Ex hotel-ristorante Paradise – Trieste

L’hotel – pizzeria Paradise è solo l’ultimo di una serie di alberghi abbandonati che abbiamo incontrato sul nostro cammino a Trieste. Si trova a San Dorligo della Valle, dimenticato da anni al suo destino tra porte e finestre distrutte, buchi nei muri, il giardino diventato ormai una giungla, atti vandalici a più riprese, cartelli gettati a terra, ancora con l’ insegna che indicava la sua destinazione.

L’edificio si affaccia sul verde, in un ambiente tranquillo, e le notizie sul suo lento oblio scarseggiano. Pare sia chiuso da una decina di anni e da alcune voci sembra fosse destinato a diventare un piccolo condominio, progetto poi tramontato. Almeno per ora.

La palazzina, di modeste dimensioni, si trova sullo stradone che porta a San Dorligo della Valle e sono tanti i triestini che nel tempo, transitando con l’auto, si sono chiesti come mai si fosse ridotto in quello stato. Alcuni lo ricordano anche come ristorante-pizzeria, dove si fermavano a mangiare. Ormai non resta più nulla, tranne qualche letto, i sanitari distrutti, graffiti alle pareti, che in molti punti sono pesantemente danneggiate e mostrano i segni di chi è passato e ha probabilmente infierito sulle stanze già rovinate dagli agenti atmosferici.

Finora ne abbiamo incontrati tanti di alberghi vuoti o semi distrutti, su tutti l’hotel Obelisco a Opicina o il Belvedere a Sistiana, ormai quasi ruderi. Se la passa meglio l’hotel Montedoro a Muggia, completamente sbarrato mentre vi abbiamo già documentato lo stato dell’ex motel Agip di Duino, abbandonato ancora con tutti gli oggetti all’interno e ormai da anni dormitorio improvvisato di sbandati e senzatetto. Un hotel con tanto di ristorante l’abbiamo trovato anche in Friuli, in un piccolo paese, e ancora a Grado.

Sorprende spesso notare i letti, i tavoli, le cucine, gli spazi comuni, dove un tempo sono passati turisti italiani e stranieri, stupisce come mai tutto sia stato lasciato lì, senza pensare nell’immediato a un progetto di conversione e non si capisce il perché i locali non siano stati almeno svuotati. Peccato.

La straordinaria storia dell’albergo dei record Haludovo Palace Hotel

LA NASCITA DELL’HALUDOVO PALACE HOTEL: Era stato pensato come un paradiso dei divertimenti come mai realizzato prima in quel territorio. Una sorta di oasi del benessere tra mare, piscina, locali di intrattenimento, centri estetici, bungalow, suite e altri spazi super lussuosi. Compresa una buona dose di eros, dispensato tra massaggiatrici e ragazze con abiti succinti ad accogliere gli ospiti senza troppi misteri…Il tutto per attirare turisti ricchi e con la voglia di darsi alla pazza gioia.

Parliamo dell’enorme complesso “Haludovo Palace Hotel ” sull’isola croata di Krk, abbandonato da una trentina d’anni e con una storia incredibile alle spalle. A partire dall’investimento iniziale. 45 milioni di dollari. Che negli anni ’70, quando l’idea iniziò a prendere forma, erano una cifra pazzesca, tanto più per l’isola. Come pazzesca era la struttura progettata e poi realizzata. E sul web si trovano ancora foto dell’epoca, di quando il mega hotel venne aperto.


L'”Haludovo Palace Hotel” ed il “Penthouse Adriatic Club Casino” vennero inaugurati nel 1972. In oltre 3 anni di costruzione prese vita una vera e propria cittadina, con accesso al mare e con ogni tipo di servizio. Tutto ora è in stato di abbandono e pesantemente danneggiato. Ma all’epoca era stato curato con rifiniture di pregio. C’erano diverse piscine, interne ed esterne, oltre alla spiaggia e al lungomare, e poi una pista da bowling, giardini, aree fitness e wellness, spazi sportivi, ristoranti, bar, un salone di bellezza, un piccolo villaggio accanto al mare con annesse ulteriori attività per gli ospiti. Il tutto circondato da una voluta opulenza che si traduceva nella presenza di statue, dipinti, enormi lampadari, mobili pregiati.

