Ex ospedale psichiatrico – Trieste

Passeggiando tra strade, edifici restaurati e aree verdi, che comprendono anche un magnifico roseto, è difficile immaginare come una volta questo fosse un luogo di inclusione, chiusura, isolamento dalla città. Siamo all’ex ospedale psichiatrico di Trieste, una sorta di piccolo paese, dove trovavano posto i vari padiglioni. Sono una quarantina in tutto, con diverse funzioni, collegati dalla viabilità del parco, completamente chiuso all’esterno. Tra i vari edifici c’era il padiglione per le malattie contagiose, il dipartimento di salute mentale, i villaggi del lavoro, la Chiesa del Buon Pastore, la lavanderia, la mensa, il padiglione per i malati TBC, quello per gli uomini e le donne tranquilli, la centrale del riscaldamento, il teatro, il padiglione paralitici maschile e femminile, quelli per i malati agitati e semiagitati, quelli per le persone in osservazione e ancora la “villa paganti di prima classe”, le aree per amministrazione e direzione, l’ ospedale dei cronici, la legatoria e altre zone di ricovero.

L’ospedale, comunemente noto ora come “Ex opp”, è stato inaugurato nel 1908, all’interno del Parco di San Giovanni. Negli anni Settanta il comprensorio diventa un simbolo di cambiamento, grazie a Franco Basaglia e ai suoi collaboratori. L’ospedale e tutta la zona viene aperta alla città. Più tardi inizierà la trasformazione e il recupero di edifici e aree verdi. Attualmente ospita laboratori creativi, centri di formazione,uffici e servizi dell’azienda sanitaria oltre a tanti altri locali con diverse destinazioni. Restano ancora però diverse palazzine ancora in abbandono. Il parco ha un’estensione di 22 ettari.

Il primo giorno di agosto del 1971 Franco Basaglia è nominato direttore dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste dalla Giunta provinciale, il 24 gennaio del 1977 in una conferenza stampa annuncerà ufficialmente la chiusura. Uno dei primi interventi di restauro e riutilizzo a San Giovanni è stato quello avviato dall’Università di Trieste nel 1987 con la creazione di un nuovo polo, riguardava il recupero di cinque padiglioni da adibire a spazi per la didattica, la ricerca, laboratori, aule.

Ci dirigiamo in particolare proprio verso le palazzine dismesse e ancora in stato di degrado. La maggior parte sono chiuse, blindate. Quella che più sorprende è anche la più grande, che un tempo ospitava l’Ospedale dei Cronici, edificio molto vasto, murato nei piani più bassi, dove la vegetazione si è arrampicata senza controllo, raggiungendo il terzo livello, e dove un cantiere, aperto anni fa, giace dimenticato con tanto di container e attrezzature all’estero.

Più su invece, tra teatro e lavanderia, le recinzioni dell’ex mensa sono parzialmente divelte e dentro si scorge ancora qualche frammento della quotidianità del luogo, tra grandi vasche, forni, montacarichi, ganci per la carne e ancora alcuni mobili ormai semi distrutti. Il soffitto è crollato in più punti e il collegamento tra piano terra e primo piano mostra una scala ormai sepolta da detriti e boscaglia cresciuta.


Si procede poco alla volta in questo ex ospedale psichiatrico, risistemazioni una dopo l’altra, che hanno conservato l’architettura originale, anche se i segni del passato, restano ancora evidenti.

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