L’ex caserma La Marmora

Costruita negli anni ’40, la caserma La Marmora di Tarvisio era nata con l’intento di potenziare la presenza militare italiana lungo il confine italo-austriaco ed era una sorta di piccola città nella città, con 12 edifici principali e altri più piccoli, per complessivi 19.500 metri quadrati circa.
Dopo la sua dismissione diversi progetti nel corso del tempo sono stati ipotizzati, ma come successo per altre caserme, non sono mai decollati.


L’unica zona accessibile ora è quella davanti all’ingresso, il piazzale dove sorge ancora imponente scritta Caserma La Marmora, rovinata dal tempo ma tuttora saldamente fissata alle basi in ferro che sostengono ogni singola lettera. Il fabbricato principale, l’ex palazzina fucilieri, accanto alla strada, ospitava camerate, cucine e altri spazi comuni.
Tutta la zona è chiusa e invalicabile e anche per questo non è stata oggetto di atti vandalici, come purtroppo è capitato a tanti immobili simili sparsi in tutta la regione.


A poca distanza dall’enorme caserma sono ancora visibili diverse abitazioni utilizzate dal personale, oltre ad altri presidi militari dismessi nel tempo a Tarvisio.
Nel 2019 risulta tra i beni messi in vendita dal Demanio, valore, compreso l’ex poligono di tiro, oltre 7 milioni di euro.

Il Demanio ha realizzato alcuni video dove si possono osservare gli interni:
https://www.youtube.com/watch?v=-PfzbD-yIhE
E qui invece gli esterni con una veduta complessiva del sito:
https://www.youtube.com/watch?v=p2_pMNciOec

Mezzi di soccorso abbandonati

Ci sarebbe piaciuto trovarli in un museo, magari restaurati e recuperati, invece questi due mezzi deputati a intervenire in caso di incendio sono abbandonati nel verde a Trieste. Siamo sull’ altipiano carsico, all’interno di un ampio e noto comprensorio, che vanta una lunga serie di edifici, in parte chiusi e in parte utilizzati.

Passeggiando tra le stradine ecco tra erba alta e cespugli i due furgoncini, uno verde e uno rosso. Rotti, forse da vandali o dalle intemperie, con foglie e altre immondizie finite anche all’interno degli abitacoli.

Le gomme, naturalmente sono a terra, la carrozzeria mostra segni evidenti di ruggine e in alcuni punti non c’è più. Pezzi sono caduti anche a terra. Dentro ragnatele, fili strappati e una spessa coltre di polvere.

Eppure, nonostante siano in pessime condizioni, questi due mezzi sono affascinanti, una testimonianza del passato che andrebbe, se non valorizzata, per lo meno preservata.

Ex caserma confinaria

Non è la prima caserma di confine abbandonata che visitiamo, oltre un anno fa, dove abbiamo documentato la distruzione di un altro edificio, anche se in quel caso il valico era piccolo e all’epoca probabilmente con un traffico limitato. Due gli edifici principali, completamente vuoti, più gli spazi esterni e un rudere distante qualche decina di metri, che ormai è difficile distinguere, tra la boscaglia e i crolli avvenuti.

Entriamo nell’edificio secondario, più piccolo, dove ci troviamo davanti a stanze vuote, pavimenti rovinati, soffitti al limite del collassamento, rifiuti e resti di bivacchi. Porte e finestre sono state spesso distrutte, mentre all’esterno è meglio stare attenti a dove si mettono i piedi, visto che si aprono buchi ovunque. I tombini non ci sono più.

Entriamo quindi nell’ edificio più grande, attraversando un cespuglio di rovi. Tutte le stanze sono vuote, forse gli oggetti rimasti sono stati portati via da incursioni ripetute negli ultimi anni. Questo piccolo comprensorio infatti è abbandonato pare da una ventina d’anni. I bagni sono distrutti, qualche stanza ha il soffitto parzialmente compromesso a causa di infiltrazioni, mentre in un locale è crollato del tutto. Da qui si intravede ciò che resta del secondo piano, al quale si accedeva attraverso una scala dall’atrio. Forse era un luogo di ritrovo, notiamo infatti un caminetto al centro del grande ambiente, dal quale un’ulteriore scala conduce all’ultimo livello, un’unica stanza, con piccole finestre, forse una sorta di vedetta.

