Ex discoteca Etnoblog – Trieste

Un cortile con un corrimano arrugginito, un tappeto di foglie e immondizie, e un edificio basso, con porte e vetrate oscurate. E’ quel che resta dell’ ex discoteca Etnoblog di Riva Traiana, a Trieste, chiusa nel 2015 dopo 11 anni di attività, concerti, musica, spettacoli, base anche per molte feste di Jotassassina, con gli show delle drag queen.

Tutto abbandonato e fermo da allora. Chiuso con lucchetti e serrature ben salde, è difficile capire se per il sito sia in programma una nuova vita o, per lo meno, un intervento di sistemazione.

Ex discoteca Gradualis – Grado

Sullo stradone che porta a Grado è impossibile non notarla, alle porte di Grado Pineta, in provincia di Gorizia, circondata da un giardino e ormai da anni chiusa. E’ l’ex discoteca Gradualis, tempio della musica e delle serate dancing per tanto tempo.

Le ultime notizie sull’attività del locale riportano agli anni ’90, quando, come night club all’epoca, fu al centro di un’operazione anti-prostituzione, che portò a diversi arresti. Poi più di recente l’edificio è stato acquistato da un privato. Per il resto si sa poco o nulla.

All’esterno la discoteca appare come sempre, blindata e chiusa in ogni ingresso. All’esterno cattura l’attenzione dei passanti un enorme mezzo, anch’esso in disuso, parcheggiato tra il verde.

C’è ancora cartello ad annunciare il nome dell’ex discoteca e resta la speranza di tanti, che sulla pista hanno ballato decine di anni fa, di un futuro riutilizzo.

Ex discoteca Caribe – Bibione

Dopo l’Hippodrome di Monfalcone e il Mirò di Lignano, tappa questa volta a una delle più famose discoteche di Bibione, il Caribe Beach, conosciuto anche come Arena Beach o La Chunga. Meta del divertimento per anni, è stato chiuso dopo un vasto incendio di natura dolosa, che ha portato a pensanti danni. Attualmente la struttura versa in condizioni di degrado e abbandono., ma per lungo tempo in questa oasi del ballo la gente si è scatenata, a ritmo di musica, nel corso di tutta l’estate.

E’ l’11 novembre 2007 quando le fiamme divorano il locale, con l’allarme lanciato attorno a mezzogiorno. Sul Messaggero Veneto dell’epoca si legge: “Un imponente incendio ha distrutto la discoteca ristorante «Arena», meglio conosciuta come ex Caribe a Bibione. La discoteca era chiusa perchè attiva solo in estate e le indagini dei carabinieri puntano decisamente verso un’origine dolosa. Nessuno si trovava all’interno dei locali. Ci è voluta l’intera giornata per spegnere l’incendio. Sul posto più di venti vigili del fuoco giunti da tutto il circondario, hanno lavorato duramente in condizioni rischiose.. Al piano terra la cucina, sopra un ripostiglio, dove d’inverno vengono immagazzinati gli arredi del locale. Tendaggi, divani, cuscini, tutto materiale altamente infiammabile, e che ha reso molto difficoltose le operazioni di spegnimento. Parte del tetto crolla poco dopo l’arrivo dei pompieri. Sul posto giunge anche la protezione civile di San Michele, la polizia locale, ed i carabinieri di Bibione. Sulle cause l’amministratore della discoteca avanza delle ipotesi. «Secondo me qualcuno è entrato dentro. L’anno scorso qualcuno era riuscito ad entrare, ed aveva rubato alcune cose e sporcato in giro. I primi di novembre avevamo fatto un controllo appunto per verificare che non ci fosse nessuno all’interno, ma è risultato tutto a posto». L’incendio è stato spento solo intorno alle 17.30. I danni sono ancora da quantificare. Si tratta però di centinaia di migliaia di euro. Vigili del fuoco e carabinieri hanno compiuto un sopralluogo, ed è emersa la pista dolosa. I titolari hanno comunque affermato di non aver mai subito minacce o rappresaglie di alcun genere”.