IL SOGNO DEL MAGNATE: Sono gli anni ’60 quando il milionario e re del porno Bob Guccione fa tappa sull’isola di Krk , nell’allora Jugoslavia . Durante il suo soggiorno prese forma il sogno di costruire lì la sua nuova avventura, che univa insieme la sua voglia di fama e notorietà e il desiderio di realizzare qualcosa che mai si era visto in quelle zone. Partì così il mega investimento, che poi venne gestito formalmente da una società statale di Rijeka ma fu lui a dettare le regole. L’inaugurazione segnò la prima di una serie di sontuose feste, dove scorrevano fiumi di champagne. E i party memorabili continuarono almeno per un anno, tra hotel, casinò e penthouse. Pare che la hall dell’albergo fosse il biglietto da visita da cui si percepiva subito lo spirito voluto da Guccione, con un ambiente enorme, lussuoso, dove i clienti venivano accolti da ragazze in mini abiti da cameriere.

OSPITI FAMOSI: qui soggiornò anche Sadam Hussein, in una delle suite più lussuose dell’hotel. Tra i vari ospiti non tutti vennero alla luce, in un luogo di perdizione molti restarono nell’anonimato, ma il via vai di nomi noti pare fosse molto vivace. All’Haludovo arrivarono influenti uomini del mondo politico internazionale, insieme a tanti volti noti.

RAPIDA ASCESA, RAPIDISSIMO TRACOLLO: è stato più lungo il tempo di costruzione del complesso che il tempo del suo splendore. L’hotel rimase nel pieno della sua attività soltanto un anno. Poi il lento ma inesorabile declino, a causa dei costi esorbitanti di mantenimento. Nel 1973 “Haludovo” fallì. Solo un anno dopo il sontuoso avvio. Rimase aperto ancora una ventina d’anni circa, senza riuscire mai a risollevarsi economicamente. Nel frattempo pure le sorti del suo “papà” non furono idilliache e il magnate fondatore morì in difficoltà finanziarie nel 2010, negli Stati Uniti.

Al momento è un sito fantasma, dove rimane lo scheletro di alcuni fasti passati, che si intravedono nell’enorme hall, parzialmente intatta, nella pista di bowling ormai distrutta, nelle varie piscine e nei tantissimi ambienti che ancora mostrano chiaramente un’ opera tanto faraonica quanto sfortunata.

Tante altre foto sulla pagina Facebook Triesteabbandonata

Torna Triesteabbandonata in mostra

Seconda mostra per Triesteabbandonata, il progetto che da un anno e mezzo ha l’obiettivo di mappare principalmente a Trieste, ma anche in Friuli Venezia Giulia e fuori regione, beni abbandonati e dimenticati, riscoprendone la storia attraverso foto, documenti e video.

Dopo il successo della prima esposizione, la seconda aprirà i battenti al centro commerciale Montedoro, che ha sostenuto l’iniziativa nuovamente, con l’inaugurazione prevista il 20 gennaio alle 18, aperta a tutti.

Attraverso grandi pannelli fotografici si potranno scorrere le immagini di tanti siti caduti nell’oblio, caserme, fabbriche, magazzini, scuole, discoteche, alberghi e antiche dimore.

A curare l’iniziativa sono la fotografa Giada Genzo e i giornalisti Micol Brusaferro ed Emilio Ripari. Tra Facebook, gli altri social network e il blog dedicato, Triesteabbandonata conta su circa 10mila utenti che seguono costantemente il progetto.

Nella nuova esposizione una sezione sarà anche dedicata alla prima mostra, verranno quindi riproposti gli scatti già presentati a Montedoro l’anno scorso.

«Soprattutto su Trieste – spiegano Giada, Micol ed Emilio – abbiamo creato un archivio di beni abbandonati, pubblici e privati, come mai realizzato prima in città, per numero di immagini, ricerche storiche, filmati e documentazioni. Il nostro obiettivo principale è che questi edifici non continuino a restare nell’anonimato, spesso dismessi, chiusi, senza alcun controllo, ma che si possa pensare a un loro riutilizzo o almeno a una loro conservazione attenta. L’invito alla mostra per questo – sottolineano – è rivolto in particolare agli enti pubblici che, come abbiamo potuto verificare di persona, spesso purtroppo non hanno un archivio aggiornato soprattutto sulle condizioni nelle quali versano edifici di loro competenza».

