Ex Filatura di Torre di Pordenone.

E’ il 1839 quando la ditta triestina Cotonificio Beloz Fratelli & Blanch decide di costruire a Pordenone un grande impianto per la filatura del cotone. Un comprensorio che avrebbe fatto storia, ma che a distanza di tanti anni è diventata una cattedrale nel deserto, abbandonata, semi distrutta e vandalizzata.

La fabbrica viene ultimata nel 1842 e inizia a produrre nel 1843, crescendo in modo esponenziale gli anni dopo, tanto che nel 1866 i dipendenti sono oltre 600. Nel 1895 subentra la Società Anonima Cotonificio Veneziano, che realizza nuove strutture.

Nel 1916 e nel 1917, due incendi mandano in fumo alcuni fabbricati, rapidamente ricostruiti con tanto di ampliamento. Nel 1948 un altro passaggio di consegne. La fabbrica viene acquistata dal gruppo SAICI-SNIA Viscosa, aumenta ancora gli spazi e procede nella vasta produzione.

Come per altri cotonifici in diverse zone d’Italia, poi arriva la crisi. Nel 1984 lo stabilimento venne dismesso. Da allora tutto è stato abbandonato, solo i macchinari interni sono stati rimossi mentre gli edifici sono stati dimenticati al loro destino. Finestre in frantumi, porte divelte, pezzi di muro e di coperture caduti sono ciò che resta della gloriosa realtà produttiva, avvolta dall’ esterno anche da una vegetazione incolta, che si sta lentamente divorando le pareti, interne ed esterne.

Difficile immaginare, guardando questi scenari, che qui un tempo lavoravano a ritmo incessante centinaia di persone. Le uniche “attrezzature” che restano sono rifiuti un po’ ovunque, accumulati nel corso degli anni. Un destino molto simile a un altro cotonificio della regione, di cui vi abbiamo già parlato, l’ ex Olcese di Trieste.

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