2

Dentro ancora oggi i segni di quel rogo devastante, ai quali si sono aggiunti i passaggi di vandali che tuttora probabilmente passano. Ma spuntano qua e là anche le testimonianze di quel divertimento ormai archiviato, come un cartello che indicava “Tango Cafè”, il disegno di una nave dei pirati su uno specchio e una mappa del tesoro, i raggi di un grande sole impresso su un muro, i grandi banconi dove venivano servite le bevande, le consolle rialzate, una lunga serie di tagliandi per il guardaroba, gli ampi tendaggi e qualche divanetto superstite.

1

In alcuni ambienti il verde è ormai entrato, non di distingue più la soglia tra dentro e fuori. Nel giardino resiste ancora qualche copertura, ma si intuisce che le fiamme sono state davvero devastanti. In molti punti restano soltanto cumuli di macerie.

All’interno del locale negli anni si sono svolti tanti eventi, qui si mangiava, si beveva, si ballava, c’era la musica dei dj, quella dal vivo, il carisma degli intrattenitori e si sono svolti anche concorsi di bellezza.

3
In alcune foto presenti sul web la discoteca mostra la sua passata bellezza soprattutto nella parte esterna, con tinte vivaci, piante, gazebo, fontane, bar e angoli dove la gente si ritrovava per chiacchierare. Nel 2004 si legge su una pubblicità online “Intramontabile è il fascino del Caribe a Bibione con il suo sapiente sound latino americano e lo staff di animatori che arriva direttamente da Brasile, Repubblica Domenicana e Cuba”. Un’atmosfera sicuramente vivace, che in molti ricordano.

4
Come per altri edifici che abbiamo incontrato sul nostro cammino, sono gli incendi dolosi la causa del tracollo irrecuperabile, roghi innescati da scellerati quasi sempre rimasti impuniti. E’ successo per diverse scuole, per locali pubblici o fabbriche. Difficile capire la causa in molti casi, ma è desolante le le fiamme possano cancellare in pochi minuti la storia e le peculiarità di tanti luoghi di successo.

Seguiteci anche su Facebook.

L’ex discoteca Mirò di Lignano

Sabato 25 settembre 2010 ha chiuso i battenti una delle discoteche più conosciute (e più grandi) di Lignano Sabbiadoro, il Mirò.
Meta del divertimento per tante stagioni estive, per molti triestini è stata anche una tappa delle feste di maturità, tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, grazie alle cinque sale interne e agli immensi spazi esterni. Poi tutto è finito. Nel tempo agenti atmosferici e i soliti vandali hanno danneggiato un po’ tutto, ma l’ossatura e le caratteristiche di quel luogo sono rimaste. Dopo l’Hippodrome siamo curiosi di scoprire se davvero anche questo paradiso delle serate dancing è abbandonato. Ci prepariamo quindi alla trasferta, destinazione Lignano.

Arriviamo nella zona dell’ex discoteca, che di giorno vede un via vai di gente nella strada davanti, a causa di diverse realtà attive tutto attorno, con operai e mezzi che transitano. L’ingresso principale è sbarrato, ma vicino c’è una finestra completamente aperta. Sbirciando dentro già si intuisce che all’entrata, dove c’era il guardaroba e l’atrio, l’aspetto è di un luogo lasciato al suo destino e già ampiamente danneggiato. Percorriamo il perimetro del giardino, con il muro tuttora regolarmente in piedi e in una delle tante uscite laterali la porta è spalancata e la catena divelta. Dentro ci accoglie un cumulo di infissi, abbandonati in un angolo, poi iniziano a delinearsi, uno dopo l’altro, gli ambienti principali del locale. Il Mirò appare come un enorme contenitore, svuotato. Forse c’erano arredi, forse qualcosa era rimasto all’interno, ma è palese che qui tutto è stato rubato, portato via. A più riprese.


Le ampie sale da ballo riportano comunque all’originaria destinazione, ci sono ancora i banconi del bar, i “cubi” dove salire per ballare, la parte dove un tempo veniva collocata la consolle e da dove partiva la musica. Porte e finestre invece non esistono più. A collegare le sale ci sono i corridoio, con i bagni e qualche locale di servizio. Molti sanitari sono stati staccati dal muro. Le uniche stanze che ancora contengono oggetti sono un ufficio, zeppo di carte e raccoglitori, dove tutto è gettato a terra, fuori dagli armadi, da chi probabilmente cercava qualcosa di valore. Ma sono semplici fogli, nulla di più, ricevute della Siae, vademecum sulla zanzara tigre, istruzioni su impianti presenti nella disco, insomma il contenuto di una sorta di segreteria. E poi una cucina, con alcuni armadi, un ambiente usato forse anche in tempi recenti, con avanzi di cibo e abbigliamento. L’odore è nauseabondo perché qualcuno si è servito di quella stanza anche come bagno….