Usciamo e nell’area verde di fronte alla guardiola spunta un enorme tavolo con panche, in buone condizioni, probabilmente un’area dove mangiare d’estate, mentre intravediamo nel verde pezzi di muro, forse un magazzino, che in questo caso è quasi interamente crollato.

E’ soltanto una delle tante caserme dismesse e lasciate in abbandono da anni. Alcune, proprio in questa zona, sono state messe in vendita di recente, sperando forse in un recupero da parte di privati, difficile invece pensare a una ristrutturazione per fabbricati come quello da noi visitato, che dopo tanta incuria ormai pare davvero irrecuperabile. Peccato.

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Ex polveriera Montebello – Trieste

Un luogo dimenticato da decenni, dove la vegetazione è cresciuta, divorando i fabbricati presenti, dove sentieri e stradine poco alla volta si sono quasi cancellate, e dove molti muri in mattoni sono crollati.

Siamo su un colle a Trieste, c’è una  vista splendida che spazia sulla città e tanto verde, che nasconde quelli che un tempo erano vecchi depositi di munizioni, ormai in disuso. Si tratta dell’ ex polveriera di Montebello, ceduta parecchi anni dal Demanio al Comune di Trieste e rimasta così. La recinzione divelta in più punti fa sì che ci si trovi direttamente nel perimetro, un tempo sorvegliato, da un sentierino in mezzo a rovi e sterpaglie. Nei primi anni 2000 si ipotizzò di creare qui un nuovo canile e il primo cimitero per animali della città. Progetti mai decollati.

I depositi sono in realtà spazi con ampie coperture in lamiera, alcune conservano ancora l’ingresso e il retro, protetti un tempo con mattoni e cemento, quasi ovunque crollati. Ci imbattiamo anche in un enorme groviglio di filo spinato e in una struttura che pare un container vuoto, protetto da un muro. L’unico edificio esistente è nella parte bassa della vastissa area, è chiuso, blindato. Poco distante anche a una torretta, questo sito infatti fino a qualche anno fa veniva costantemente sorvegliato. Da qualche anno è in atto una convenzione tra il Comune di Trieste e l’associazione Nord Est 4×4, che utilizza l’area per i percorsi dei fuoristrada e che effettua anche interventi di manutenzione. Sono loro a precisare che la pulizia, anche del verde, avviene costantemente, il nostro sopralluogo risale a un momento dell’estate a cui è seguito un puntuale intervento di risistemazione.

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Ex polveriera da 164 mila mq

Ex polveriera  in un’area vasta, anzi vastissima, 164mila 200 metri quadrati.
Dismessa negli anni ’90 e da allora abbandonata, una sorta di villaggio abbandonato nel verde, che a differenza di caserme dismesse o altri beni in rovina, sembra non stonare troppo con l’ambiente, grazie a edifici bassi e spesso nascosti tra alberi e colline.

La recinzione, alla luce anche della vastità dell’area, in più punti è rovinata o distrutta, dentro si nota ancora una viabilità originaria, che collega gli edifici principali, posti all’ingresso, con una lunga serie di depositi, tutti rigorosamente chiusi e blindati, e vuoti, come si vede dalle finestre, dotate di inferriate ma con infissi spesso lasciati aperti. Dalla visuale satellitare della zona si notano in totale una decina di edifici. Molti sono stati imbrattati con vernice spray, nel primo, dove forse c’erano uffici, qualcuno è entrato danneggiando quel poco che restava. Accanto un altro fabbricato mostra una sorta di cucina e ulteriori stanze ad uso comune. Vicino una catasta di rottami e immondizie, tra le quali spuntano anche bici arrugginite. E poi locali per le caldaie e altri vani con porte di ferro aperte.

