Addio allo stabilimento Fissan di Trieste

Se ne va un pezzo della storia della città, a colpi di ruspa. E ogni muro che cade è una parte dello storico stabilimento Fissan di Trieste che sparisce per sempre.

Nei giorni scorsi gli interventi di demolizione dei fabbricati dall’area, di 17 mila metri quadrati, sono iniziati in via Muggia. A insediarsi sarà una nuova azienda, che si occupa di logistica, per cui quei locali, destinati a un uso ben diverso, non erano funzionali. 

Tra i triestini molti si sono detti dispiaciuti, davanti alla distruzione delle palazzine, ma dopo oltre 10 anni di abbandono, di atti vandalici, di degrado e desolazione, almeno la zona tornerà in attività. 

Ma perché i triestini ci tengono tanto? La motivazione è legata alla storia della Fissan, e al suo legame con Trieste. Facciamo un passo indietro. 

La linea Fissan è stata fondata da Osiride Brovedani nel 1930. Grazie all’incontro con il ricercatore Arthur Sauer, 650 ospedali dopo qualche anno adottano i prodotti del marchio in tutta Italia e l’azienda diventa una delle più importanti a livello nazionale. Lo stabilimento di via Muggia sorge nel 1965 e da una quindicina di dipendenti si arriva in poco tempo a circa 300, grazie agli ampi spazi a disposizione. Negli anni ’80 Raffaele De Riu succede a Brovedani e la crescita continua, con un’impronta più moderna. Dal 1970 al 1985 la Fissan detiene il 90% del mercato del settore. La fama arriva anche grazie alla sponsorizzazione della squadra di calcio della Triestina.

Nel 1985 il marchio Fissan viene acquistato dalla società inglese Beecham, all’inizio degli anni ’90 passa all’americana Smith Kline, e poi nel ’93 alla Sara Lee, che nel ’99 la cede alla Cover. Nel 2006 ecco la chiusura definitiva. Dal 2008 l’area viene abbandonata. Scoppia anche un incendio, che danneggia gravemente un fabbricato. Anni di oblio e aste deserte, fino alla svolta, a inizio 2021.

Efa e la capanna nel bosco

Per anni ha vissuto in una capanna sul monte Lanaro, circondata dai suoi amati animali, fino alla metà degli anni ’80, quando è morta. Ogni tanto scendeva “in paese” per fare provviste, ma molte volte erano amici e volontari a portarle acqua e viveri.
La storia di Efa, una donna che ha scelto una vita da eremita, in mezzo al bosco, la conoscono in tanti a Trieste e dintorni. Siamo andati sul monte dove aveva scelto di condurre un’esistenza solitaria, a contatto con la natura, per cercare la sua capanna.
Qui ormai molti terreni sono privati e in uno di questi, proprio accanto all’area dove sorgeva la casetta della donna, troviamo un uomo. Efa la conosceva bene, e ancor di più la madre, che spesso si fermava anche a chiacchierare con lei. E nella sua proprietà privata ci mostra uno stivaletto. “Era di Efa – dice – l’ultima cosa che rimane, perché la sua capanna è stata demolita anni fa”.

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Ci mostra lo spazio dove si trovava, e dove ora è rimasto solo un groviglio di fili in ferro e niente di più.
Ma chi era Efa? “Si chiamava Genoveffa – racconta l’uomo – io ero un ragazzino, ma me la ricordo molto bene. Abitava in una capanna di fortuna, con gatti, cani, pecore. Sempre lì, estate e inverno, cucinava, curava l’orto, si spostava spesso con uno dei cani, il più affezionato. Mia madre andava a trovarla, ed era sempre gentile. Solo due cose non sopportava. Non voleva essere fotografata e non raccontava mai troppo sulla vita personale, sul suo passato in particolare. Pare avesse anche un figlio, ma non ne sono sicuro. A Monrupino la conoscevano tutti e credo abitasse lì, prima di decidere di ritirarsi nel bosco. Ma il motivo per cui ha scelto di lasciare tutto e ritirarsi tra i boschi non si è mai saputo con certezza”.