Il secondo viaggio di Triesteabbandonata toccherà quindi tanti siti simbolo un tempo di attività produttive della regione, come l’inceneritore comunale. Si passerà anche attraverso luoghi di aggregazione come il bar Charlie, ridotto a un rudere, il circolo Pisoni, ormai semi distrutto, così come il Teatro Filodrammatico, e ancora ci sarà una tappa a Bibione, in un’enorme discoteca bruciata e lasciata al suo destino, e anche a Grado, tra alberghi chiusi e piscine dimenticate. Sarà documentata la distruzione che ha colpito l’ex campo di baseball e hockey di Prosecco e scorci di dimore storiche come Villa Frommel a Gorizia o Villa Haggiconsta a Trieste. Spazio ancora a hotel ormai rifugio per barboni, stazioni dei treni semi demolite, enormi caserme e altri luoghi un tempo occupati dai militari.

La mostra resterà allestita fino al 5 febbraio e sarà accompagnata anche da filmati che raccontano il progetto dagli esordi a oggi. Verranno inoltre organizzati alcuni incontri pubblici, ai quali saranno invitati architetti, tecnici e studenti, per discutere insieme sul futuro di alcuni siti in particolare.

L’esposizione si potrà visitare ogni giorno, fino al 5 febbraio, secondo gli orari del centro commerciale.

https://triesteabbandonata.wordpress.com

Ex Motel Agip – Trieste

Da albergo a 3 stelle con 75 camere, a rifugio per sbandati e senzatetto, che ormai da qualche anno vivono indisturbati all’interno. L’ex motel Agip di Duino a Trieste è abbandonato e meta continua di atti vandalici. Non sono serviti i ripetuti appelli degli abitanti della zona, che dal 2013 hanno denunciato la pericolosità di un sito dove fioccano bivacchi, rifiuti e un via via di persone senza controllo. Poco o nulla è stato fatto negli ultimi tempi. Dalle finestre rotte e da alcune porte aperte si intuisce che dentro, tra distruzione e sporcizia, vivono parecchie persone in condizioni igieniche a dir poco precarie, mentre la struttura è in condizioni di degrado. Prima motel Agip, poi Holiday inn, infine hotel Idea, la sua chiusura è avvenuta circa 4 anni fa.

Per anni l’edificio è stato un semplice motel, dedicato soprattutto ai viaggiatori di passaggio, anche grazie al doppio accesso dall’autostrada e dalla statale che attraversa Duino. Secondo alcune voci erano i tempi in cui veniva utilizzato anche da coppie clandestine, vista la posizione un po’ defilata. Il nome a quel tempo era Motel Agip, con il quale tuttora viene spesso identificato dalla gente. Poi la svolta e la vocazione maggiormente turistica, voluta valorizzando la posizione dell’albergo, strategica per raggiungere in poco tempo l’aeroporto ma anche alcuni siti molto apprezzati come il castello di Duino, la baia di Sistiana o il castello di Miramare. Al suo interno si sono svolte anche feste, eventi di intrattenimento, oltre a congressi e meeting.

Su un sito di prenotazioni online si legge ancora: “L’hotel a 3 stelle Idea Hotel – Trieste Duino, tranquillo, offre camere con aria condizionata con una vista stupenda sul castello. La collocazione centrale dell’hotel offre un rapido accesso a San Giovanni del Timavo e al Castello di Miramare. A 10 minuti dal centro di Duino, a 15 min. di auto dall’aeroporto Ronchi Dei Legionari. L’hotel offre 75 camere. Tutte sono dotate di un minibar, controllo della climatizzazione individuale, Wi-Fi, TV via cavo con film su richiesta e una cassaforte. Sono dotate di bagni con asciugacapelli. Il ristorante unico offre piatti della cucina regionale. Disponibile poi lavanderia, servizio in camera e servizio sveglia, cassetta di sicurezza, servizio parcheggio gratuito e servizio di cambio valute. Wi-Fi è disponibile solo nelle aree pubbliche ed è gratuito”.