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Proseguendo sulla strada principale, asfaltata, ecco comparire una dopo l’altra le torrette di controllo, alle quali sono state tolte le scale, forse per evitare pericolose conseguenze che si possono immaginare, viste le strutture ormai datate, in caso di “arrampicata improvvisata”. Ce ne sono diverse, alcune molto evidenti, altre leggermente celate dal verde.

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E poi ecco uno dopo l’altro i depositi, tutti uguali, tutti bassi, con grandi portoni di legno bloccati da lucchetti, finestre protette da grate di ferro e dentro ambienti grandi e vuoti. Anni fa qualcuno aveva ipotizzato una trasformazione con stalle, magazzini agricoli e altre attività del settore, ma, come scrivono molte persone anche sul web, il sito avrebbe bisogno di una vasta opera di bonifica, per renderlo utilizzabile e convertirlo ad un uso diverso.

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Ex caserma Pecorari – Lucinico (Gorizia)

Quando raggiungiamo Lucinico non è facile trovare questa ex caserma, chiediamo indicazioni agli abitanti della zona e arriviamo in una stradina, piena di villette ordinate, che distano solo pochi metri da quella che sembra una sorta di giungla. Invece si tratta dell’ingresso principale del sito.

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Non ci stupiamo poi molto, visto che un articolo recente apparso sul quotidiano Il Piccolo scriveva così: “È persino difficile capire che lì c’era una caserma. La vegetazione selvaggia si è talmente impadronita di tutti gli spazi e ha finito con l’inghiottire i portoni ormai arrugginiti e il muro di cinta della vecchia Pecorari”. Sappiamo che si tratta di un comprensorio molto ampio e decidiamo di percorrerne il perimetro.
Complessivamente è di oltre 61mila metri quadrati, 4500 dei quali circa suddivisi tra edifici, 16 in totale, tra uffici, alloggi, la mensa, magazzini e altri locali. L’ex caserma confina su due lati con la strada e su altri due con i campi ed è qui che il muro è stato abbattuto e come vedremo all’interno le incursioni sono state ripetute.

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Tutto è stato chiuso nel 1991 e su Facebook, come spesso accade, ci sono ancora gruppi di commilitoni che ricordano i periodi trascorsi qui, dove per decenni i militari sono stati di casa, nelle strade e nei locali di Lucinico. Poi la chiusura e la dismissione.
Nel tempo si sono alternate varie ipotesi, sul web si legge della possibilità di farne un centro di accoglienza, poi un carcere e ancora uno spazio per attività sportive, ma nulla di tutto ciò è stato avviato. E pensare che le potenzialità sono davvero tante.

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Camminiamo tra rovi, cespugli, rami, piante, tanto che in parecchi punti è difficile distinguere l’asfalto, ormai coperto da una fitta coltre di vegetazione. Incontriamo pure un serpente. Uno dopo l’altro ci appaiono i vari edifici, tutti o quasi con porte inesistenti e finestre rotte. Ci sono i magazzini delle vivande, gli uffici, le stanze per lo svago, dove il bancone di un bar è parzialmente intatto e in un ambiente vicino ci sono ancora le tende appese. Rimane anche qualche foglio con indicazioni e numeri semi cancellati dal tempo, alcuni simboli sui muri e qualche targhetta. Per il resto tutto è vuoto. Ecco apparire poi gli uffici e i locali per i quali ormai è impossibile capire l’originale destinazione. Alcune stanze sono pesantemente danneggiate, soprattutto dagli agenti atmosferici a causa dell’assenza di protezioni. Ce n’è una completamente allagata, un’altra dove il soffitto è crollato, altre ancora dove i muri sono scrostati e cadono a pezzi.

