Ex fabbrica macchine – Trieste

E’ un rudere che ormai tutti notano da tempo e che, incastonato tra gli impianti sportivi della zona, si erge nel suo degrado da oltre 40 anni. Un’altra struttura del passato glorioso e produttivo di Trieste abbandonata al suo destino.

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Quella che comunemente conosciamo come ex Fabbrica Macchine di Sant’ Andrea, nasce dalla fonderia di metalli di Giorgio Strudthoff a metà ‘800, che poi diventerà un’impresa imponente con una rilevanza nazionale. Chiuse i battenti nel 1971 dopo 136 anni di attività e il massimo splendore toccato negli anni ’50 quando raggiunse gli 85mila metri quadrati tra le varie palazzine, che comprendevano anche l’attuale fabbricato, unico rimasto in pieni, che era l’ex mensa, conclusa nel 1958 e nata per ospitare duemila operai. L’immobile conta cinque piani, con ingresso sulla via Carli e con ulteriori accessi secondari.

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Dagli anni ’70 il sito è gradualmente caduto nel dimenticatoio. Da fuori si nota l’imponente mole, con quasi tutti i vetri rotti o comunque danneggiati. La fabbrica è stata, ed è tuttora, nonostante alcuni sbarramenti, meta di vandali che hanno imbrattato ogni superficie rimasta. Potremmo definirlo senza mezzi termini il tempo dei writer, tanti sono i graffiti colorati impressi in tutti ambienti.
Dentro lo spettacolo è desolante, scritte e vernice sui muri, bombolette dimenticate in vari angoli, ancora qualche vecchio mobile semi distrutto. E poi assi di legno, pezzi di ferraglia, immondizie e in alcuni punti l’edera ha pure invaso i locali. Su tutto infiltrazioni, mattoni sollevati, calcinacci e infissi caduti.

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C’è anche un vecchio ascensore pieno di ruggine. I pochi segni del passato si intravedono nei pannelli dedicati probabilmente ai turni dei dipendenti o nella scritta segnata sul pavimento CRDA 1958, anno in cui la mensa è stata ultimata. Fa strano pensare che nel pieno dell’attività qui ogni giorno entravano ben 2mila persone.

Nel 2005 si legge di un tentativo di vendita all’asta a due milioni e mezzo di euro, dopo il mancato accordo con il Ministero delle Finanze, che aveva manifestato un iniziale interesse all’acquisto. Ma di quell’asta, o di ulteriori tentativi, emergono ben poche notizie successivamente.
Di recente si legge che l’immobile è stato inserito nel piano delle alienazioni del Comune di Trieste. E lì è rimasto.

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Attualmente versa in condizioni davvero precarie, servirebbe in primis una messa in sicurezza generale di accessi e struttura, per evitare crolli o scongiurare il continuo via vai, spesso di ragazzi, segnalato a più riprese.
La scritta che appare fuori dall’ingresso (impressa anche questa con una bomboletta spray) sembra quasi avvertire in qualche modo la pericolosità del luogo: “chi entra non esce”…..

Villa Hagginconsta – Trieste

E’ un’immensa dimora storica con parco a pochi passi dal centro, attualmente in disuso. Villa Haggiconsta si trova in viale Romolo Gessi e grazie a una persona che stava facendo un sopralluogo nel palazzo, abbiamo avuto accesso ai vari ambienti.

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Fino al 2008 ha ospitato il centro diurno di edizione motoria Cem, ma anche alcune realtà associative di Trieste, poi è stata chiusa. Già dall’esterno si intuiscono i grandi spazi presenti e le potenzialità di questo palazzo, immerso nel verde, in una zona tranquilla ma centrale.
Venne costruita nel 1889, su progetto dell’architetto Ruggero Berlam, commissionata da Giorgio Haggiconsta, ricco possidente di origine greco-russa e prevedeva l’ edificio padronale, la scuderia, una rimessa, la lavanderia, le serre e un giardino all’inglese. Come si legge poi sul sito del Comune di Trieste “L’edificio principale, in stile eclettico con rimandi all’architettura italiana del Cinquecento, presenta una pianta ed una composizione dei volumi mosse ed asimmetriche ma equilibrate nell’insieme. Sul lato principale si distinguono tre corpi in altezza decrescente con una torretta che domina il complesso”.

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Alla morte dei proprietari venne acquistata da un privato e ceduta al Comune. Negli anni ’70 passò poi alla Regione con comodato d’uso sempre al Comune, che poi ne divenne proprietario. Chiuso da diversi anni l’edificio non versa in condizioni ottimali. Nel 2010 il restauro necessario fu stimato in 4 milioni di euro, quasi l’intero valore immobiliare.
Senza una manutenzione adeguata dal 2008, come purtroppo accade per molti edifici pubblici abbandonati in provincia senza un controllo e interventi costanti, la villa ha lentamente caduto al tempo e alle intemperie. In particolare sono stati ingenti i danni causati dall’ondata di gelo nel 2012 che ha messo fuori uso l’impianto di riscaldamento e allagato la dimora.

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Entrando lo scenario è quello di un deposito di cianfrusaglie varie, mobili rovinati, oggetti vecchi e dimenticati, qualche angolo sembra sia stato utilizzato come giaciglio. Emergono molti segni del passato, degli inquilini che utilizzavano i vari ambienti e probabilmente sono stati preziosi per il mantenimento in salute, per tanti anni, dello storico palazzo. Ci sono pure documenti, carte, libri, e ancora alcune attrezzature per disabili ormai inutilizzabili. Il tutto accompagnato da polvere, calcinacci e apparenti infiltrazioni.
Lo scorso anno Il Piccolo aveva documentato lo stato di degrado in cui versava il sito, ma nulla è stato fatto, tanto che, sempre lo scorso anno, era possibile anche osservare in pieno giorno persone che scavalcavano muri e recinzioni del comprensorio.
Spesso, riferendosi al passaggio di villa Hagginconsta da Regione a Comune, qualcuno l’ha definito un “regalo scomodo” e pare proprio sia così.

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