E’ il settembre del 2013 quando iniziano le proteste dei cittadini, che emergono anche attraverso alcuni articoli apparsi sul Piccolo. Tutti chiedono sicurezza dopo la chiusura dell’albergo che nel frattempo è stato lasciato senza controllo, occupato da sbandati. C’è chi nota persone di giorno e di notte, arrivare dalla strada accanto al distributore di benzina ma anche dal parcheggio della vicina autostrada. Da alcuni racconti pare che a suo tempo sia stato chiuso lasciando tutto dentro, mobili, attrezzature, ma anche piatti, bicchieri, lenzuola, ogni cosa portata via o tuttora utilizzata dagli attuali abusivi…

Sempre nel 2013 il Comune di Duino lancia l’idea di un centro congressi, ma ci vuole l’intervento di un privato e intanto, accogliendo le lamentele dei residenti, l’amministrazione comunale scrive alla proprietà dell’hotel, per segnalare una discarica abusiva e la presenza di persone che bevono e bivaccano fino a tarda ora nel comprensorio. Lettera che però non troverà risposta. A novembre 2014 la situazione peggiora, i cittadini cominciano a segnalare come la struttura sia ormai diventata una dimora notturna per un numero crescente di sbandati e chiedono nuovamente controlli e una vigilanza costante.

A quel tempo sul Piccolo appare un articolo che riporta queste note. “A denunciare per primo la preoccupante situazione, Vladimiro Mervic, presidente della Comunella di Duino: «Chi l’ha detto che l’ex Motel Agip è chiuso? È apertissimo e vi alloggia una decina di persone dell’Est o compagnia bella. Basta passare per di lì verso sera e nelle stanze si possono osservare deboli luci provocate dai fornelli accesi. Povera Duino!»”. In quell’occasione i residenti cominciano a lamentare anche un aumento di furti in molte case della zona. Nel novembre 2015 un’altra ondata di proteste viene raccolta dal quotidiano, che parla di montagne di rifiuti abbandonati nelle aree vicine all’albergo, confermando nuovamente la presenza fissa di persone che ormai vivono nell’hotel. Pare che questa volta la proprietà abbia risposto, promettendo di transennare il sito. Da quel momento è passato più di un anno. E la situazione è peggiorata.

Sono in molti a raccontare che l’hotel è abitato da persone in difficoltà. Al piano terra si nota la devastazione, con vetri infranti e porte divelte, ma ai piani superiori le finestre delle camere si aprono e si chiudono, le tende si scostano, c’è chi dorme, mangia e utilizza i servizi igienici anche se non c’è acqua, elettricità o gas. I panni vengono stesi nel giardino, dove si notano avanzi di cibo recenti. Sono soprattutto stranieri, dice qualcuno, qualche volta di passaggio, ma anche stanziali. Durante il giorno vivono di espedienti, per rifugiarsi qui di sera e di notte. Vengono accesi fuochi, i bagliori vengono notati dall’esterno. Molte volte le persone sono ubriache, aggiunge qualcuno, e si intuisce dalle bottiglie sparse ovunque, dai salottini improvvisati all’esterno. Le deiezioni e le immondizie mostrano il segno di uno degli ultimi passaggi in ordine di tempo, deiezioni anche nelle stanze e sui muri interni.
Da un vetro si intravede un vecchio biliardo, ormai semi distrutto, e ancora mobilio della sala da pranzo e sedie, ma avvicinarsi è un rischio. Oltre alle persone che ci vivono bisogna fare i conti con i ratti, anche parecchio grossi. Qualcuno è stato ucciso probabilmente dagli attuali inquilini, e giace sul pavimento, accanto a immondizie di ogni tipo.

L’albergo insomma registra un bel pienone, peccato non sia il tutto esaurito che ci si aspetta da un hotel….(qui sotto una veduta del giardino quando l’hotel era in attività e come si presenta ora).

