Ex caserma Zucchi di Chiusaforte

Arriviamo a Chiusaforte in una giornata afosa, almeno qui il caldo è meno intenso rispetto alla costa triestina. Sappiamo che in questa zona ci sono varie caserme, alcune molto grandi, che per anni sono state al centro della vita dei vari paesini. Qui i militari erano di casa, frequentavano bar e altri locali in libera uscita, molti dei quali sono stati chiusi quando i movimenti si sono azzerati, con la dismissione delle varie strutture.

La prima che decidiamo di osservare da vicino è la caserma Zucchi di Chiusaforte. Prendiamo la strada centrale, la seguiamo con l’auto, non ci serve capire come si entra perché la strada conduce direttamente all’interno del comprensorio, non ci sono sbarramenti o segnali. Parcheggiamo l’auto e ci troviamo immersi in un silenzio surreale. Eppure qui un tempo c’ era un via vai costante.

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Inaugurata nel 1965 è stata per anni il fulcro del paesino, per costruirla inizialmente era stato deviato in parte il fiume vicino per avere abbastanza spazio a disposizione. Aveva una capacità di oltre 1500 posti letto e una presenza costante di militari che per decenni si sono alternati all’ interno dell’ampio comprensorio, di circa 70mila metri quadrati. La caserma è stata ricostruita in gran parte nei primi anni ’80, dopo il terremoto e poi chiusa definitivamente nel 1995. Ora è abbandonata per la maggior parte dello spazio, fatta eccezione per una palazzina, utilizzata per eventi culturali, e un’area all’aperto, una sorta di deposito comunale. Nel 1996 ha ospitato una mensa per le persone in difficoltà a causa dell’alluvione che aveva colpito la zona. Originariamente c’era anche un ampia sala utilizzata come cinema e teatro per i militari della caserma. Non abbiamo fatto le foto ma poco lontano della caserma ci sono le palazzine per gli ufficiali costruite negli anni ’80 e ora completamente abbandonate, sono interi condomini. Come per altre caserme in tutta Italia sul web sono circolate ipotesi di riconversione completa mai avvenute. Restano su internet le notizie di come negli anni ’80 fosse una delle caserme più complete, moderne ed efficienti del settore alpino. Attualmente è di proprietà del Comune di Chiusaforte.


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Per quanto riguarda la palazzina tuttora in uso, Marco Basilisco ci scrive “Grazie al comune di Chiusaforte, l’associazione Friuli Storia Territorio, con la collaborazione dell’ASSFN-E e del REST, ha allestito un piccolo museo dedicato alla guerra fredda e al Battaglione Alpini Cividale nell’ex palazzina spaccio della caserma Zucchi di Chiusaforte. Il museo, probabilmente il primo di questo genere in Italia, allestito da appassionati e collezionisti, si propone come valida alternativa all’abbandono di queste strutture. Per il momento si tratta di un piccolo museo, ma con il tempo speriamo possa crescere”.

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La parte esterna che non risulta abbandonata è un deposito, si notano infatti molti segnali stradali, insegne, giochi per bambini forse di qualche parco pubblico ormai fuori uso e poi cumuli di legna tagliata e altre attrezzature. Una parte del verde in realtà è dimenticata, qui appaiono tracce del passato della caserma come lampioni o vecchi pezzi arrugginiti la cui destinazione originale è difficile da campire. Proseguono incontriamo le palazzine principali, tutte completamente sbarrate. Ci sorprendono due enormi murales dipinti sulle facciate, che coprono anche infissi e finestre. Bellissimi. Arriviamo nel piazzale principale e notiamo in fondo l’unico edificio aperto, con la porta semi distrutta. Dentro tutto vuoto, vetri rotti, segni del passaggio di vandali e solo i vecchi bagni ancora intatti.

Torniamo a riprendere l’auto e passiamo davanti all’ingresso principale, dove notiamo un grande gazebo ormai completamente ricoperto dal verde, per il resto ancora silenzio totale, in questo angolo stretto tra i monti, che un tempo era una piccola città viva e vivace.

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Un anno di Triesteabbandonata

Sono una cinquantina i siti che Triesteabbandonata ha mappato in un anno, in parte sono ancora nei nostri archivi, pronti ad essere svelati. Tra stupore e rabbia, per sprechi senza fine, vi abbiamo mostrato caserme, scuole, fabbriche, impianti sportivi, alberghi, discoteche e non solo, abbinando sempre splendide foto a ricerche storiche e aggiornamenti.

