Gigi ranch

Conosciuto come ristorante, bar e per un periodo anche come una sorta di discoteca all’aperto, il Gigi ranch è da tempo abbandonato, lungo l’arteria che a Trieste porta da Opicina all’autostrada, sull’altipiano carsico.

Difficile capire con esattezza da quanto tempo sia chiuso, ma alcune carte sparse sul pavimento riportano una comunicazione datata 2008, forse l’ultimo periodo di attività del locale. Sull’insegna semi distrutta campeggia ancora la scritta “cucina casalinga”, sì perchè qui si mangiava, anche grazie a un’ampio spazio all’aperto, e d’estate ci si divertiva a ritmo di musica.

Dentro tutto è stato danneggiato, porte e finestre sono aperte e spunta anche qualche bivacco improvvisato, mentre rimane la cucina, anche se divelta e finita in mezzo a polvere, calcinacci e sporcizia.

Uno dei periodi più fiorenti per il locale risale agli anni ’90, quando d’estate ospitava serate che registravano il pienone, si ballava ma sopratutto si stava all’aperto, al fresco, a sorseggiare un drink, una tappa amata da molti giovani.

Negli ultimi anni però qualcosa è andato storto e il Gigi ranch è diventato a tutti gli effetti una discarica, dove agli oggetti che i vandali hanno distrutto nello stesso ex ristorante e poi gettato fuori, si sono aggiunti pnumatici, scarti edili e altre attrezzature probabilmente abbandonate da chi, approfittando dell’area verde retrostante all’edificio, si è liberato di immondizie di ogni tipo senza troppi pensieri.

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Ex meccanografico – Trieste

Di fronte al cimitero, in via dell’Istria, a Trieste, c’è un enorme comprensorio da tempo in abbandono, conosciuto come ex meccanografico. Difficile reperire informazioni precise e qualche mese fa i primi che abbiamo interpellato sono stati alcuni lavoratori della zona. “Una quindicina di anni fa è stato tutto chiuso – ricorda una persona – è arrivata una ditta di traslochi che ha portato via tutti gli arredi, mobili in buono stato, tanto che anche noi della zona ne abbiamo acquistati alcuni. Poi il silenzio. C’è stato qualche sopralluogo, ma niente di più. Abbiamo notato continue incursioni, basti pensare che la catena che chiude il cancello è stata forzata almeno una quindicina di volte. Sono stati chiamati anche i carabinieri, anni fa, per la presenza di gente all’interno. E’ un gran peccato che qualcosa di così grande sia chiuso e abbandonato. Da tempo non vediamo nessuno nemmeno per la manutenzione ordinaria. Le voci che girano è che ci sia molto amianto all’interno e che questo precluda la possibilità di nuove attività”.


Un’ipotesi, quella della presenza dell’amianto, che ci racconta anche un residente. “Chi è riuscito ad entrare, tempo fa, dice che in alcune sale ci sono anche cartelli evidenti, che avvertono dell’esistenza di materiale in amianto – spiega – per il resto esternamente sembra sia ancora un edificio in buono stato, le finestre sono integre, il complesso grande e senza danni. Ricordo che all’interno c’è un grande auditorium e tanti uffici, ormai rimasti vuoti”. Un altro cittadino ci scrive un messaggio su Facebook. “Da non dimenticare che è anche una struttura dotata di ampi spazi per i movimenti di mezzi imponenti – sottolinea – qui entravano tir e camion che potevano raggiungere senza difficoltà il piano terra e depositare la merce”.

La struttura, a vari piani, ospitava uffici, sale riunioni e pure un ampio auditorium attrezzato come ricordano alcuni. Tutto ormai abbandonato, meta ripetuta di incursioni che hanno danneggiato tutto dentro e fuori, tra atti vandalici e vernice spray.


Qualche mese fa in una trasmissione televisiva, un assessore comunale ha dichiarato che l’edificio è ora di proprietà del Comune di Trieste. Resta da capire se è prevista una bonifica dell’amianto, se ci sarà una vendita per alienare tutto, come successo per altri beni, o se ci sarà l’ipotesi di un riutilizzo. Per il momento tutto tace.