Seguiteci su Facebook: triesteabbandonata

Ex Hotel Belvedere – Trieste

L’ ex hotel asburgico Belvedere a Sistiana, chiuso ormai da decenni, è stato costruito nei primi anni del 1900, probabilmente nel 1906, realizzato su cinque livelli, a pochi metri dal mare. L’accesso si effettuava dalla parte alta, per lasciare libera visuale alle stanze, quelle di maggior pregio erano situate nelle torri laterali. La struttura imponente era dotata di ampie sale, camere affacciate sul golfo, scelte spesso dalla nobiltà per le vacanze estive. Abbandonato ormai da tanti anni, o meglio decenni, l’ edificio sta letteralmente cadendo a pezzi, mentre il verde ha divorato un po’ tutto.

3

Molti triestini ricordano in particolare una zona, la palazzina più bassa, dove si trovava un bar che serviva aperitivi e organizzava serate di musica, ora ridotto a un intricato insieme di edera e rovi. Per il resto l’edificio principale ha subito vari cedimenti come si nota a occhio nudo dalla strada. Prima di essere comprato in tempi recenti, non era transennato per anni e le incursioni di vandali e curiosi sono state continue. C’è chi racconta che dopo l’abbandono qualcosa era rimasto, depredato a più riprese, poi la distruzione.

2

All’interno si trovano mucchi di rifiuti e calcinacci, in molte stanze sono crollati pavimenti e solai, ma anche muri, travi e scale. Ci sono scritte con la vernice dei soliti vandali e ancora qualche segno delle vecchie pitture che caratterizzavano gli eleganti ambienti. Sono immagini che emergono nel 2009 in rete da un video, di chi aveva sfidato l’instabilità della struttura entrando,
http://www.youtube.com/watch?v=6O83ryAT4GE

5

L’ex hotel stato acquistato da un’azienda privata, che nel 2012 ha annunciato di voler effettuare un intervento di ristrutturazione, tutt’ora atteso. L’edificio è sottoposto a vincoli dalla Soprintendenza dei Beni Culturali che impone il mantenimento della facciata e della struttura frontale.

L’ex Hotel Obelisco

Chissà quante volte ci passate davanti senza farci più caso ormai. L’ex Hotel Obelisco, a Opicina, è un altro baluardo del degrado triestino. Se ne parla da anni, anzi da decenni, ma niente di concreto è stato mai fatto. Costruito a fine ‘800 come Stazione di Posta, dove era fissato il cambio dei cavalli del servizio postale, dai primi anni del ‘900 diventa un albergo, più volte ampliato, dove i ricchi triestini soggiornavano per le vacanze nell’aria fresca del Carso.
Tutto è stato completamente abbandonato dal 1985, danneggiato a più riprese e oggetto di una lunga serie di progetti mai partiti. Tra albergo, spazi verdi e complesso retrostante, dotato di piscina e campi sportivi, ha una superficie complessiva di ben 61.918 metri quadrati. E sono tanti! Il periodo di maggior splendore risale agli anni ’70, quando l’ampia terrazza ospitava momenti conviviali ed eventi, davanti alla splendida vista aperta sul golfo.
E sì che con quel panorama, nelle fresche serate estive, c’è chi ricorda splendidi aperitivi, feste e semplici momenti conviviali e nel complesso sportivo giornate di sole in piscina, tornei di tennis, musica e intrattenimenti. Cos’è rimasto? L’hotel è un colabrodo, tra pezzi distrutti, infissi divelti, buchi dovuti ad incursioni rattoppati con mattoni, la piscina piena di acqua melmosa, che racchiude rifiuti di varia natura. Tutto ciò che era rimasto, e qualcuno parla di mobili e suppellettili, è stato rubato a più riprese. Anche qui ci colpisce in modo negativo il tracollo mai frenato. Fantastichiamo guardando soprattutto il complesso sportivo, qui davvero si potrebbe fare di tutto, un centro per i ragazzi, per società sportive, per feste private. Invece niente è ormai recuperabile.