Il nostro viaggio nei ben abbandonati è partito da bagno della Polizia di Muggia in un’afosa giornata estiva, una struttura che un tempo era meravigliosa, uno stabilimento affacciato sul mare, con piscine e una palazzina che ospitava ristorante, bar, solarium e altri spazi per la gente. Tutto abbandonato da decenni, andato all’asta più volte senza successo. Vi abbiamo poi raccontato dell’ex cotonificio Olcese, grazie ad alcuni scatti e a un giro effettuato con l’allora direzione dell’Ezit all’interno della struttura, una fabbrica che un tempo lavorava a pieno regime con quel cotone che tuttora permane sulle pareti di un comprensorio enorme, per il quale dovrebbe partire un progetto di riuso, anche se finora i lavoro non sono iniziati. Poco lontano su via Caboto vi abbiamo fatto scoprire un’ex fabbrica abbandonata dall’architettura splendida, con una volta aperta su un ambiente che un tempo ospitava una grande officina, dove arrivavano anche i binari del treno. Difficile reperire in questo caso informazioni precise sul passato e sulla sua attività, ma le foto sono straordinarie. Ci siamo poi spostati a Opicina per ampi reportage sull’ex Hotel Obelisco, enorme albergo simbolo del degrado da anni a Trieste ormai semi distrutto, che si affaccia sul golfo e che comprende anche un vasto comprensorio sportivo con tanto di piscina olimpionica ormai diventata uno stagno. Restando sull’altipiano ci siamo diretti a documentare l’ex caserma e l’ex valico confinario di Gropada. La caserma in particolare ci ha sorpreso parecchio. Colpita parzialmente da un incendio conservava ancora tanti documenti riferiti a un vecchio archivio dell’Area Science Park, lasciato lì dopo il rogo. Sempre a Gropada ci siamo imbattuti per caso nell’enorme scuola abbandonata Kajuh, la prima di una lunga serie di edifici scolastici che avremmo incontrato nel nostro cammino, una scuola di inizio secolo, con un bel giardino dove si notava ancora il parco giochi dimenticato e dove i vandali erano già entrati come mostrava una finestra rotta. In precedenza avevamo fatto tappa in realtà in un’altra scuola, quella di via Fianona, anche questa tempio del degrado e caduta nel dimenticatoio, utilizzata come dimora dai senzatetto.
Ci è sembrato di piombare in un film di Indiana Jones a Bagnoli della Rosandra, dove il paese è dominato dalla grande cava abbandonata.
Abbiamo deciso poi di effettuare la nostra prima trasferta fuori città e Triesteabbandonata in tour si è spostata a Monfalcone, per dare un’occhiata all’Hippodrome, la discoteca tanto amata anche da molte generazioni di triestini. La demolizione pareva imminente ma tuttora il locale è ancora in piedi e in pessimo stato.
In uno dei parchi pubblici di Trieste vi abbiamo mostrato poi il desolante epilogo di Villa Cosulich, dimora storica, devastata a più riprese da vandali e incendi dolosi, che sta cadendo letteralmente a pezzi. Abbiamo fatto anche una puntatina al villaggio del pescatore per alcuni edifici non degni però di particolare nota. Quello che invece ci ha lasciato senza fiato è l’ex caserma Monte Cimone, una vera e propria cittadina dimenticata, al pari dell’ex caserma Dardi, comprensori immensi, che potevano sicuramente essere riutilizzati in vari modi e invece sono fermi da vent’anni o più. Sembravano uscite da uno scenario post apocalittico invece le ex case dei lavoratori della ferriera, dove la vita si è fermata improvvisamente, sotto una fitta coltre di polvere nera.