La parte più affascinante dell’ex discoteca ci sembra quella esterna, dove ancora si notano i bar, uno dei quali sovrastato da un piccolo terrazzino con una grande scritta “No fear”, tutti distrutti. A pochi metri un’enorme palla da discoteca, la classica sfera specchiata, è caduta al suolo, seminascosta dal verde ormai incolto, ed è pesantemente danneggiata, ma rappresenta uno dei simboli del divertimento che qui esplodeva ogni estate. Proseguiamo e spuntiamo in un’altra sala all’aperto, una delle due che erano coperte da grandi teloni bianchi e che ora penzolano tristemente, mossi dal vento. Ai lati della pista correva una vasca, ne troviamo un’altra più avanti, in mezzo a un piccolo prato, con tanto di ponticello in legno che ne permetteva l’attraversamento. Tutto il muro perimetrale è intatto e in buono stato, in alcuni punti, ormai sbiadite, appaiono le scritte Mirò, con disegni colorati. Che tuffo al cuore per chi, come noi, qui ha ballato in tante serate estive.

 

Nel 2013 sul Messaggero Veneto è apparso un articolo sullo stato di degrado del parcheggio, diventato un sorta di discarica, poi ripulito. Del destino della discoteca invece nessuno parla, ormai da anni, tranne qualche affezionato, che sul web ricorda le feste con migliaia di ragazzi e spera che prima o poi si possano riproporre.

Le informazioni che troviamo comunque sono poche, ma una persona ci ferma proprio nei pressi dell’uscita laterale, che prima abbiamo trovato aperta. Ci spiega che lavora lì vicino, è un operaio, ci dice che il Comune è l’attuale proprietario del Mirò e che ha chiesto proprio a chi lavora nelle vicinanze di segnalare eventuali intrusi. Noi ormai siamo fuori e gli facciamo pure notare che una porta è spalancata. Mentre si affretta a richiuderla ci racconta ancora che qui gira brutta gente e che un paio d’anni fa all’interno delle sale dismesse è stata violentata una ragazza. Cercando tra le notizie di cronaca degli ultimi anni non troviamo traccia di questo episodio e nemmeno note certe sull’attuale proprietà. Ma ormai il giro è finito ed è ora di rientrare a Trieste, con un pizzico di sconforto e con la mente che ritorna alle atmosfere di quella bella discoteca frequentata e tanto amata da diverse generazioni.

Una volta rientrati davanti al pc scopriamo che esiste ancora il sito internet http://www.mirodiscoteca.com, che in home page scrive soltanto “Un grazie di cuore a tutti voi” mentre la pagina Facebook è ferma all’ultimo post datato 29 settembre 2010 e vanta ancora oltre 9mila “like”. Qualcuno nei messaggi domanda ancora “quando aprite?”. Nessuna risposta.

Seguici su Facebook: triesteabbandonata

Bye Bye Hippodrome: i ricordi dell’ex discoteca

Dopo aver letto della demolizione dell’Hippodrome, prevista entro la fine dell’anno, abbiamo deciso di dedicare all’ex discoteca (chiamata prima Valentinis, poi Hippodrome e infine BeFore) una nuova puntata, tornando a Monfalcone e raccogliendo testimonianze e ricordi di chi quelle piste da ballo le ha vissute da vicino. A distanza di tempo dalle prime foto che avevamo pubblicato abbiamo trovato una situazione di degrado disarmante.

Parte della struttura è tuttora utilizzata come rifugio per sbandati, ci sono cumuli di sporcizia alti diversi metri, letti di fortuna, abiti, scarpe, anche di bambini, spazzatura ovunque e cibo accantonato, portato recentemente, ancora da consumare. Uno degli ingressi laterali, coperto dalla strada da un muro, viene utilizzato come toilette a cielo aperto. Alcune stanze dentro vengono utilizzate con regolarità, tanto che ci sono biciclette in buone condizioni e altri oggetti d’uso quotidiano. Nelle sale uno scempio totale.
Abbiamo chiesto sul web di inviarci ricordi legati all’epoca d’oro della discoteca e abbiamo raccolto due testimonianze, quelle del dj e speaker radiofonico Alex Bini e la voce di un gruppo di ragazzi che frequentava il locale nei primi anni ’90.