Negli anni le ipotesi di riutilizzo sono state tante, così come le proprietà che si sono alternate nel corso del tempo. C’è chi voleva farne di nuovo un albergo, chi voleva stravolgere completamente l’originale destinazione, chi sperava di trasformarlo nella foresteria per la Sissa. Alla fine degli anni ’80 correva la voce che pure il re delle diete Mességué aveva puntato all’ex hotel per farne un centro benessere. Niente di niente.
Di sicuro c’è che all’interno sono stati girati film dell’orrore, ci sono stati set fotografici improvvisati ed è stato rifugio per senza tetto, per molti anni.

Uno di noi si è spinto all’interno, ecco passo dopo passo l’hotel dell’orrore. “A terra pezzi di mattoni, tegole, rami secchi, piante cresciute spontaneamente. E devo ancora entrare. Sembra tutto murato, ma non lo è. C’è un varco, un grosso varco. Mi avvicino con cautela, mentre il rumore delle auto si fa via via sempre più chiaro e vicino. La strada è lì, solo un sempreverde accasciato su se stesso e un muretto di cinta a nascondere parzialmente il restante groviglio naturale, la separano dal retro di questo gioiello divenuto disarmante caos. Quante macchine. Quanta gente a pochi passi. Quanta vita, quanto rumore. Guardo di fronte a me, dentro al varco, silenzio tombale. Mix di emozioni pensando a quello che c’era, a quello che c’è ora, a quello che mi aspetta. Un’occhiata dentro, luce per 7-8 metri, si intravede qualche spiraglio, sulle colonne poco più avanti, poi buio pesto. Nonostante dietro il primo angolo vi siano le scale ai piani superiori (quindi finestra, quindi aria), l’impatto aria aperta/finestre murate stordisce. Qualche passo a sinistra e a destra, i primi “rami” del piano terra e sembra già un labirinto senza fine. Che spreco, gente. L’ordine logico con cui volevo ispezionare l’area va a farsi benedire dopo si e no tre minuti. Si va a tentoni, la torcia illumina qualcosa, ma aiuta giusto a non mettere piede in fallo, ed è già molto anche se qualche oggetto/maceria la si calpesta. Bisogna pur guardarsi attorno ed evitare tutti gli ostacoli è impossibile. Lo “spettacolo” mette i brividi ed insieme crea sgomento unito a rabbia. Stanze enormi si alternano a stanzette, in alcune solo dei murales immersi in un’oscurità terrorizzante, in altre c’è di tutto. Cumuli di porte e finestre rotte, rese quasi irriconoscibili dal tempo. Intuisco la stanzetta che ospitava il portiere, c’è ancora il quadro delle chiavi con qualche etichetta che recita ‘reparto piscina’, ‘porte hall’, ‘reparto cucina’, ‘porte bar’. Di chiavi, chiaramente, nemmeno l’ombra. La mente corre in ognuno di questi ambienti, creando una sensazione sicuramente intensa, difficilmente definibile, chiusa da un velenoso perché? Decido di tornare verso il varco per visitare il resto ed andare poi ai piani superiori. Il buio totale e la solitudine non sono un buon mix, lo ammetto non vedo l’ora di salire, in questo momento più per il sollievo ritrovando la luce che per la curiosità. Una stanzetta agghiacciante è letteralmente mangiata e scavata dall’umidità, la “soglia” di metà piano con altre scale a metà corridoio e l’ascensore (non c’è la porta e se ne intravede un pezzo, è fermo al primo piano), un’altra stanza enorme resa ancor più spettrale dai muri anneriti per tre quarti. Arrivo vicino al tanto desiderato varco. Luce piena e una boccata d’aria servono come l’acqua. Rientro, pronto a salire. Noto però che le scale scendono, pure. Mi avvicino, riaccendo la torcia, intravedo cataste di tavoli e sedie rotte, porte divelte, buio ancor più pesto. Almeno qua c’è il varco, a garantire uno specchio di luce. Al piano terra forse il terrore ha vinto sull’immaginazione, meglio salire. Quanta gente le ha fatte, queste scale? Quante persone hanno visitato questo posto, durante la lunga attività così come nell’altrettanto lunga e scriteriata era dell’abbandono? Arrivo al primo piano e, vi dico subito, rispetto al secondo e al terzo è