Ci siamo poi concessi un’altra trasferta, questa volta a Lignano, per raccontare il triste destino di un maxi tempio del divertimento, il Mirò, discoteca molto conosciuta e ormai abbandonata e in parte danneggiata. Rientrando sulla strada ci siamo imbattuti nel Bowling Las Vegas, tra birilli e parecchi topi. Su segnalazione di alcuni cittadini a Trieste siamo andati alla ricerca dell’ex caserma di Draga Sant’ Elia, edificio vuoto e chiuso, piuttosto integro, circondato dal verde, che ci ha permesso di imbatterci nell’ex stazione dei treni di Draga Sant’Elia, ottimo set per un film dell’orrore.
Altri due edifici scolastici ci aspettavano nelle settimane successive, la scuola di Caresana, un edificio piccolo, in condizioni discrete e inspiegabilmente vuoto, e la scuola di Santa Croce, dove invece restano in piedi solo i muri perimetrali e dove il resto è solo un infinito cumulo di macerie, dovute a un incendio piuttosto grave che ha causato danni ingenti e cedimenti, compreso l’intero tetto.
Storie e vicissitudini particolari poi per gli ex Magazzini Ruffoni, comprensorio molto ampio che in pochi conoscono.
Ci ha incuriosito successivamente anche l’ex cinema Chiadino a San Luigi, dove abbiamo curiosato da qualche finestra rotta e da un giro esterno, mentre sempre su segnalazioni di diverse persone abbiamo anche descritto la situazione di Villa Engelmann, un’altra dimora storica tristemente lasciata in condizioni pessime.
Uno dei rari beni per cui è in atto un recupero in questo momento è l’ex fabbrica Sadoch, chiusa da anni, che si prepara a diventare una palazzina con appartamenti di edilizia agevolata. Incredibile lo spreco che caratterizza l’ex casa di riposo Don Marzari, dove sono state dimenticate strutture per disabili e decine di letti che sicuramente potevano essere donati o riutilizzati, stessa cosa per Villa Hagginconsta, meraviglioso spazio inspiegabilmente chiuso al quale abbiamo avuto accesso grazie a un dipendente del Comune.
Sul fronte degli hotel abbandonati vi abbiamo descritto a Sistiana l’imponente Hotel Belvedere e qualche mese dopo abbiamo denunciato la terribile situazione in cui versa l’ex motel Agip di Duino, utilizzato ora da sbandati e senzatetto.
Affascinante la storia dell’ex teatro filodrammatico, che si trova in pieno centro cittadino e dove abbiamo curiosato per quanto possibile, e non lontano dal cuore della città resta ancora in bella vista l’ex fabbrica macchine, anche questa al centro in passato di tanti progetti mai decollati, al pari dell’ex stazione dei treni di Rozzol Montebello, che sarebbe dovuta diventare un albergo.
Ci siamo concessi una nuova trasferta poi in Veneto, per parlarvi di alcune discoteche chiuse. Solo qualche immagine dell’Aida a Jesolo mentre ci siamo soffermati sull’ex Caribe di Bibione, reso inagibile tempo fa un vasto incendio che ha causato il conseguente sfacelo del locale. Ancora fuori Trieste poi per le ex piscine di Grado nel Parco delle Rose, spazio diventato a disposizione solo di parecchie zanzare.
Rientrati a Trieste abbiamo fatto una tappa veloce ad Aquilinia, per ricordare la vicenda dell’ex macello, più volte andato all’asta, che doveva diventare un enorme condominio Ater, e quella dell’ex caserma della Gdf, anche questa con un progetto mai avviato.
L’ultima trasferta in ordine di tempo è quella che vi sveleremo a breve ma altri siti abbandonati sono ancora fermi nel nostro archivio….e le sorprese non mancheranno.