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Rudere di campagna

Quante volte percorrendo autostrade o altre vie fuori dai centri abitati, avete notato quei grandi casali abbandonati in mezzo ai campi. Ex fattorie, che un tempo servivano proprio alle famiglie che vivevano in campagna, tra raccolti e bestiame. Nel tempo la maggior parte degli edifici si sono gradualmente spopolati, rimasti chiusi, abbandonati, in alcuni casi diventati veri e propri ruderi, che cadono a pezzi.
Qualche mese fa, cercando un bene dismesso in regione, ci siamo imbattuti proprio in uno di questi grandi casali nel verde, dimenticato chissà da quanto tempo, tanto da essere avvolto da una fitta coltre di alberi e cespugli.

Abbiamo deciso di avventurarci all’interno e ci siamo trovati davanti a un edificio completamente aperto, con porte e finestre rotte. Da una parte una zona riservata agli animali, ai mangimi e forse una sorta di deposito, dall’altra la parte abitativa, diversi piani con tetti e solai parzialmente crollati. Dentro ancora qualche segno della vita passata, sedie, mobili semi distrutti caduti a terra, qualche vestito, oggetti di quotidianità, ormai calpestati da vandali o altre persone che nel corso del tempo si sono avventurate in questo rudere.

Fa tristezza pensare che forse una volta ospitava una famiglia che qui, in mezzo ai campi, viveva e coltivava la terra, in uno spazio probabilmente vivace, vista anche la grandezza dell’edificio, composto da un piano terra dove trovavano posto la cucina e altri spazi conviviali, e due piani al di sopra con le camere. Fuori, tra rovi e cespugli incolti, si notano ancora tanti alberi da frutto, una sorta di perimetro a quello che forse era un cortile esterno, antistante la porta principale.

Tempo fa a livello nazionale erano state lanciate alcune idee proprio per rilanciare i casali abbandonati, ma in tante regioni recuperarli, viste le pessime condizioni in cui troppi si trovano, nulla è stato fatto.

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Ampia visibilità per Triesteabbandonata

Grande successo per la seconda mostra di Triesteabbandonata allestita e supportata dal centro commerciale Montedoro di Muggia (Trieste).
Del nostro progetto e dell’esposizione ne ha parlato con una pagina intera il quotidiano Il Piccolo di Trieste.

Ma all’inaugurazione abbiamo avuto ospiti anche due colleghi austriaci che hanno dedicato al nostro progetto ben due pagine sul noto giornale Kleine Zeitung.

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Triesteabbandonata si è parlato anche su triesteprima.it, sul Gazzettino e tanti altri siti. Siamo stati anche ospiti di una trasmissione Rai3, Buongiorno regione, con un servizio che potete rivedere qui:
https://www.facebook.com/TgrRaiFVG/videos/1810267472571242/?hc_ref=PAGES_TIMELINE

La mostra continuerà al centro commerciale Montedoro fino al 12 febbraio.
Venerdì 10 febbraio alle 10.30 è previsto un incontro pubblico sul tema “Edifici abbandonati, quale futuro?” al quale interverranno rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, architetti e studenti, aperto comunque a tutti. Benvenuti in particolare i giovani, che potranno presentare idee di riutilizzo dei beni dismessi. L’idea migliore sarà premiata con un tablet.

Il degrado…di Grado

Qualche mese fa ci siamo recati a Grado, località turistica molto amata in Friuli Venezia Giulia, ma non esente da edifici abbandonati e in stato di degrado.
Il primo in cui ci siamo imbattuti è un ex hotel, e più precisamente l’ex albergo Uliana, piccola struttura ricettiva che un tempo aveva anche il bar aperto al pubblico e uno spazio all’aperto. Chiuso ormai da diversi anni, divorato dal verde e con parecchie finestre rotte, era balzato agli onori delle cronache negli anni ’80 perché qui vi aveva soggiornato Vallanzasca, prima della cattura, ovviamente utilizzando documenti falsi.

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Spostandoci in altre zone abbiamo trovato diversi locali dismessi e lasciati a loro destino, qui sotto vedete una cucina di un luogo da parecchio tempo abbandonato, tutto attorno rifiuti, escrementi di topo, avanzi di cibo e alcune zone completamente allagate.