solo un po’ più vasto ma le differenze coi piani superiori sono poche. I lati che guardano Trieste ed il suo golfo (oltre che Strada Nuova per Opicina, distante pochissimi metri) godono della luce del pomeriggio, quelli che invece tuffano lo sguardo nell’immenso parco sono decisamente più bui. Giro tutti gli ambienti. Al primo piano rifiuti, oggetti di ogni tipo, quel che resta dell’ascensore (qui si vede, è divenuto una discarica per chi ha “visitato” i piani superiori, riempito di ogni cosa), muri che cadono a pezzi, soffitti e pareti annerite. Al secondo piano scheletri di letti, bottiglie, scatoloni-scatoline-scatolette (di cibo), servizi igienici divelti in tutte le stanze, vasche da bagno piene di calcinacci, mobilia devastata, rifiuti, vestiti in preda al marciume. Al terzo da quel che resta delle reti si passa direttamente a materassi circondati da spazzatura, in un ambiente che definire sporco è pesante eufemismo. Anche qui muri cadenti, stanze più strette (ovvio, avvicinandosi al tetto), vegetazione che avanza trovando appiglio sui muri. Il lato-parco e le stanze murate producono un continuo accavallarsi di profonda inquietudine, sorpresa, sgomento. Il lato-golfo aggiunge rabbia, amarezza, vorace speranza. Rabbia e amarezza sorgono immediate, vedendo le condizioni in cui versa tutto questo. Che altre sensazioni potrebbe suscitare, vedere distintamente dietro la vegetazione le auto che ti passano sotto al naso, senza che guidatori e passeggeri riescano a vedere nulla di questo scempio? Poi dalla strada si alza giusto un attimo lo sguardo, giocando a centrare gli spazi concessi dagli alberi, intravedendo il golfo di Trieste. Al terzo piano poi, pareggiando la sfida in altezza con la vegetazione, il golfo si vede chiaramente. Che nervi.. E che spettacolo, nonostante il caos in cui mi trovo. Rabbia e amarezza si moltiplicano, ma la speranza subentra. Perché un posto così, con una vista così, un parco così, un’area sportiva così, una posizione strategica ed insieme straordinaria così, non può rimanere in eterno così. Perché lasciarlo in questo stato? Quanti utilizzi potrebbe avere un complesso del genere restituito alla vita?
Mi decido a riprendere il cammino verso il varco scendendo stavolta dalle sin qui inesplorate scale centrali (quelle più buie, vi risparmio dettagli che potete immaginare), prima però questo posto che DEVE tornare a vivere decide di regalarmi un’ultima “chicca”. All’ultimo piano c’è ancora uno spiraglio, quasi invisibile per via dell’ammasso di oggetti. Questo passaggio si rivela lo stanzino con i quadri elettrici (quel che ne rimane) del terzo piano, con accesso al sottotetto. A terra la pagina rovinata dal tempo di un giornale in lingua serba, la botola è aperta. Mi ci infilo e guardo ai lati, alla mia destra a una decina di metri una piccola finestra oblò. Entro con prudenza che definire massima è riduttivo. Percorro questo corridoio di mattoni alto meno di un metro, giungo vicino. Serramenti rovinati ma la finestrella qui c’è. Il vetro c’è. L’unico intatto in tutto l’hotel. Da non credere. La vista sulla città e sul golfo è a dir poco mozzafiato. Intravedo una nave da crociera da poco partita, la osservo un paio di minuti mentre lentamente prende il largo. Penso tra me e me che le navi partono, ma poi ritornano. Penso che uno spettacolo così lo sto ammirando dall’unico punto d’osservazione “intatto” della mia intera visita. Penso fermamente che queste pur poche, flebili, forse fantasiose coincidenze, non possano essere un addio ma un arrivederci. Fateci qualsiasi cosa purché utile, ma questo posto non lasciatelo così”.

Il 30 settembre l’ex hotel Obelisco di Opicina andrà all’asta al tribunale di Milano. Il prezzo di partenza sarà di 3 milioni di euro.
Sarà la vera svolta? Staremo a vedere.

Segui i nostri aggiornamenti e i reportage fotografici su Facebook, alla pagina triesteabbandonata

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=bo9IoUoxtFU