Villa Hecht

In mezzo a condomini e case storiche nella zona di via Ginnastica a Trieste, si trova Villa Hecht, ex sede delle scuole superiori Max Fabiani e Galilei, da tempo dismessa, è di proprietà della Provincia che si prepara a cederla a privati con una formula annunciata qualche mese fa. (qui l’articolo http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/02/08/news/villa-hecht-diventa-merce-di-scambio-1.12924699).

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La dimora ha 1400 metri quadrati e 3300 di parco. Dal 2001 viene messa all’asta quattro volte, prima con una base di due milioni di euro, senza successo. Un nuovo tentativo viene effettuato a 1,8 milioni, ma il ribasso non attira comunque nessun potenziale acquirente. Si prova a piazzarla anche successivamente, per due volte, scendendo ulteriormente fino a un milione e mezzo di euro circa. Niente. La stima attuale è di un milione di euro.

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Era la residenza del console di Svizzera, prima di diventare una scuola nel 1954 dopo l’acquisizione da parte del Demanio e la cessione poi alla Provincia. È stata prima la sede di un istituto femminile negli anni ’60, poi del Max Fabiani e infine la succursale del Galilei. Del liceo scientifico resta ormai solo la targa, intatta, collocata accanto al grande cancello che consentiva l’ingresso al comprensorio.

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L’immobile si trova alla fine di una stradina molto stretta. La villa è circondata da un giardino incolto, con alberi secolari e un groviglio di rami, piante e cespugli diventato sempre più fitto negli ultimi anni. Tutto attorno un muro, con tanto di filo spinato, chiude la proprietà, che confina con altre case storiche. La condizioni attuali, valutabili solo dall’esterno, non sono ottimali, considerando lo stato di abbandono prolungato. Si notano chiaramente molte finestre aperte, con infissi rovinati e vetri rotti. L’intonaco è crollato al suolo in più punti, e dentro, anche se è stata svuotata, è probabile che la scuola sia stata visitata come spesso accade dai vandali. Peccato per questa dimora splendida, che rappresenta, come altre ville dell’ 800 e ‘900, un pezzo di storia della città.

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Ex polveriera Montebello – Trieste

Un luogo dimenticato da decenni, dove la vegetazione è cresciuta, divorando i fabbricati presenti, dove sentieri e stradine poco alla volta si sono quasi cancellate, e dove molti muri in mattoni sono crollati.

Siamo su un colle a Trieste, c’è una  vista splendida che spazia sulla città e tanto verde, che nasconde quelli che un tempo erano vecchi depositi di munizioni, ormai in disuso. Si tratta dell’ ex polveriera di Montebello, ceduta parecchi anni dal Demanio al Comune di Trieste e rimasta così. La recinzione divelta in più punti fa sì che ci si trovi direttamente nel perimetro, un tempo sorvegliato, da un sentierino in mezzo a rovi e sterpaglie. Nei primi anni 2000 si ipotizzò di creare qui un nuovo canile e il primo cimitero per animali della città. Progetti mai decollati.

I depositi sono in realtà spazi con ampie coperture in lamiera, alcune conservano ancora l’ingresso e il retro, protetti un tempo con mattoni e cemento, quasi ovunque crollati. Ci imbattiamo anche in un enorme groviglio di filo spinato e in una struttura che pare un container vuoto, protetto da un muro. L’unico edificio esistente è nella parte bassa della vastissa area, è chiuso, blindato. Poco distante anche a una torretta, questo sito infatti fino a qualche anno fa veniva costantemente sorvegliato. Da qualche anno è in atto una convenzione tra il Comune di Trieste e l’associazione Nord Est 4×4, che utilizza l’area per i percorsi dei fuoristrada e che effettua anche interventi di manutenzione. Sono loro a precisare che la pulizia, anche del verde, avviene costantemente, il nostro sopralluogo risale a un momento dell’estate a cui è seguito un puntuale intervento di risistemazione.

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Il degrado…di Grado

Qualche mese fa ci siamo recati a Grado, località turistica molto amata in Friuli Venezia Giulia, ma non esente da edifici abbandonati e in stato di degrado.
Il primo in cui ci siamo imbattuti è un ex hotel, e più precisamente l’ex albergo Uliana, piccola struttura ricettiva che un tempo aveva anche il bar aperto al pubblico e uno spazio all’aperto. Chiuso ormai da diversi anni, divorato dal verde e con parecchie finestre rotte, era balzato agli onori delle cronache negli anni ’80 perché qui vi aveva soggiornato Vallanzasca, prima della cattura, ovviamente utilizzando documenti falsi.

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Spostandoci in altre zone abbiamo trovato diversi locali dismessi e lasciati a loro destino, qui sotto vedete una cucina di un luogo da parecchio tempo abbandonato, tutto attorno rifiuti, escrementi di topo, avanzi di cibo e alcune zone completamente allagate.

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Abbiamo notato poi un chiosco, che faceva parte di un’area piuttosto amata dai turisti e molto frequentata, chiusa da una decina di anni. Resta solo qualche cartello a ricordare l’attività di bar, sedie rotte, tutto rovinato, da vandali e da agenti atmosferici.

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Infine uscendo dal centro abitato abbiamo trovato un ex ristorante pizzeria, un edificio a due piani anche questo chiuso da una decina di anni. Mancano intere pareti finestrate sulla facciata principale. Sbirciando da una finestra è ancora possibile vedere il forno, dove venivano cotte le pizze.

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La “casa degli gnomi” – Trieste

Un’abitazione privata, ormai da tempo violata, meta di vandali e di bivacchi improvvisati, come si nota dalla quantità di bottiglie e altri rifiuti presenti all’interno. Ci troviamo sull’altipiano carsico, a Trieste.

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L’abbiamo soprannominata “casa degli gnomi” questa piccolissima casetta, nascosta nel verde a pochi passi dal Sincrotrone, a Basovizza. Porte e finestre rotte, uno squarcio sul muro dal quale si nota una minuscola zona giorno, un bagno e una botola che porta al piano di sopra. Si trova da parecchi anni in queste condizioni, sembra davvero una casa delle fiabe..

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Dentro immondizie di vario tipo e segni che persone si sono introdotte a più riprese. Alcune scritte sui muri interni sono datate 2013 e 2014, segno che almeno da un paio d’anni non c’è nessun controllo, ma è già da prima che versa in condizioni di degrado. Da una finestra aperta si nota un angolo cottura – caminetto, una piccola botola che si apre sul pavimento, forse usata come deposito, e una che si apre sul soffitto, che conduceva al piano di sopra probabilmente attraverso una scala che non c’è più. L’immobile è immerso in una fitta boscaglia, ma si trova solo a pochi metri da stradine e sentieri molto frequentati da chi ama passeggiare, correre, andare in bici o portare a spasso il cane.

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Potrebbe essere ancora recuperabile, se i proprietari riuscissero almeno a chiuderla, a sbarrare finestre e porte che tuttora sono aperte, per poi risistemarla. Pur essendo piccola piccola, conserva un fascino del tutto particolare.

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