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Abbiamo notato poi un chiosco, che faceva parte di un’area piuttosto amata dai turisti e molto frequentata, chiusa da una decina di anni. Resta solo qualche cartello a ricordare l’attività di bar, sedie rotte, tutto rovinato, da vandali e da agenti atmosferici.

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Infine uscendo dal centro abitato abbiamo trovato un ex ristorante pizzeria, un edificio a due piani anche questo chiuso da una decina di anni. Mancano intere pareti finestrate sulla facciata principale. Sbirciando da una finestra è ancora possibile vedere il forno, dove venivano cotte le pizze.

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La “casa degli gnomi” – Trieste

Un’abitazione privata, ormai da tempo violata, meta di vandali e di bivacchi improvvisati, come si nota dalla quantità di bottiglie e altri rifiuti presenti all’interno. Ci troviamo sull’altipiano carsico, a Trieste.

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L’abbiamo soprannominata “casa degli gnomi” questa piccolissima casetta, nascosta nel verde a pochi passi dal Sincrotrone, a Basovizza. Porte e finestre rotte, uno squarcio sul muro dal quale si nota una minuscola zona giorno, un bagno e una botola che porta al piano di sopra. Si trova da parecchi anni in queste condizioni, sembra davvero una casa delle fiabe..

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Dentro immondizie di vario tipo e segni che persone si sono introdotte a più riprese. Alcune scritte sui muri interni sono datate 2013 e 2014, segno che almeno da un paio d’anni non c’è nessun controllo, ma è già da prima che versa in condizioni di degrado. Da una finestra aperta si nota un angolo cottura – caminetto, una piccola botola che si apre sul pavimento, forse usata come deposito, e una che si apre sul soffitto, che conduceva al piano di sopra probabilmente attraverso una scala che non c’è più. L’immobile è immerso in una fitta boscaglia, ma si trova solo a pochi metri da stradine e sentieri molto frequentati da chi ama passeggiare, correre, andare in bici o portare a spasso il cane.

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Potrebbe essere ancora recuperabile, se i proprietari riuscissero almeno a chiuderla, a sbarrare finestre e porte che tuttora sono aperte, per poi risistemarla. Pur essendo piccola piccola, conserva un fascino del tutto particolare.

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Ex ospedale psichiatrico – Trieste

Passeggiando tra strade, edifici restaurati e aree verdi, che comprendono anche un magnifico roseto, è difficile immaginare come una volta questo fosse un luogo di inclusione, chiusura, isolamento dalla città. Siamo all’ex ospedale psichiatrico di Trieste, una sorta di piccolo paese, dove trovavano posto i vari padiglioni. Sono una quarantina in tutto, con diverse funzioni, collegati dalla viabilità del parco, completamente chiuso all’esterno. Tra i vari edifici c’era il padiglione per le malattie contagiose, il dipartimento di salute mentale, i villaggi del lavoro, la Chiesa del Buon Pastore, la lavanderia, la mensa, il padiglione per i malati TBC, quello per gli uomini e le donne tranquilli, la centrale del riscaldamento, il teatro, il padiglione paralitici maschile e femminile, quelli per i malati agitati e semiagitati, quelli per le persone in osservazione e ancora la “villa paganti di prima classe”, le aree per amministrazione e direzione, l’ ospedale dei cronici, la legatoria e altre zone di ricovero.

L’ospedale, comunemente noto ora come “Ex opp”, è stato inaugurato nel 1908, all’interno del Parco di San Giovanni. Negli anni Settanta il comprensorio diventa un simbolo di cambiamento, grazie a Franco Basaglia e ai suoi collaboratori. L’ospedale e tutta la zona viene aperta alla città. Più tardi inizierà la trasformazione e il recupero di edifici e aree verdi. Attualmente ospita laboratori creativi, centri di formazione,uffici e servizi dell’azienda sanitaria oltre a tanti altri locali con diverse destinazioni. Restano ancora però diverse palazzine ancora in abbandono. Il parco ha un’estensione di 22 ettari.

