’Elia. Spazio poi ai luoghi di divertimento, che hanno portato Triesteabbandonata a sconfinare, arrivando a Monfalcone e Lignano, tra discoteche chiuse o piste da bowling distrutte. Una sezione è dedicata anche a un mix di diversi siti, dove non mancheranno le sorprese e i ritrovamenti inusuali.
“Siamo partiti nell’estate 2015 – spiegano gli autori – e da allora non ci siamo mai fermati, riceviamo ogni settimana segnalazioni e nuovi spunti, richieste di collaborazione da altre città italiane, ma anche testimonianze di chi ricorda i vari luoghi quando erano attivi e vivaci. Abbiamo documentato oltre 50 edifici, molti dei quali appariranno negli scatti, ma ce ne sono alcuni che abbiamo volutamente deciso di non mostrare, fabbriche in particolare dove sembra che, all’improvviso, tutti siano usciti dimenticando ogni cosa all’interno. Non ci saranno per rispetto allo stato ancora integro del luogo, a fronte di troppe incursioni distruttive registrate un po’ ovunque. Il nostro progetto continuerà e crescerà ancora nei prossimi mesi, anche grazie al contributo di tutte le persone che ci seguono con grande attenzione. In occasione dell’inaugurazione della mostra inoltre saremo a disposizione del pubblico per incontrare chi ci ha scritto e anche per raccogliere nuove idee”
L’esposizione proporrà al pubblico scatti e testi inseriti in un contesto originale, che punta a ricreare parte degli ambienti esplorati.
Il progetto Triesteabbandonata potrebbe diventare nei prossimi mesi un libro, grazie all’interesse di una casa editrice locale.
La mostra è realizzata con il contributo del centro commerciale Montedoro e sarà allestita fino a sabato 30 aprile.

Facebook e Instagram: Triesteabbandonata.