Ex Officine Laboranti

Un immenso comprensorio abbandonato tra degrado e atti vandalici. Sull’altipiano carsico, tra palazzine e grandi capannoni, ci sono le ex officine meccaniche Laboranti. L’azienda, fondata nel 1945, impegnata nel settore del restyling e della manutenzione dei convogli ferroviari, negli ultimi tempi si occupava anche della bonifica delle vecchie carrozze ferroviarie dall’amianto.


Nel 1945 aveva ha iniziato il rapporto con le Ferrovie dello Stato con un contratto di appalto per la manutenzione di veicoli ferroviari. Allo stesso tempo vennero stipulati diversi accordi con società private proprietarie di carri serbatoio, per eseguire le revisioni periodiche e le modifiche al fine di adeguarli alle richieste tecniche per la circolazione sulla rete ferroviaria europea. L’ attività esclusiva proseguì sino alla fine degli anni ’80 quando, per diversificare l’attività, vennero ampliati i settori della carpenteria, della costruzione di impianti e delle manutenzioni industriali.

La data esatta della chiusura è difficile da reperire, si sa però che nel 2010 la crisi era già forte. Il Piccolo all’epoca scriveva “Da nove mesi senza lavoro e da oltre tre senza un euro: è la situazione in cui si trovano a causa di una forte crisi di commesse i 25 dipendenti delle Officine meccaniche Laboranti. Da dicembre l’attività dell’azienda è pressoché azzerata dopo aver funzionato per sei mesi a ritmi ridotti. I lavoratori, 19 operai e 6 impiegati, sono passati dalla cassa integrazione ordinaria a quella straordinaria, ma da oltre tre mesi non vedono un euro”.


In un altro passaggio dell’articolo erano gli stessi lavoratori, a spiegare il momento di difficoltà patito. “Abbiamo eseguito manutenzione e riparazione – dicevano – di veicoli ferroviari passeggeri, merci e locomotori assicurando professionalità e qualità a tutti i cittadini che in sessant’anni si sono serviti dei treni. Da alcuni anni però Trenitalia fa riparare i veicoli ferroviari da società estere o nazionali che praticano il dumping attraverso i subappalti favorendo i propri profitti a scapito della qualità del servizio e della sicurezza degli utenti. Con la stessa logica i veicoli ferroviari regionali vengono fatti riparare e revisionare altrove”.

Al momento le officine, la palazzina uffici e tutti i capannoni sono stati fortemente danneggiati da atti vandalici. Dentro restano ancora carte, contenitori e documenti che appartengono agli ultimi anni di lavoro, e ancora qualche mobile, mentre tutte le attrezzature ormai non esistono più.

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Ex hotel-ristorante Paradise – Trieste

L’hotel – pizzeria Paradise è solo l’ultimo di una serie di alberghi abbandonati che abbiamo incontrato sul nostro cammino a Trieste. Si trova a San Dorligo della Valle, dimenticato da anni al suo destino tra porte e finestre distrutte, buchi nei muri, il giardino diventato ormai una giungla, atti vandalici a più riprese, cartelli gettati a terra, ancora con l’ insegna che indicava la sua destinazione.

L’edificio si affaccia sul verde, in un ambiente tranquillo, e le notizie sul suo lento oblio scarseggiano. Pare sia chiuso da una decina di anni e da alcune voci sembra fosse destinato a diventare un piccolo condominio, progetto poi tramontato. Almeno per ora.

La palazzina, di modeste dimensioni, si trova sullo stradone che porta a San Dorligo della Valle e sono tanti i triestini che nel tempo, transitando con l’auto, si sono chiesti come mai si fosse ridotto in quello stato. Alcuni lo ricordano anche come ristorante-pizzeria, dove si fermavano a mangiare. Ormai non resta più nulla, tranne qualche letto, i sanitari distrutti, graffiti alle pareti, che in molti punti sono pesantemente danneggiate e mostrano i segni di chi è passato e ha probabilmente infierito sulle stanze già rovinate dagli agenti atmosferici.

Finora ne abbiamo incontrati tanti di alberghi vuoti o semi distrutti, su tutti l’hotel Obelisco a Opicina o il Belvedere a Sistiana, ormai quasi ruderi. Se la passa meglio l’hotel Montedoro a Muggia, completamente sbarrato mentre vi abbiamo già documentato lo stato dell’ex motel Agip di Duino, abbandonato ancora con tutti gli oggetti all’interno e ormai da anni dormitorio improvvisato di sbandati e senzatetto. Un hotel con tanto di ristorante l’abbiamo trovato anche in Friuli, in un piccolo paese, e ancora a Grado.

Sorprende spesso notare i letti, i tavoli, le cucine, gli spazi comuni, dove un tempo sono passati turisti italiani e stranieri, stupisce come mai tutto sia stato lasciato lì, senza pensare nell’immediato a un progetto di conversione e non si capisce il perché i locali non siano stati almeno svuotati. Peccato.