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Ex caserma GDF Aquilinia – Muggia

L’ex caserma della Guardia di Finanza di Aquilinia, a Muggia, a un primo sguardo sembra una vecchia casa abbandonata, affiancata da un giardino talmente folto da non capire dove finisca. In realtà è una palazzina di 900 metri quadrati che ospitava appunto una caserma a due piani, abbandonata da una ventina d’anni e finita in uno stato di evidente degrado.
L’ingresso principale, un po’ a sorpresa, si affaccia su una stradina sterrata e non su quella principale, che sale su Aquilinia, verso il campo di calcio, la scuola e la parte più alta del colle. Da qualche piccolo dettaglio scopriamo il portone, che è interamente coperto dall’edera e blindato, così come tutte le finestre del pian terreno, nonostante molti vetri siano stati distrutti. I danni più gravi, ci spiega un residente, sono stati causati in tempi piuttosto recenti da un enorme albero crollato sul tetto, che ha determinato cedimenti e infiltrazioni nella parte retrostante della palazzina. E’ qui che si scorge qualche stanza dai vetri, dentro è tutto vuoto, l’unica finestra sbarrata ma aperta è il bagno, dove si nota una fila di lavandini intatta.

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Almeno qui, a differenza di altri siti, sembra che non ci siano stati atti vandalici, anche perché appare piuttosto chiaro come l’ex caserma sia completamente vuota, oltre al fatto che è circondata da villette e in una zona dove il via vai è continuo.

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Dopo anni in disuso, nel 2009 viene annunciato un progetto di recupero, dopo un sopralluogo effettuato dal Comune di Muggia. L’ex caserma sarebbe dovuta diventare un centro diurno per anziani, dotato di strutture per la fisioterapia a disposizione di tutti, con una sistemazione generale dell’edificio, che sarebbe passato da 900 a 1200 metri quadrati grazie all’aggiunta di un ulteriore piano. Nel sito sarebbe stato curato il giardino e inserito anche uno sportello comunale e uno bancario. Secondo gli assessori dell’epoca, come appare in un articolo sul Piccolo, i lavori si sarebbero dovuti concludere entro i primi mesi del 2010……… Ovviamente, come si nota dalle foto, è emerso qualche intoppo, perché sono passati 7 anni dall’annuncio del progetto imminente e nulla è stato fatto.

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Intanto la vegetazione ha divorato ogni angolo e gli agenti atmosferici hanno procurato danneggiamenti seri all’edificio. Alcuni infissi e vetri sono caduti, così come tegole e una parte della copertura, come si nota anche dalla strada. Probabile che un recupero allo stato attuale sia piuttosto oneroso e come per tanti altri beni in cui ci siamo imbattuti, caserme in particolare, ci si chiede come mai non sia stato possibile un riutilizzo immediato. Ennesimo spreco.

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Ex piscine Parco delle Rose – Grado

L’ex piscina di Grado, all’interno del Parco delle Rose, è stata per anni un punto di riferimento per il divertimento di tantissime famiglie. Si poteva utilizzare gratuitamente, con il solo biglietto di ingresso a parco e spiaggia ed era un luogo molto apprezzato. L’accesso era situato accanto all’ “ingresso terme”, a pochi passi quindi dagli edifici che occupano il complesso termale. Le piscine erano due, la vasca principale, per tuffi e nuotate, dove d’estate venivano organizzati anche corsi di nuoto e gare per adulti e bambini, e la vasca più piccola, con l’acqua bassa, dedicata soprattutto ai bambini. Alle vasche si accedeva attraversando un tunnel di docce, obbligatorio per tutti. Completava l’area un bar con tavoli, sedie e videogiochi, un piazzale dove poter prendere il sole e una palazzina divisa in diversi ambienti, utile per le attrezzature di manutenzione della piscina stessa, ma anche come deposito per le altre necessità del parco.

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Il sito attualmente versa in uno stato di forte degrado. La recinzione in diversi punti è stata divelta, con il risultato che dentro le incursioni di vandali sono piuttosto evidenti. Nella vasca principale, trasformata in uno stagno verdastro, è stato gettato di tutto, si intravede un lavandino, staccato chissà da dove, una panchina e altri oggetti, insieme a parecchi rifiuti. La vasca più piccola invece è stata invasa dal verde, così come molte parti comuni, dove la pavimentazione con le piastrelle è ormai totalmente nascosta. Tra i punti più desolanti dell’area due vecchie consolle di videogiochi, un tempo probabilmente molto amati, ormai fatti a pezzi da vandali e intemperie. Accanto c’è il bar, anche questo mal messo, così come la palazzina centrale, come si intuisce facilmente a un primo sguardo anche dall’esterno. I segni dei bivacchi, anche recenti, sono numerosi.

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Come mai una struttura così ampia, gratuita e ben organizzata è inutilizzata da anni? Due le ipotesi che circolano, la prima è che sia stata chiusa dopo l’apertura del Parco Acquatico, costruito all’interno del Parco delle Rose, con piscine, scivoli e spazi nuovi e moderni, la seconda è che sia diventata inagibile, a causa di strutture datate e forse non più a norma, con conseguenti lavori troppo onerosi da sostenere.

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Spesso le persone sbirciano dentro la recinzione e discutono sulla situazione. Qualcuno dice che sarebbe bello poterla recuperare, destinandola magari a centro sportivo, con lezioni di nuoto, acquagym e tuffi, altri, visto le condizioni attuali, suggeriscono di interrare tutto e realizzare un prolungamento del grande parco giochi poco distante, altri ancora pensano sia necessario semplicemente demolire tutto e pensare a nuove proposte.