Il primo giorno di agosto del 1971 Franco Basaglia è nominato direttore dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste dalla Giunta provinciale, il 24 gennaio del 1977 in una conferenza stampa annuncerà ufficialmente la chiusura. Uno dei primi interventi di restauro e riutilizzo a San Giovanni è stato quello avviato dall’Università di Trieste nel 1987 con la creazione di un nuovo polo, riguardava il recupero di cinque padiglioni da adibire a spazi per la didattica, la ricerca, laboratori, aule.

Ci dirigiamo in particolare proprio verso le palazzine dismesse e ancora in stato di degrado. La maggior parte sono chiuse, blindate. Quella che più sorprende è anche la più grande, che un tempo ospitava l’Ospedale dei Cronici, edificio molto vasto, murato nei piani più bassi, dove la vegetazione si è arrampicata senza controllo, raggiungendo il terzo livello, e dove un cantiere, aperto anni fa, giace dimenticato con tanto di container e attrezzature all’estero.

Più su invece, tra teatro e lavanderia, le recinzioni dell’ex mensa sono parzialmente divelte e dentro si scorge ancora qualche frammento della quotidianità del luogo, tra grandi vasche, forni, montacarichi, ganci per la carne e ancora alcuni mobili ormai semi distrutti. Il soffitto è crollato in più punti e il collegamento tra piano terra e primo piano mostra una scala ormai sepolta da detriti e boscaglia cresciuta.


Si procede poco alla volta in questo ex ospedale psichiatrico, risistemazioni una dopo l’altra, che hanno conservato l’architettura originale, anche se i segni del passato, restano ancora evidenti.

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Ex inceneritore – Trieste

Vasche con ristagni di acqua maleodorante, atti vandalici che hanno distrutto, come capita spesso, tutto quello che si poteva danneggiare dentro, attrezzature e strumenti rimasti. E all’esterno ecco la grande struttura ormai abbandonata al suo destino. Ci troviamo all’ex inceneritore di Giarizzole, a Trieste.

L’impianto venne inaugurato a Trieste nel 1972 e rimase attivo fino alla fine del 1999. Il complesso edilizio era formato principalmente da un alto corpo di fabbrica per lo smaltimento dei rifiuti, una palazzina più bassa, con una serie di entrate per le operazioni di raccolta e stoccaggio dei rifiuti, e un altro edificio a un piano che un tempo serviva come ufficio, officina e spogliatoio del personale. Chi è entrato dopo la dismissione ha distrutto le pulsantiere dei comandi, la zona degli armadietti dei dipendenti, imbrattando muri e macchinari, che in gran parte sono stati divorati anche dalla ruggine. Uno scenario surreale, tra immondizie ancora presenti e ferraglia gettata qua e là. A impressionare in assoluto è sicuramente il grande braccio meccanico, che un tempo scaricava tonnellate di roba.


Di proprietà del Comune di Trieste, negli ultimi anni è in uno stato di evidente degrado, mentre gli esterni sono ancora parzialmente utilizzati. Nel piazzale infatti si trovano rifiuti che vengono ancora divisi per essere smaltiti, oltre a contenitori e una lunga serie di pietre. Il perimetro della fabbrica è delimitato da una recinzione metallica e da un muro, distrutti in diversi punti . L’ingresso principale si trova su Via Giarrizzole ed è costituito da un cancello automatico in ferro, il cui meccanismo, anche in questo caso, è stato irreparabilmente danneggiato.

Sul retro della fabbrica, si trovava l’ impianto che serviva per l’eliminazione dei fumi provenienti dalla combustione dei rifiuti e convogliati, attraverso un sistema di depurazione, verso la ciminiera in acciaio della fabbrica. L’ultimo sopralluogo, riportato sul sito del Comune di Trieste, risale al 2005 quando la struttura viene descritta così “Lo stato di degrado della fabbrica è localizzato in prevalenza sulle strutture esterne. In particolare, le strutture in metallo sono arrugginite lungo le superfici e i giunti di collegamento”. Veniva anche sottolineato come “In molti punti internamente, la superficie dei muri è ricoperta da fuliggine provocata dalla combustione e lavorazione dei rifiuti”. In realtà negli ultimi dieci anni la situazione, come si nota dalle foto, è peggiorata.