“Quando ci lavoravo – racconta Alex Bini – l’Hippodrome (marchio in comodato dall’originale discoteca londinese) era una macchina fabbrica-soldi, fascinosa, con proprietari già ben rodati che avevano altre cinque discoteche in Veneto. 12-13 mila persone pagavano settimanalmente il biglietto, con punte di 5mila ingressi solo la domenica pomeriggio. Figlia di mega discoteche nate come funghi in tutt’Italia nel finire degli anni ’80 era l’ incredibile e mastodontica novità, divisa in più sale e quindi in diversi generi musicali. Ma la grande forza era la macchinosa organizzazione dei P.R. Vera e propria ramificazione regionale e in tutti i capoluoghi e cittadine importanti della regione si organizzavano in gerarchie ben delineate, con Capo PR, vice capi PR, PR e “Pierrìni”. La massa tuttavia proveniva da Trieste e, visto che i giovanissimi si muovevano in treno da Trieste a Monfalcone, la domenica pomeriggio le Ferrovie dello Stato furono costrette a mettere all’opera due treni speciali. Il ruolo del PR inoltre era qualcosa di speciale, non solo entravano sempre gratis e partecipavano a mega cene in locali di Monfalcone a spese dei proprietari, ma venivano considerati davvero “fighi”, oltre al fatto che guadagnavano bene. Sul fronte della gente ricordo in particolare che le ragazze erano le vere protagoniste. Partivano da casa con i loro zaini pieni di abbigliamento che poi indossavano nei bagni del locale, sistemando nelle borse gli abiti brutti “mamma style”, ben consapevoli che la sera, prima di uscire dove i genitori le raccoglievano con l’automobile, dovevano ricambiarsi”.


Nel corso degli anni d’oro l’Hippodrome ha anche accolto personaggi famosi. “Innumerevoli gli ospiti – prosegue Alex Bini – cantanti, cantautori, gruppi e dj che si esibivano nella “sala del liscio” (la più grande sala d’Europa senza colonne o pilastri) ma il colpaccio fu fatto con il concerto degli 883, l’apoteosi! 7500 persone stipate nella sala, e quasi altrettante fuori, con articoli e servizi sui media per giorni”.
“Tutto era molto controllato, anche dal severissimo servizio d’ordine, talvolta eccessivo nel modo di agire nei confronti dei più facinorosi, che letteralmente prima sparivano dalla sala e poi dalla struttura. Le cose andavano bene, la gente si divertiva in sicurezza”.
Poi qualcosa cambia, Alex Bini intanto si sposta al Jammin’ di Trieste, nell’area dell’ex Birreria Dreher, convogliando tantissimi ragazzi. E’ il primo momento di difficoltà per l’Hippodrome, che nel frattempo cambia nome e diventa BeFore, con un tentativo di rilancio della struttura.
“Tre anni dopo sono stato ricontattato dall’allora proprietà e per due anni sono tornato a lavorare a Monfalcone, ma poi il concetto di megadiscoteche si stava sgretolando in tutto il Paese e ho lasciato concentrandomi su altri club”.

“L’appuntamento di domenica per tutti nel primissimo pomeriggio era a Trieste in piazza Oberdan, poi a piedi verso la stazione dei treni, direzione Hippodrome – racconta un gruppo di ragazzi che frequentava la discoteca nei primi anni ’90 – eravamo ancora giovanissimi e già quel breve tratto in treno ci sembrava un viaggio. Si scendeva e poi a piedi di nuovo, verso le sale del divertimento. In tasca le riduzioni, quei pezzi di carta coloratissimi, distribuiti spesso da amici o compagni di scuola a Trieste, che ancora oggi alcuni di noi conservano. Qualcuno si ricorda l’abbigliamento particolare, erano gli anni dei bomber, di marchi come Maui, Energy, Best Company, spopolavano i Levi’s e gli anfibi e nonostante il caldo della discoteca anche le camicione di flanella. Molte ragazze entravano coperte con maglioni, ma sotto indossavano top molto corti, sopra minigonne e immancabili jeans. Per molti sono state le domeniche dei primi baci, delle prime cotte e poi davvero tutti andavano a ballare lì la domenica. Ogni volta che si prendeva il treno si dava per scontato che si sarebbero incontrati quasi tutti i coetanei triestini. Abbiamo vissuto un’epoca delle discoteche davvero unica”.