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Ex macello Aquilinia – Muggia

L’ex macello di Aquilina a Muggia, di proprietà del Comune di Trieste, è abbandonato da anni. Occupa una superficie complessiva di oltre 7mila metri quadrati, divisi tra edifici e spazi all’aperto. Messo all’asta varie volte, la prima nel 2007, per un prezzo di oltre 2 milioni di euro, scesi negli anni seguenti, non è mai stato acquistato. Nel 2009 è emerso un progetto per realizzare nell’area un complesso Ater da una settantina di appartamenti, mai decollato. Quest’anno il comprensorio, che necessita di bonifica a causa dell’amianto presente, è stato valutato 1,5 milioni di euro e inserito nel piano di alienazione del Comune di Trieste per i prossimi anni, entro il 2018.

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Ma facciamo un passo indietro. Tra carte e documenti è difficile trovare la data esatta della dismissione della struttura, che è stata completamente svuotata ma ancora non bonificata e tuttora, secondo alcuni articoli emersi, conterrebbe amianto. Le prime notizie reperibili si riferiscono al 2007, quando tra gli avvisi d’asta del Comune di Trieste emerge che l’ex macello è stato messo in vendita al prezzo base di 2.370mila euro. Asta deserta.

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Nel 2008 viene messa online sulla retecivica una scheda esaustiva sulla struttura. “Trattasi di un comprensorio, completamente recintato, in lieve pendenza, con accessi diretti dalla pubblica via costituito da edifici con strutture portanti in c.a. e tamponamento in muratura adibiti a stallaggio, macellazione, uffici, abitazione custode e cabina elettrica circondati da un ampio piazzale asfaltato. L’immobile è ubicato in prossimità dell’abitato di Aquilinia e confina a nord ed a ovest con la pubblica strada, a sud con una zona residenziale caratterizzata da edifici mono e bifamilari con relativi giardini di pertinenza e ad est con una vasta area facente parte del comprensorio dell’ex raffineria “Aquila”; la zona è ben servita da mezzi di trasporto urbano che la collegano sia con Muggia che con Trieste, nel mentre risulta carente in merito alla presenza di locali commerciali; lo stato di manutenzione e conservazione è ovviamente insufficiente in considerazione del protratto inutilizzo dell’impianto. Nel corso del sopralluogo inoltre è stata ipotizzata, considerate le tipologie costruttive dell’epoca, la presenza di una certa percentuale di fibre d’amianto nelle isolazioni delle tubature dei locali tecnologici e per tal motivo, nel corso della successiva valutazione, verrà tenuto conto in via prudenziale e di massima (non essendo state esperite analisi di laboratorio) di un importo presuntivo per la relativa bonifica”. Sempre nel 2008 ecco una nuova asta, questa volta il prezzo parte da 1,6 milioni, con un ulteriore ribasso rispetto alle precedenti tornate: 2,370 milioni la prima e 2 milioni la seconda asta. Niente ancora.

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Nel 2009 la svolta, l’Ater vuole realizzare nell’area dell’ex Macello una cementificazione di 28mila metri cubi, con una settantina di appartamenti, che però potrebbero aumentare fino a un centinaio. Gli abitanti della zona manifestano preoccupazione e contrarietà al progetto, per un impatto troppo invasivo, in un’area caratterizzata soprattutto da casette. Ma le lamentele non vengono ascoltate e pare che l’iter vada avanti.
Nel 2010 viene firmata la convenzione fra il Comune di Muggia, il Comune di Trieste e la stessa Ater, in seguito alla quale quest’ultima potrà acquistare l’area dal Comune di Trieste. Viene annunciato che si procederà con due lotti, con i primi lavori che si concluderanno nel 2014. Poi mistero, tutto si ferma.
Il progetto sembra arenarsi e non se ne parla più. Fino al 2011 quando l’ex macello spunta tra i beni che il Comune di Trieste vuole mettere in vendita per far cassa e si riparla del progetto Ater.
L’ultima notizia infine è di qualche mese fa, quando il Comune di Trieste annuncia che l’ex macello, valutato ora 1,5 milioni di euro, farà parte delle alienazioni del Comune, dei beni quindi che si tenterà (di nuovo) di vendere.

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