Nel 2013 si rileva un intervento da parte del Comune di Trieste per la rimozione di lamiere e altri materiali che potevano contenere amianto e l’area dell’ex inceneritore appare più volte in articoli sul giornale e sul web dove si parla di zona che necessita di un ampio intervento di bonifica.

 

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Un anno di Triesteabbandonata

Sono una cinquantina i siti che Triesteabbandonata ha mappato in un anno, in parte sono ancora nei nostri archivi, pronti ad essere svelati. Tra stupore e rabbia, per sprechi senza fine, vi abbiamo mostrato caserme, scuole, fabbriche, impianti sportivi, alberghi, discoteche e non solo, abbinando sempre splendide foto a ricerche storiche e aggiornamenti.

Il nostro viaggio nei ben abbandonati è partito da bagno della Polizia di Muggia in un’afosa giornata estiva, una struttura che un tempo era meravigliosa, uno stabilimento affacciato sul mare, con piscine e una palazzina che ospitava ristorante, bar, solarium e altri spazi per la gente. Tutto abbandonato da decenni, andato all’asta più volte senza successo. Vi abbiamo poi raccontato dell’ex cotonificio Olcese, grazie ad alcuni scatti e a un giro effettuato con l’allora direzione dell’Ezit all’interno della struttura, una fabbrica che un tempo lavorava a pieno regime con quel cotone che tuttora permane sulle pareti di un comprensorio enorme, per il quale dovrebbe partire un progetto di riuso, anche se finora i lavoro non sono iniziati. Poco lontano su via Caboto vi abbiamo fatto scoprire un’ex fabbrica abbandonata dall’architettura splendida, con una volta aperta su un ambiente che un tempo ospitava una grande officina, dove arrivavano anche i binari del treno. Difficile reperire in questo caso informazioni precise sul passato e sulla sua attività, ma le foto sono straordinarie. Ci siamo poi spostati a Opicina per ampi reportage sull’ex Hotel Obelisco, enorme albergo simbolo del degrado da anni a Trieste ormai semi distrutto, che si affaccia sul golfo e che comprende anche un vasto comprensorio sportivo con tanto di piscina olimpionica ormai diventata uno stagno. Restando sull’altipiano ci siamo diretti a documentare l’ex caserma e l’ex valico confinario di Gropada. La caserma in particolare ci ha sorpreso parecchio. Colpita parzialmente da un incendio conservava ancora tanti documenti riferiti a un vecchio archivio dell’Area Science Park, lasciato lì dopo il rogo. Sempre a Gropada ci siamo imbattuti per caso nell’enorme scuola abbandonata Kajuh, la prima di una lunga serie di edifici scolastici che avremmo incontrato nel nostro cammino, una scuola di inizio secolo, con un bel giardino dove si notava ancora il parco giochi dimenticato e dove i vandali erano già entrati come mostrava una finestra rotta. In precedenza avevamo fatto tappa in realtà in un’altra scuola, quella di via Fianona, anche questa tempio del degrado e caduta nel dimenticatoio, utilizzata come dimora dai senzatetto.
Ci è sembrato di piombare in un film di Indiana Jones a Bagnoli della Rosandra, dove il paese è dominato dalla grande cava abbandonata.
Abbiamo deciso poi di effettuare la nostra prima trasferta fuori città e Triesteabbandonata in tour si è spostata a Monfalcone, per dare un’occhiata all’Hippodrome, la discoteca tanto amata anche da molte generazioni di triestini. La demolizione pareva imminente ma tuttora il locale è ancora in piedi e in pessimo stato.
In uno dei parchi pubblici di Trieste vi abbiamo mostrato poi il desolante epilogo di Villa Cosulich, dimora storica, devastata a più riprese da vandali e incendi dolosi, che sta cadendo letteralmente a pezzi. Abbiamo fatto anche una puntatina al villaggio del pescatore per alcuni edifici non degni però di particolare nota. Quello che invece ci ha lasciato senza fiato è l’ex caserma Monte Cimone, una vera e propria cittadina dimenticata, al pari dell’ex caserma Dardi, comprensori immensi, che potevano sicuramente essere riutilizzati in vari modi e invece sono fermi da vent’anni o più. Sembravano uscite da uno scenario post apocalittico invece le ex case dei lavoratori della ferriera, dove la vita si è fermata improvvisamente, sotto una fitta coltre di polvere nera.