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Dentro scene viste già troppe volte, bagni con sanitari divelti, immondizie, escrementi, fili elettrici staccati, tutto rotto.
In uno stanzone si apre quello che resta di una grande mensa e in un ambiente più piccolo vicino ancora lo scheletro di un’imponente cucina, che serviva tutto il campo. E’ la parte che più ci colpisce perché parla di quotidianità, di attrezzature che venivano utilizzate abitualmente e che ancora sono ben distinguibili nonostante la distruzione totale che regna in questo angolo dimenticato.

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Siamo davanti a un’altra, l’ennesima, cittadina militare lasciata al suo destino.

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Ex caserma Bertolotti – Pontebba

L’ultima tappa del nostro viaggio tra i monti riguarda l’ex caserma Bertolotti di Pontebba, che si trova all’inizio del paese sul lato sud e ha una superficie di 38 mila metri quadrati. Di proprietà del Comune di Pontebba, è parzialmente usata come deposito di mezzi, ma gran parte degli edifici sono abbandonati e vuoti, intere palazzine a più piani. Anche qui si era fatto strada un progetto per un complesso commerciale e residenziale. Mai partito.
E’ l’ultima tappa della nostra trasferta nelle caserme della zona.

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Percorriamo la strada centrale del paese e ci troviamo proprio davanti all’ingresso principale. Il cancello è parzialmente aperto ed entriamo. Una volta varcata la soglia ecco l’edificio principale con l’enorme scritta Bertolotti. Decidiamo di iniziare l’esplorazione dagli edifici a destra, tre palazzine identiche, tutte con il portone distrutto e completamente aperto. Saliamo le scale, troviamo le stesse stanze in ogni piano, nei primi due edifici, dormitori, uffici, armerie e bagni, fortunatamente non ci sono atti vandalici evidenti, anche perché ormai è quasi tutto vuoto. Ci sorprendono in particolare tre stanze, con enormi dipinti alle pareti, una donna distesa e poi carte da gioco e note musicali, forse erano sale per lo svago. L’ultima palazzina su questo lato era invece destinata probabilmente proprio ad attività del tempo libero, c’è una sorta di locale di ritrovo, tutto in legno, una cucina e alle finestre sono rimaste ancora le tende.

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Attraversiamo il piazzale ed entriamo nell’edificio principale. Anche qui armerie, stanzoni ed uffici per vari piani, tutto vuoto, in uno stato ancora discreto nonostante i decenni di abbandono, nessuna manutenzione e diverse finestre aperte. C’è anche una parte più elevata, una sorta di piccola mansarda, dove qualcuno ha sollevato una porta per entrarci, ma anche qui non c’è nulla.

La caserma ha subito alcuni danni nel 2003 a causa dell’alluvione, era stata quindi in parte bonificata e rinforzato il vicino argine. Ci accorgiamo che il problema forse si è verificato anche in tempi più recenti, perché usciti e rientrati in una palazzina più bassa, proprio quella accanto al fiume, notiamo che il pavimento è composto da almeno 10 centimetri di fango seccato, che forma originali disegni e che riempie tutte le stanze. Ci sono ancora alcune targhette, qui trovavano posto alcuni magazzini, una mensa e un’ampia cucina. Fuori, verso l’argine, ancora ulteriori palazzine, sempre adibite a magazzini, in parte aperti, mostrano rifiuti, pneumatici e vecchi mobili abbandonati lì chissà da quanto e chissà da chi. Il piazzale invece e parte delle rimesse viene utilizzato dal Comune, ci sono cumuli di tronchi tagliati ordinatamente e mezzi di servizio allineati. Per il resto totale abbandonato.

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Sul web sono molti i militari che riportano i ricordi dell’epoca passata qui, alcuni cercano i compagni, tra gli anni ’70 e ’80, per poter riallacciare i rapporti. Solo pochissimi, ci raccontano, sono rimasti in queste zone dopo la leva, perché hanno sposato donne del posto.