Seguici anche su Facebook, alla pagina Triesteabbandonata

L’ex Hippodrome

Questa volta usciamo da Trieste, andiamo a Monfalcone, in provincia di Gorizia, una puntata del blog particolare, perché è di pochi giorni fa la notizia che l’ex discoteca Hippodrome, in passato punto di riferimento per migliaia di giovani di tutta la regione, verrà demolita entro la fine dell’anno.

2gX3LW4Cwind3Y6e4ByYdTR36Zc-5Z9joUX3yx8rqMc
Le nostre foto sono state scattate alcuni mesi fa, ma ecco che in questo momento vale la pena mostrarle. Non si tratta di un sito abbandonato a Trieste, come gli altri che stiamo mappando, ma sicuramente è un luogo caro a molti triestini, che qui hanno ballato, si sono divertiti insieme ad amici, compagni di scuola e coetanei, hanno assistito a concerti e altri eventi promossi per anni con successo. Qui sono nati amori, amicizie, qui arrivavano gruppi numerosi di ragazzini con il treno ogni domenica pomeriggio, da Trieste, per rientrare alla sera, tutti insieme, e molti conservano ancora tanti ricordi, delle canzoni dell’epoca, di come si ballava e dell’abbigliamento che si usava. Inevitabili ricordi di momenti felici da adolescenti.
Cosa resta di quel luogo, simbolo di spensieratezza? Un rudere.

Ma facciamo un passo indietro. L’ex discoteca Hippodrome, nata negli anni ’80 come Valentinis, versa ormai da anni in uno stato di forte degrado. Chiusa nel 2000 è stata più volte danneggiata, utilizzata come rifugio per senzatetto e meta di incursioni ripetute.
Nel 2010 si parla di una prima possibile demolizione, a causa dello stato in cui già si trova l’edificio, che comincia a subire atti vandalici senza controllo. Dentro finisce un po’ di tutto, materassi, carrelli della spesa, borse di immondizie, mentre qualche baluardo della vecchia discoteca ancora fa capolino, come i vecchi banconi delle sale, i divanetti e i tavoli o qualche arredo sui muri, dimenticato al momento della chiusura. I danni e le intemperie continuano inesorabili, mentre non sembra possibile un nuovo utilizzo, il soffitto comincia a cedere, escono fili, tubature, un giaciglio di fortuna prende fuoco. I bagni vengono divelti, i divani portati via, tutto viene distrutto.

5f2fe79TzUIHjRuOF_Ro4JGcVXgeqr_mLKoEuSozf_8
Nel 2012 si corre ai ripari murando alcune finestre, chiudendo gli ingressi, transennando dove possibile le vie di accesso, ma serve a poco. Gli ostacoli vengono rimossi, nuovi vandali tornano all’interno, anche se ormai non resta nulla. Cosa rubare o rovinare tra macerie e immondizie? Alcune sale diventano rifugio improvvisato per disperati senza fissa dimora, che vagano tra le stanze spettrali. Nel 2013 il Comune di Monfalcone sollecita nuovamente la proprietà, chiedendo la messa in sicurezza dell’area.

vaSmVZt8MUVBE-5bBQdOPzmUO_bqUWvolE5OSI8uQeE

Ad aprile di quest’anno ancora segnalazioni in seguito a vandalismi e persone che occupano abusivamente la struttura. Le foto su vari siti web si moltiplicano negli anni, tanti vogliono immortalare, con tristezza e amarezza, come è diventato l’amato Hippodrome.
Qualche giorno fa la svolta. Il Piccolo riporta la notizia che entro la fine dell’anno la struttura verrà demolita. Il lungo capitolo sembra chiudersi. La distruzione della discoteca segnerà l’addio definitivo al vecchio tempio del divertimento, divenuto poi, ahimè, tempio dello sfacelo.

2gX3LW4Cwind3Y6e4ByYdTR36Zc-5Z9joUX3yx8rqMc 11872756_10207438104176641_29441944_n

Seguiteci su Facebook: pagina triesteabbandonata

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=-D5oD_9SDYc