Villa Frommer – Gorizia

E’ incredibile quanti edifici abbiamo incontrato nel nostro cammino caduti in rovina dopo un incendio. Fabbriche, tante scuole e come questa volta anche ville storiche. Sarà perché dopo un rogo i danni sono quasi sempre ingenti e le fiamme causano anche crolli e problemi strutturali pesanti. E così è accaduto pure per Villa Frommer, dimora storica ora rifugio diroccato per senzatetto.
Il palazzo si trova in mezzo a un giardino aperto, a Gorizia, poco lontano da un parco giochi, un’ area dove vediamo gente passeggiare e andare in bicicletta. Accanto a quel che resta della casa ottocentesca spuntano bivacchi recenti e la rete che tenta di delimitare l’edificio è stata danneggiata in più punti. La villa è stata costruita nel 1850, abbandonata dopo un incendio che ha costretto gli inquilini a lasciare la palazzina, caduta in rovina. Lo scorso anno un gruppo di volontari ha ripulito il parco, che in una parte però risulta ancora un bosco intricato.

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Da un lato appare un divieto di accesso, ma scopriamo che non è così, perché dal lato opposto, che confina con un parco giochi, l’accesso non indica nessun limite, in più la gente attraversa il parco in continuazione, quasi nessuno si ferma però accanto al rudere, anche per la quantità incredibile di zanzare presenti. Su un fronte della casa inoltre la fitta vegetazione nasconde resti anche recenti di persone che probabilmente qui bivaccano.

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L’antica dimora venne costruita nel 1850 dai fratelli Frommer, venduta poi al conte Guglielmo Coronini. E’ stata abitata fino al 1990, quando un incendio ha colpito la struttura, finita da allora in un lento abbandono. Si notano ancora tracce della vita passata. Tra la boscaglia si vedono dentro ormai solo muri e pezzi cadenti, il soffitto e i solai non esistono più, spunta però qualche antico fregio, e poi bici arrugginite, una vecchia carrozzina, cumuli di calcinacci che nascondono vestiti e qualche residuo di mobile e pure un’automobile.

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Nel 2013 sul Piccolo si legge: “Di proprietà della Fondazione Palazzo Coronini-Cronberg dal 1990, al momento del rogo ospitava 16 famiglie. Da un giorno all’altro, 31 persone si sono ritrovate senza un tetto sotto cui vivere e da allora nulla è stato più fatto per recuperare la villa o il parco.
Intorno a questo luogo si sono ipotizzati molti progetti, ma per mancanza di finanziamenti poca è stata la sostanza. A monte è andata l’offerta avanzata all’allora Iacp (oggi Ater) per farne alloggi popolari e neppure l’ipotesi Casa dello studente ha mai preso corpo. Negli ultimi due decenni gli unici ad aver usufruito di questi spazi sono stati i clandestini che hanno attraversato il confine prima dell’ingresso della Slovenia nella Ue e gli sbandati che qui hanno trovato – e ancora trovano – un rifugio lontano da occhi indiscreti. Di queste presenze rimangono nascosti nell’erba due bidoni ferrugginosi utilizzati per accendere il fuoco e tre padelle scrostate“.

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Lo scorso anno sempre il giornale parla di una bonifica, iniziata nel 2014, a cura di alcuni volontari che hanno ripulito la parte verde, che però parzialmente tuttora è utilizzata da senzatetto e sbandati, come dimostrano gli oggetti presenti dove la boscaglia è più fitta. Prima dei lavori di sistemazione di alberi ed erbacce, lo stato del parco era pessimo, tanto che la dimora risultava nascosta sia allo sguardo di chi passava per via Rocca, sia di chi si trovava in via del Monte Santo.
Dopo l’incendio gli interventi di possibile risistemazione erano stati considerati fin da subito troppo onerosi. Nel 2008 si è parlato di un interesse di un privato, per trasformarla in casa di riposo, un’idea mai concretizzata. E la villa è rimasta lì, spettrale, avvolta sempre più dal verde e oggetto di continui e inesorabili cedimenti.