Nel 2005 sul giornale.it si legge la testimonianza di un abitante della zona. «Eravamo tutti più giovani, nel 75 su 5mila abitanti, 3mila erano soldati. Chi stava qui era praticamente come in una prigione, Udine era infatti troppo lontana per andare e tornare nelle poche ore disponibili della libera uscita. Non restava che andare al bar e ubriacarsi. Da oggi hanno abolito la leva? Per noi non fa una grande differenza, di soldati non se ne vedono più da un pezzo. Se non fosse per gli alpini della Julia saremmo un paese fantasma». E’ così effettivamente è poi diventato.

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Ma come mai la Bertolotti, così nota e amata, tanto che qui sono state anche girate scene del film “Soldati, 365 giorni all’alba” è rimasta nell’oblio? Secondo il Messaggero Veneto del 21 maggio 2008, sarebbe potuta diventare un polo residenziale turistico ma si legge: “tutto però dipenderà dal futuro di Passo Pramollo. Se la nuova telecabina sarà realizzata infatti le ex caserme potrebbero diventare strutture molto appetibili, sia da un punto di vista commerciale che residenziale. Tra le proposte giunte all’amministrazione comunale infatti, c’è quella di trasformare la Bertolotti in un centro benessere o in un centro commerciale per la vendita in outlet dell’abbigliamento. . Non si capisce quale sarebbe il bacino di attrazione sul quale dovrebbe gravitare chi vuole benessere o moda a un prezzo conveniente. Certo è che ancora una volta le amministrazioni locali si trovano ad annaspare nel buio delle idee cercando miti di sviluppo improbabili. Come un comune come Pontebba possa “digerire” una struttura militare che misura quasi quattro ettari è davvero difficile da comprendere. Di sicuro non si capisce come il paese possa avere un centro commerciale capace di sopravvivere con il turismo invernale che come si sa non ha prodotto posti di lavoro nè a Sella Nevea nè a Piancavallo.

Il giornalista si poneva giustamente domande chiare. Un progetto forse inutile per la zona e così è stato, visto che nessuna idea ha successivamente preso il via…..

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Ex caserme Fantina e Zanibon – Pontebba

Dopo la caserma Zucchi, ci siamo spostati a Pontebba dove abbiamo scoperto prima la caserma Fantina, che risulta completamente chiusa, poco lontano ecco però alcuni ruderi e quel che resta dell’ex caserma Zanibon. Vogliamo capire la grandezza del comprensorio e ne percorriamo il perimetro, trovando la recinzione divelta.
A differenza di altre strutture della zona, sono poche le informazioni reperibili in questo caso, leggiamo comunque che in alcuni siti la Zanibon viene indicata come “quasi completamente demolita”, invece gli edifici in piedi ci sono ancora, anche se versano in condizioni pessime e con alcuni crolli evidenti. L’unico ancora utilizzato, dall’Ana (Associazione Nazionale Alpini), è il più grande, ma solo parzialmente. Tra le notizie in rete si trova anche un’ ipotesi del 2005 di trasformare la Zanibon in zona turistico-residenziale, per la realizzazione di strutture alberghiere e di residence. Progetto mai decollato.

CASERMA FANTINA

CASERMA FANTINA

Prima osserviamo comunque la Fantina dall’esterno, che dista solo pochi metri da un gruppo di villette. Ha una superficie di 8.000 mq, e tuttora conserva un muro perimetrale alto, con cancelli ben chiusi. Quello principale si affaccia sulla strada. Ma fino a qualche anno fa non era così. Sul web girano parecchie foto di persone che hanno trovato tutto aperto e quindi sono entrate. Sono immagini del 2009, che mostrano già un comprensorio danneggiato e in stato di degrado. E da fuori pare così. Nel tempo ovviamente la situazione è peggiorata e non pare ci sia in atto o in previsione qualche iniziativa di recupero o almeno parziale riutilizzo.