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Nella radura dove aveva costruito il suo rifugio, Efa pare abbia vissuto per circa 50 anni. “Prendeva l’acqua in un laghetto qui vicino, che poi bolliva. Le verdure del suo orto e la frutta di alcuni alberi che ancora sono presenti non lontano da dove sorgeva la capanna. Ogni tanto comunque scendeva a fare la spesa nei negozi più vicini. Ricordo – racconta ancora l’uomo – che le piaceva tanto cucinare la trippa”. Via dalle comodità, da una casa con riscaldamento o da un letto comodo, Efa stava bene così.
“Noi andavamo a trovarla, così come altre persone qui vicino e anche alcuni vigili del fuoco, per assicurarsi, soprattutto negli ultimi temp, che fosse in salute, e nel 1987, se non sbaglio, non vedendola da tempo, qualcuno è andato alla capanna e l’ha trovata morta. Dispiace che quel rifugio sia stato demolito – dice ancora l’uomo – era la testimonianza di una storia che ancora oggi incuriosisce molte persone. So che su di lei volevano anche scrivere un libro. Quando il rifugio è stato eliminato ho trovato uno stivaletto che le apparteneva, e ho deciso di conservarlo, a ricordo di questa donna che ha avuto una storia così particolare”.

Gli oggetti più strani rinvenuti nei beni abbandonati – Seconda puntata

Seconda puntata del viaggio tra gli oggetti più strani trovati nei luoghi abbandonati, che finora abbiamo toccato.

CARCASSA – All’ inizio non l’abbiamo subito notata, poi avvicinandoci, accanto a un edificio abbandonato nel Carso, ecco un’auto completamente distrutta, in parte bruciata e accartocciata. Come sia finita qui resta un mistero, anche perché non esiste una strada che conduca a questo punto.

SCARPA DA CALCIO – Eccola spuntare nell’ultimo piano di una palazzina di uffici legati a una grande fabbrica. In mezzo al degrado, tra vetri e infissi distrutti e mobili ormai fatti a pezzi. Che sia stata dimenticata da un impiegato al momento della chiusura?

VECCHIA CULLA – Dimenticata in una serie di condomini chiusi ed evacuati. Nella stanza non è il solo oggetto che mostra la presenza, un tempo, di un bebè all’interno dell’ appartamento. A poca distanza anche una culla da viaggio.

GRAYSKULL – Chi ricorda negli anni ’80 il cartone animato He-Man? Ecco qui il famoso castello di Grayskull. Gioco amatissimo all’ epoca, smontato e con pezzi mancanti è stato dimenticato all’interno di un vecchio fabbricato semi demolito.

DISCO – Il diametro supera il metro per questa maxi palla da discoteca, staccata dalla sue sede originale e gettata nel giardino di uno dei locali più famosi e frequentati d’estate in Friuli Venezia Giulia. Chiuso ormai da anni.

PISTA PATTINAGGIO – Resta poco o nulla di un grande parco di divertimenti dismesso. Tra le attrazioni lasciate al loro destino anche una grande pista di pattinaggio, ancora con qualche pattino rimasto sul pavimento.

PISCINA E SPA – Un hotel di lusso enorme, con varie piscine, spazi benessere, aree per divertimenti….tutto abbandonato. Questa è solo una delle vasche presenti, in un albergo con un passato glorioso.

STATUA BASEBALL – Alta quasi due metri, questa statua è stata decapitata. Rappresentava un giocatore di baseball probabilmente con una mazza in mano…Ma anche le braccia sono state staccate. E’ stata abbandonata in una palazzina dove tutto è stato pesantemente danneggiato dai vandali. La testa è sparita.

Ex hotel-ristorante

L’hotel – pizzeria  è solo l’ultimo di una serie di alberghi abbandonati che abbiamo incontrato sul nostro cammino, dimenticato da anni al suo destino tra porte e finestre distrutte, buchi nei muri, il giardino diventato ormai una giungla, atti vandalici a più riprese, cartelli gettati a terra, ancora con l’ insegna che indicava la sua destinazione.

L’edificio si affaccia sul verde, in un ambiente tranquillo, e le notizie sul suo lento oblio scarseggiano. Pare sia chiuso da una decina di anni e da alcune voci sembra fosse destinato a diventare un piccolo condominio, progetto poi tramontato. Almeno per ora.

La palazzina, è di modeste dimensioni. Ormai non resta più nulla, tranne qualche letto, i sanitari distrutti, graffiti alle pareti, che in molti punti sono pesantemente danneggiate e mostrano i segni di chi è passato e ha probabilmente infierito sulle stanze già rovinate dagli agenti atmosferici.

Finora ne abbiamo incontrati tanti di alberghi vuoti o semi distrutti.

Sorprende spesso notare i letti, i tavoli, le cucine, gli spazi comuni, dove un tempo sono passati turisti italiani e stranieri, stupisce come mai tutto sia stato lasciato lì, senza pensare nell’immediato a un progetto di conversione e non si capisce il perché i locali non siano stati almeno svuotati. Peccato.