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Ex stadio

Lo diciamo subito. E’ una delle strutture abbandonate che più ci ha sorpreso per la distruzione e per tutto ciò che è rimasto dimenticato qui, ma anche per le enormi potenzialità di uno spazio sportivo che avrebbe potuto ancora ospitare allenamenti, partite ed eventi.
Un impianto enorme, con tribune, locali annessi di vario tipo, oltre a una grande palazzina poco distante, che fungeva da sede, segreteria generale, foresteria e luogo di ritrovo. Tutto si trova in una situazione di distruzione pazzesca.

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Inaugurata nel 1979 , la struttura è stata chiusa nel 2005.

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Ora versa in totale stato di degrado, con atti vandalici ovunque, in spogliatoi, uffici, servizi e nella palazzina molto grande che serviva per la sede di varie attività. La devastazione è totale, il campo ormai è un immensa distesa incolta mentre tutti gli spazi interni sono stati distrutti. Nella sede in particolare rimangono mobili, centinaia di coppe e trofei, e migliaia di documenti dagli anni ’70 in su, molti dei quali si trovano anche in una stanza sotto le tribune.
Spuntano cimeli e montagne di carte che hanno resistito anche alle intemperie, in alcune stanze dove porte e finestre non esistono più.

L’emblema del degrado, appena varcata la soglia della sede, è una statua alta circa due metri, che raffigurava un giocatore di baseball intento a colpire la pallina. Le braccia sono state staccate e lanciate sul pavimento, la testa non esiste più e non si trova, così come la mazza, mentre tutto attorno c’è una distesa di piatti rotti, probabilmente si tratta di servizi interi, frantumati chissà per quale strano tipo di divertimento…E poi foto di squadre in posa, sorridenti, gagliardetti di ospiti che qui sono passati o hanno giocato, alcune accanto a quel che resta di un bar, prima parte di un’ampia sala che doveva rappresentare il cuore conviviale della grande sede.

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Sui social, dopo la pubblicazione delle nostre foto, si levano voci di protesta di chi avrebbe voluto recuperare oggetti e documenti, ma di fatto non ha potuto farlo. Non ha avuto accesso ad alcun locale.

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Le recinzioni sono state divelte, in tanti punti, gli atti vandalici sono stati segnalati fin dall’ inizio dell’abbandono e sono continuati senza sosta. Uno scempio difficile da credere, che ha cancellato una parte importante della storia dello sport . Se ci fossero stati controlli e una manutenzione di base, forse anche a distanza di dieci anni, qualcosa si sarebbe potuto recuperare. Allo stato attuale sembra molto difficile, se non impossibile. Ci troviamo tristemente davanti a un nuovo luogo abbandonato al suo destino e ancora senza un recupero stabilito.

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Ex caserma Bertolotti – Pontebba

L’ultima tappa del nostro viaggio tra i monti riguarda l’ex caserma Bertolotti di Pontebba, che si trova all’inizio del paese sul lato sud e ha una superficie di 38 mila metri quadrati. Di proprietà del Comune di Pontebba, è parzialmente usata come deposito di mezzi, ma gran parte degli edifici sono abbandonati e vuoti, intere palazzine a più piani. Anche qui si era fatto strada un progetto per un complesso commerciale e residenziale. Mai partito.
E’ l’ultima tappa della nostra trasferta nelle caserme della zona.

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Percorriamo la strada centrale del paese e ci troviamo proprio davanti all’ingresso principale. Il cancello è parzialmente aperto ed entriamo. Una volta varcata la soglia ecco l’edificio principale con l’enorme scritta Bertolotti. Decidiamo di iniziare l’esplorazione dagli edifici a destra, tre palazzine identiche, tutte con il portone distrutto e completamente aperto. Saliamo le scale, troviamo le stesse stanze in ogni piano, nei primi due edifici, dormitori, uffici, armerie e bagni, fortunatamente non ci sono atti vandalici evidenti, anche perché ormai è quasi tutto vuoto. Ci sorprendono in particolare tre stanze, con enormi dipinti alle pareti, una donna distesa e poi carte da gioco e note musicali, forse erano sale per lo svago. L’ultima palazzina su questo lato era invece destinata probabilmente proprio ad attività del tempo libero, c’è una sorta di locale di ritrovo, tutto in legno, una cucina e alle finestre sono rimaste ancora le tende.