Ci siamo poi concessi un’altra trasferta, questa volta a Lignano, per raccontare il triste destino di un maxi tempio del divertimento, il Mirò, discoteca molto conosciuta e ormai abbandonata e in parte danneggiata. Rientrando sulla strada ci siamo imbattuti nel Bowling Las Vegas, tra birilli e parecchi topi. Su segnalazione di alcuni cittadini a Trieste siamo andati alla ricerca dell’ex caserma di Draga Sant’ Elia, edificio vuoto e chiuso, piuttosto integro, circondato dal verde, che ci ha permesso di imbatterci nell’ex stazione dei treni di Draga Sant’Elia, ottimo set per un film dell’orrore.
Altri due edifici scolastici ci aspettavano nelle settimane successive, la scuola di Caresana, un edificio piccolo, in condizioni discrete e inspiegabilmente vuoto, e la scuola di Santa Croce, dove invece restano in piedi solo i muri perimetrali e dove il resto è solo un infinito cumulo di macerie, dovute a un incendio piuttosto grave che ha causato danni ingenti e cedimenti, compreso l’intero tetto.
Storie e vicissitudini particolari poi per gli ex Magazzini Ruffoni, comprensorio molto ampio che in pochi conoscono.
Ci ha incuriosito successivamente anche l’ex cinema Chiadino a San Luigi, dove abbiamo curiosato da qualche finestra rotta e da un giro esterno, mentre sempre su segnalazioni di diverse persone abbiamo anche descritto la situazione di Villa Engelmann, un’altra dimora storica tristemente lasciata in condizioni pessime.
Uno dei rari beni per cui è in atto un recupero in questo momento è l’ex fabbrica Sadoch, chiusa da anni, che si prepara a diventare una palazzina con appartamenti di edilizia agevolata. Incredibile lo spreco che caratterizza l’ex casa di riposo Don Marzari, dove sono state dimenticate strutture per disabili e decine di letti che sicuramente potevano essere donati o riutilizzati, stessa cosa per Villa Hagginconsta, meraviglioso spazio inspiegabilmente chiuso al quale abbiamo avuto accesso grazie a un dipendente del Comune.
Sul fronte degli hotel abbandonati vi abbiamo descritto a Sistiana l’imponente Hotel Belvedere e qualche mese dopo abbiamo denunciato la terribile situazione in cui versa l’ex motel Agip di Duino, utilizzato ora da sbandati e senzatetto.
Affascinante la storia dell’ex teatro filodrammatico, che si trova in pieno centro cittadino e dove abbiamo curiosato per quanto possibile, e non lontano dal cuore della città resta ancora in bella vista l’ex fabbrica macchine, anche questa al centro in passato di tanti progetti mai decollati, al pari dell’ex stazione dei treni di Rozzol Montebello, che sarebbe dovuta diventare un albergo.
Ci siamo concessi una nuova trasferta poi in Veneto, per parlarvi di alcune discoteche chiuse. Solo qualche immagine dell’Aida a Jesolo mentre ci siamo soffermati sull’ex Caribe di Bibione, reso inagibile tempo fa un vasto incendio che ha causato il conseguente sfacelo del locale. Ancora fuori Trieste poi per le ex piscine di Grado nel Parco delle Rose, spazio diventato a disposizione solo di parecchie zanzare.
Rientrati a Trieste abbiamo fatto una tappa veloce ad Aquilinia, per ricordare la vicenda dell’ex macello, più volte andato all’asta, che doveva diventare un enorme condominio Ater, e quella dell’ex caserma della Gdf, anche questa con un progetto mai avviato.
L’ultima trasferta in ordine di tempo è quella che vi sveleremo a breve ma altri siti abbandonati sono ancora fermi nel nostro archivio….e le sorprese non mancheranno.

