Efa e la capanna nel bosco

Per anni ha vissuto in una capanna sul monte Lanaro, circondata dai suoi amati animali, fino alla metà degli anni ’80, quando è morta. Ogni tanto scendeva “in paese” per fare provviste, ma molte volte erano amici e volontari a portarle acqua e viveri.
La storia di Efa, una donna che ha scelto una vita da eremita, in mezzo al bosco, la conoscono in tanti a Trieste e dintorni. Siamo andati sul monte dove aveva scelto di condurre un’esistenza solitaria, a contatto con la natura, per cercare la sua capanna.
Qui ormai molti terreni sono privati e in uno di questi, proprio accanto all’area dove sorgeva la casetta della donna, troviamo un uomo. Efa la conosceva bene, e ancor di più la madre, che spesso si fermava anche a chiacchierare con lei. E nella sua proprietà privata ci mostra uno stivaletto. “Era di Efa – dice – l’ultima cosa che rimane, perché la sua capanna è stata demolita anni fa”.

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Ci mostra lo spazio dove si trovava, e dove ora è rimasto solo un groviglio di fili in ferro e niente di più.
Ma chi era Efa? “Si chiamava Genoveffa – racconta l’uomo – io ero un ragazzino, ma me la ricordo molto bene. Abitava in una capanna di fortuna, con gatti, cani, pecore. Sempre lì, estate e inverno, cucinava, curava l’orto, si spostava spesso con uno dei cani, il più affezionato. Mia madre andava a trovarla, ed era sempre gentile. Solo due cose non sopportava. Non voleva essere fotografata e non raccontava mai troppo sulla vita personale, sul suo passato in particolare. Pare avesse anche un figlio, ma non ne sono sicuro. A Monrupino la conoscevano tutti e credo abitasse lì, prima di decidere di ritirarsi nel bosco. Ma il motivo per cui ha scelto di lasciare tutto e ritirarsi tra i boschi non si è mai saputo con certezza”.

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Nella radura dove aveva costruito il suo rifugio, Efa pare abbia vissuto per circa 50 anni. “Prendeva l’acqua in un laghetto qui vicino, che poi bolliva. Le verdure del suo orto e la frutta di alcuni alberi che ancora sono presenti non lontano da dove sorgeva la capanna. Ogni tanto comunque scendeva a fare la spesa nei negozi più vicini. Ricordo – racconta ancora l’uomo – che le piaceva tanto cucinare la trippa”. Via dalle comodità, da una casa con riscaldamento o da un letto comodo, Efa stava bene così.
“Noi andavamo a trovarla, così come altre persone qui vicino e anche alcuni vigili del fuoco, per assicurarsi, soprattutto negli ultimi temp, che fosse in salute, e nel 1987, se non sbaglio, non vedendola da tempo, qualcuno è andato alla capanna e l’ha trovata morta. Dispiace che quel rifugio sia stato demolito – dice ancora l’uomo – era la testimonianza di una storia che ancora oggi incuriosisce molte persone. So che su di lei volevano anche scrivere un libro. Quando il rifugio è stato eliminato ho trovato uno stivaletto che le apparteneva, e ho deciso di conservarlo, a ricordo di questa donna che ha avuto una storia così particolare”.

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