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Attraversiamo il piazzale ed entriamo nell’edificio principale. Anche qui armerie, stanzoni ed uffici per vari piani, tutto vuoto, in uno stato ancora discreto nonostante i decenni di abbandono, nessuna manutenzione e diverse finestre aperte. C’è anche una parte più elevata, una sorta di piccola mansarda, dove qualcuno ha sollevato una porta per entrarci, ma anche qui non c’è nulla.

La caserma ha subito alcuni danni nel 2003 a causa dell’alluvione, era stata quindi in parte bonificata e rinforzato il vicino argine. Ci accorgiamo che il problema forse si è verificato anche in tempi più recenti, perché usciti e rientrati in una palazzina più bassa, proprio quella accanto al fiume, notiamo che il pavimento è composto da almeno 10 centimetri di fango seccato, che forma originali disegni e che riempie tutte le stanze. Ci sono ancora alcune targhette, qui trovavano posto alcuni magazzini, una mensa e un’ampia cucina. Fuori, verso l’argine, ancora ulteriori palazzine, sempre adibite a magazzini, in parte aperti, mostrano rifiuti, pneumatici e vecchi mobili abbandonati lì chissà da quanto e chissà da chi. Il piazzale invece e parte delle rimesse viene utilizzato dal Comune, ci sono cumuli di tronchi tagliati ordinatamente e mezzi di servizio allineati. Per il resto totale abbandonato.

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Sul web sono molti i militari che riportano i ricordi dell’epoca passata qui, alcuni cercano i compagni, tra gli anni ’70 e ’80, per poter riallacciare i rapporti. Solo pochissimi, ci raccontano, sono rimasti in queste zone dopo la leva, perché hanno sposato donne del posto.

Nel 2005 sul giornale.it si legge la testimonianza di un abitante della zona. «Eravamo tutti più giovani, nel 75 su 5mila abitanti, 3mila erano soldati. Chi stava qui era praticamente come in una prigione, Udine era infatti troppo lontana per andare e tornare nelle poche ore disponibili della libera uscita. Non restava che andare al bar e ubriacarsi. Da oggi hanno abolito la leva? Per noi non fa una grande differenza, di soldati non se ne vedono più da un pezzo. Se non fosse per gli alpini della Julia saremmo un paese fantasma». E’ così effettivamente è poi diventato.

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Ma come mai la Bertolotti, così nota e amata, tanto che qui sono state anche girate scene del film “Soldati, 365 giorni all’alba” è rimasta nell’oblio? Secondo il Messaggero Veneto del 21 maggio 2008, sarebbe potuta diventare un polo residenziale turistico ma si legge: “tutto però dipenderà dal futuro di Passo Pramollo. Se la nuova telecabina sarà realizzata infatti le ex caserme potrebbero diventare strutture molto appetibili, sia da un punto di vista commerciale che residenziale. Tra le proposte giunte all’amministrazione comunale infatti, c’è quella di trasformare la Bertolotti in un centro benessere o in un centro commerciale per la vendita in outlet dell’abbigliamento. . Non si capisce quale sarebbe il bacino di attrazione sul quale dovrebbe gravitare chi vuole benessere o moda a un prezzo conveniente. Certo è che ancora una volta le amministrazioni locali si trovano ad annaspare nel buio delle idee cercando miti di sviluppo improbabili. Come un comune come Pontebba possa “digerire” una struttura militare che misura quasi quattro ettari è davvero difficile da comprendere. Di sicuro non si capisce come il paese possa avere un centro commerciale capace di sopravvivere con il turismo invernale che come si sa non ha prodotto posti di lavoro nè a Sella Nevea nè a Piancavallo.