CASERMA ZANIBON

CASERMA ZANIBON

La nostra attenzione si sposta quindi alla Zanibon. Entrando dalla parte retrostante vediamo un lungo edificio basso, non ci andiamo, sembrano solo vecchi magazzini vuoti, prima di un enorme prato. Proseguendo ecco le prime palazzine, senza porte e in condizioni generali davvero pessime. La prima ha una parte del tetto e la grondaia crollata. Non esistono porte o infissi. Proseguendo troviamo alcuni spazi anche questi utilizzati probabilmente come magazzini e poi ci appare un edificio molto più grande, a uno solo piano anche questo, parecchio lungo. Esternamente notiamo delle scritte incise sull’intonaco, vanno dal 1980 al 1983. Difficile capire i messaggi, ma le date sono ancora molto nitide.

CASERMA ZANIBON

CASERMA ZANIBON

Dentro si susseguono stanzoni, uno dopo l’altro, probabilmente una prima parte di uffici, poi la grande cucina, dove il tetto è completamente crollato e la vegetazione cresce indisturbata. Poi altre stanze con grandi lavandini e ancora uno spazio immenso. Poi ricomincia un prato che porta alla palazzina principale, che in questo caso ha diversi piani, ma è recintata, come fosse staccata dal resto del sito. Facciamo il percorso a ritroso e torniamo sulla strada, per esaminare da fuori proprio questa palazzina. Arriviamo così davanti a un cancello e scopriamo che una piccola porzione è utilizzata dall’Ana, ma davvero piccola rispetto al resto dell’edificio che appare piuttosto malmesso.

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Tra Fantina e Zanibon anche in questo caso ci troviamo davanti a due enormi siti dimenticati al loro destino o quasi. Restano sul web le testimonianze di chi ha passato un pezzo di vita qui e ancora ricorda momenti piacevoli, tra il lavoro da militare e la pace di un’atmosfera un po’ isolata, in mezzo ai monti.

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Ex caserma Zucchi di Chiusaforte

Arriviamo a Chiusaforte in una giornata afosa, almeno qui il caldo è meno intenso rispetto alla costa triestina. Sappiamo che in questa zona ci sono varie caserme, alcune molto grandi, che per anni sono state al centro della vita dei vari paesini. Qui i militari erano di casa, frequentavano bar e altri locali in libera uscita, molti dei quali sono stati chiusi quando i movimenti si sono azzerati, con la dismissione delle varie strutture.

La prima che decidiamo di osservare da vicino è la caserma Zucchi di Chiusaforte. Prendiamo la strada centrale, la seguiamo con l’auto, non ci serve capire come si entra perché la strada conduce direttamente all’interno del comprensorio, non ci sono sbarramenti o segnali. Parcheggiamo l’auto e ci troviamo immersi in un silenzio surreale. Eppure qui un tempo c’ era un via vai costante.

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Inaugurata nel 1965 è stata per anni il fulcro del paesino, per costruirla inizialmente era stato deviato in parte il fiume vicino per avere abbastanza spazio a disposizione. Aveva una capacità di oltre 1500 posti letto e una presenza costante di militari che per decenni si sono alternati all’ interno dell’ampio comprensorio, di circa 70mila metri quadrati. La caserma è stata ricostruita in gran parte nei primi anni ’80, dopo il terremoto e poi chiusa definitivamente nel 1995. Ora è abbandonata per la maggior parte dello spazio, fatta eccezione per una palazzina, utilizzata per eventi culturali, e un’area all’aperto, una sorta di deposito comunale. Nel 1996 ha ospitato una mensa per le persone in difficoltà a causa dell’alluvione che aveva colpito la zona. Originariamente c’era anche un ampia sala utilizzata come cinema e teatro per i militari della caserma. Non abbiamo fatto le foto ma poco lontano della caserma ci sono le palazzine per gli ufficiali costruite negli anni ’80 e ora completamente abbandonate, sono interi condomini. Come per altre caserme in tutta Italia sul web sono circolate ipotesi di riconversione completa mai avvenute. Restano su internet le notizie di come negli anni ’80 fosse una delle caserme più complete, moderne ed efficienti del settore alpino. Attualmente è di proprietà del Comune di Chiusaforte.