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Ex macello Aquilinia – Muggia

L’ex macello di Aquilina a Muggia, di proprietà del Comune di Trieste, è abbandonato da anni. Occupa una superficie complessiva di oltre 7mila metri quadrati, divisi tra edifici e spazi all’aperto. Messo all’asta varie volte, la prima nel 2007, per un prezzo di oltre 2 milioni di euro, scesi negli anni seguenti, non è mai stato acquistato. Nel 2009 è emerso un progetto per realizzare nell’area un complesso Ater da una settantina di appartamenti, mai decollato. Quest’anno il comprensorio, che necessita di bonifica a causa dell’amianto presente, è stato valutato 1,5 milioni di euro e inserito nel piano di alienazione del Comune di Trieste per i prossimi anni, entro il 2018.

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Ma facciamo un passo indietro. Tra carte e documenti è difficile trovare la data esatta della dismissione della struttura, che è stata completamente svuotata ma ancora non bonificata e tuttora, secondo alcuni articoli emersi, conterrebbe amianto. Le prime notizie reperibili si riferiscono al 2007, quando tra gli avvisi d’asta del Comune di Trieste emerge che l’ex macello è stato messo in vendita al prezzo base di 2.370mila euro. Asta deserta.

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Nel 2008 viene messa online sulla retecivica una scheda esaustiva sulla struttura. “Trattasi di un comprensorio, completamente recintato, in lieve pendenza, con accessi diretti dalla pubblica via costituito da edifici con strutture portanti in c.a. e tamponamento in muratura adibiti a stallaggio, macellazione, uffici, abitazione custode e cabina elettrica circondati da un ampio piazzale asfaltato. L’immobile è ubicato in prossimità dell’abitato di Aquilinia e confina a nord ed a ovest con la pubblica strada, a sud con una zona residenziale caratterizzata da edifici mono e bifamilari con relativi giardini di pertinenza e ad est con una vasta area facente parte del comprensorio dell’ex raffineria “Aquila”; la zona è ben servita da mezzi di trasporto urbano che la collegano sia con Muggia che con Trieste, nel mentre risulta carente in merito alla presenza di locali commerciali; lo stato di manutenzione e conservazione è ovviamente insufficiente in considerazione del protratto inutilizzo dell’impianto. Nel corso del sopralluogo inoltre è stata ipotizzata, considerate le tipologie costruttive dell’epoca, la presenza di una certa percentuale di fibre d’amianto nelle isolazioni delle tubature dei locali tecnologici e per tal motivo, nel corso della successiva valutazione, verrà tenuto conto in via prudenziale e di massima (non essendo state esperite analisi di laboratorio) di un importo presuntivo per la relativa bonifica”. Sempre nel 2008 ecco una nuova asta, questa volta il prezzo parte da 1,6 milioni, con un ulteriore ribasso rispetto alle precedenti tornate: 2,370 milioni la prima e 2 milioni la seconda asta. Niente ancora.

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Nel 2009 la svolta, l’Ater vuole realizzare nell’area dell’ex Macello una cementificazione di 28mila metri cubi, con una settantina di appartamenti, che però potrebbero aumentare fino a un centinaio. Gli abitanti della zona manifestano preoccupazione e contrarietà al progetto, per un impatto troppo invasivo, in un’area caratterizzata soprattutto da casette. Ma le lamentele non vengono ascoltate e pare che l’iter vada avanti.
Nel 2010 viene firmata la convenzione fra il Comune di Muggia, il Comune di Trieste e la stessa Ater, in seguito alla quale quest’ultima potrà acquistare l’area dal Comune di Trieste. Viene annunciato che si procederà con due lotti, con i primi lavori che si concluderanno nel 2014. Poi mistero, tutto si ferma.
Il progetto sembra arenarsi e non se ne parla più. Fino al 2011 quando l’ex macello spunta tra i beni che il Comune di Trieste vuole mettere in vendita per far cassa e si riparla del progetto Ater.
L’ultima notizia infine è di qualche mese fa, quando il Comune di Trieste annuncia che l’ex macello, valutato ora 1,5 milioni di euro, farà parte delle alienazioni del Comune, dei beni quindi che si tenterà (di nuovo) di vendere.

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