Il giornalista si poneva giustamente domande chiare. Un progetto forse inutile per la zona e così è stato, visto che nessuna idea ha successivamente preso il via…..

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Ex caserme Fantina e Zanibon – Pontebba

Dopo la caserma Zucchi, ci siamo spostati a Pontebba dove abbiamo scoperto prima la caserma Fantina, che risulta completamente chiusa, poco lontano ecco però alcuni ruderi e quel che resta dell’ex caserma Zanibon. Vogliamo capire la grandezza del comprensorio e ne percorriamo il perimetro, trovando la recinzione divelta.
A differenza di altre strutture della zona, sono poche le informazioni reperibili in questo caso, leggiamo comunque che in alcuni siti la Zanibon viene indicata come “quasi completamente demolita”, invece gli edifici in piedi ci sono ancora, anche se versano in condizioni pessime e con alcuni crolli evidenti. L’unico ancora utilizzato, dall’Ana (Associazione Nazionale Alpini), è il più grande, ma solo parzialmente. Tra le notizie in rete si trova anche un’ ipotesi del 2005 di trasformare la Zanibon in zona turistico-residenziale, per la realizzazione di strutture alberghiere e di residence. Progetto mai decollato.

CASERMA FANTINA

CASERMA FANTINA

Prima osserviamo comunque la Fantina dall’esterno, che dista solo pochi metri da un gruppo di villette. Ha una superficie di 8.000 mq, e tuttora conserva un muro perimetrale alto, con cancelli ben chiusi. Quello principale si affaccia sulla strada. Ma fino a qualche anno fa non era così. Sul web girano parecchie foto di persone che hanno trovato tutto aperto e quindi sono entrate. Sono immagini del 2009, che mostrano già un comprensorio danneggiato e in stato di degrado. E da fuori pare così. Nel tempo ovviamente la situazione è peggiorata e non pare ci sia in atto o in previsione qualche iniziativa di recupero o almeno parziale riutilizzo.

CASERMA ZANIBON

CASERMA ZANIBON

La nostra attenzione si sposta quindi alla Zanibon. Entrando dalla parte retrostante vediamo un lungo edificio basso, non ci andiamo, sembrano solo vecchi magazzini vuoti, prima di un enorme prato. Proseguendo ecco le prime palazzine, senza porte e in condizioni generali davvero pessime. La prima ha una parte del tetto e la grondaia crollata. Non esistono porte o infissi. Proseguendo troviamo alcuni spazi anche questi utilizzati probabilmente come magazzini e poi ci appare un edificio molto più grande, a uno solo piano anche questo, parecchio lungo. Esternamente notiamo delle scritte incise sull’intonaco, vanno dal 1980 al 1983. Difficile capire i messaggi, ma le date sono ancora molto nitide.

CASERMA ZANIBON

CASERMA ZANIBON

Dentro si susseguono stanzoni, uno dopo l’altro, probabilmente una prima parte di uffici, poi la grande cucina, dove il tetto è completamente crollato e la vegetazione cresce indisturbata. Poi altre stanze con grandi lavandini e ancora uno spazio immenso. Poi ricomincia un prato che porta alla palazzina principale, che in questo caso ha diversi piani, ma è recintata, come fosse staccata dal resto del sito. Facciamo il percorso a ritroso e torniamo sulla strada, per esaminare da fuori proprio questa palazzina. Arriviamo così davanti a un cancello e scopriamo che una piccola porzione è utilizzata dall’Ana, ma davvero piccola rispetto al resto dell’edificio che appare piuttosto malmesso.

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Tra Fantina e Zanibon anche in questo caso ci troviamo davanti a due enormi siti dimenticati al loro destino o quasi. Restano sul web le testimonianze di chi ha passato un pezzo di vita qui e ancora ricorda momenti piacevoli, tra il lavoro da militare e la pace di un’atmosfera un po’ isolata, in mezzo ai monti.

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