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Per quanto riguarda la palazzina tuttora in uso, Marco Basilisco ci scrive “Grazie al comune di Chiusaforte, l’associazione Friuli Storia Territorio, con la collaborazione dell’ASSFN-E e del REST, ha allestito un piccolo museo dedicato alla guerra fredda e al Battaglione Alpini Cividale nell’ex palazzina spaccio della caserma Zucchi di Chiusaforte. Il museo, probabilmente il primo di questo genere in Italia, allestito da appassionati e collezionisti, si propone come valida alternativa all’abbandono di queste strutture. Per il momento si tratta di un piccolo museo, ma con il tempo speriamo possa crescere”.

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La parte esterna che non risulta abbandonata è un deposito, si notano infatti molti segnali stradali, insegne, giochi per bambini forse di qualche parco pubblico ormai fuori uso e poi cumuli di legna tagliata e altre attrezzature. Una parte del verde in realtà è dimenticata, qui appaiono tracce del passato della caserma come lampioni o vecchi pezzi arrugginiti la cui destinazione originale è difficile da campire. Proseguono incontriamo le palazzine principali, tutte completamente sbarrate. Ci sorprendono due enormi murales dipinti sulle facciate, che coprono anche infissi e finestre. Bellissimi. Arriviamo nel piazzale principale e notiamo in fondo l’unico edificio aperto, con la porta semi distrutta. Dentro tutto vuoto, vetri rotti, segni del passaggio di vandali e solo i vecchi bagni ancora intatti.

Torniamo a riprendere l’auto e passiamo davanti all’ingresso principale, dove notiamo un grande gazebo ormai completamente ricoperto dal verde, per il resto ancora silenzio totale, in questo angolo stretto tra i monti, che un tempo era una piccola città viva e vivace.

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Ex caserma Muggia

L’ex caserma della Guardia di Finanza a un primo sguardo sembra una vecchia casa abbandonata, affiancata da un giardino talmente folto da non capire dove finisca. In realtà è una palazzina di 900 metri quadrati che ospitava appunto una caserma a due piani, abbandonata da una ventina d’anni e finita in uno stato di evidente degrado.
L’ingresso principale, un po’ a sorpresa, si affaccia su una stradina sterrata. Da qualche piccolo dettaglio scopriamo il portone, che è interamente coperto dall’edera e blindato, così come tutte le finestre del pian terreno, nonostante molti vetri siano stati distrutti. I danni più gravi, ci spiega un residente, sono stati causati in tempi piuttosto recenti da un enorme albero crollato sul tetto, che ha determinato cedimenti e infiltrazioni nella parte retrostante della palazzina. E’ qui che si scorge qualche stanza dai vetri, dentro è tutto vuoto, l’unica finestra sbarrata ma aperta è il bagno, dove si nota una fila di lavandini intatta.

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Almeno qui, a differenza di altri siti, sembra che non ci siano stati atti vandalici, anche perché appare piuttosto chiaro come l’ex caserma sia completamente vuota, oltre al fatto che è circondata da villette e in una zona dove il via vai è continuo.

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Dopo anni in disuso, nel 2009 viene annunciato un progetto di recupero, i lavori si sarebbero dovuti concludere entro i primi mesi del 2010………

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Intanto la vegetazione ha divorato ogni angolo e gli agenti atmosferici hanno procurato danneggiamenti seri all’edificio. Alcuni infissi e vetri sono caduti, così come tegole e una parte della copertura, come si nota anche dalla strada. Probabile che un recupero allo stato attuale sia piuttosto oneroso e come per tanti altri beni in cui ci siamo imbattuti, caserme in particolare, ci si chiede come mai non sia stato possibile un riutilizzo immediato. Ennesimo spreco.

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