La straordinaria storia dell’albergo dei record Haludovo Palace Hotel

LA NASCITA DELL’HALUDOVO PALACE HOTEL: Era stato pensato come un paradiso dei divertimenti come mai realizzato prima in quel territorio. Una sorta di oasi del benessere tra mare, piscina, locali di intrattenimento, centri estetici, bungalow, suite e altri spazi super lussuosi. Compresa una buona dose di eros, dispensato tra massaggiatrici e ragazze con abiti succinti ad accogliere gli ospiti senza troppi misteri…Il tutto per attirare turisti ricchi e con la voglia di darsi alla pazza gioia.

Parliamo dell’enorme complesso “Haludovo Palace Hotel ” sull’isola croata di Krk, abbandonato da una trentina d’anni e con una storia incredibile alle spalle. A partire dall’investimento iniziale. 45 milioni di dollari. Che negli anni ’70, quando l’idea iniziò a prendere forma, erano una cifra pazzesca, tanto più per l’isola. Come pazzesca era la struttura progettata e poi realizzata. E sul web si trovano ancora foto dell’epoca, di quando il mega hotel venne aperto.


L'”Haludovo Palace Hotel” ed il “Penthouse Adriatic Club Casino” vennero inaugurati nel 1972. In oltre 3 anni di costruzione prese vita una vera e propria cittadina, con accesso al mare e con ogni tipo di servizio. Tutto ora è in stato di abbandono e pesantemente danneggiato. Ma all’epoca era stato curato con rifiniture di pregio. C’erano diverse piscine, interne ed esterne, oltre alla spiaggia e al lungomare, e poi una pista da bowling, giardini, aree fitness e wellness, spazi sportivi, ristoranti, bar, un salone di bellezza, un piccolo villaggio accanto al mare con annesse ulteriori attività per gli ospiti. Il tutto circondato da una voluta opulenza che si traduceva nella presenza di statue, dipinti, enormi lampadari, mobili pregiati.

IL SOGNO DEL MAGNATE: Sono gli anni ’60 quando il milionario e re del porno Bob Guccione fa tappa sull’isola di Krk , nell’allora Jugoslavia . Durante il suo soggiorno prese forma il sogno di costruire lì la sua nuova avventura, che univa insieme la sua voglia di fama e notorietà e il desiderio di realizzare qualcosa che mai si era visto in quelle zone. Partì così il mega investimento, che poi venne gestito formalmente da una società statale di Rijeka ma fu lui a dettare le regole. L’inaugurazione segnò la prima di una serie di sontuose feste, dove scorrevano fiumi di champagne. E i party memorabili continuarono almeno per un anno, tra hotel, casinò e penthouse. Pare che la hall dell’albergo fosse il biglietto da visita da cui si percepiva subito lo spirito voluto da Guccione, con un ambiente enorme, lussuoso, dove i clienti venivano accolti da ragazze in mini abiti da cameriere.

OSPITI FAMOSI: qui soggiornò anche Sadam Hussein, in una delle suite più lussuose dell’hotel. Tra i vari ospiti non tutti vennero alla luce, in un luogo di perdizione molti restarono nell’anonimato, ma il via vai di nomi noti pare fosse molto vivace. All’Haludovo arrivarono influenti uomini del mondo politico internazionale, insieme a tanti volti noti.

RAPIDA ASCESA, RAPIDISSIMO TRACOLLO: è stato più lungo il tempo di costruzione del complesso che il tempo del suo splendore. L’hotel rimase nel pieno della sua attività soltanto un anno. Poi il lento ma inesorabile declino, a causa dei costi esorbitanti di mantenimento. Nel 1973 “Haludovo” fallì. Solo un anno dopo il sontuoso avvio. Rimase aperto ancora una ventina d’anni circa, senza riuscire mai a risollevarsi economicamente. Nel frattempo pure le sorti del suo “papà” non furono idilliache e il magnate fondatore morì in difficoltà finanziarie nel 2010, negli Stati Uniti.

Al momento è un sito fantasma, dove rimane lo scheletro di alcuni fasti passati, che si intravedono nell’enorme hall, parzialmente intatta, nella pista di bowling ormai distrutta, nelle varie piscine e nei tantissimi ambienti che ancora mostrano chiaramente un’ opera tanto faraonica quanto sfortunata.

Tante altre foto sulla pagina Facebook Triesteabbandonata

Torna Triesteabbandonata in mostra

Seconda mostra per Triesteabbandonata, il progetto che da un anno e mezzo ha l’obiettivo di mappare principalmente a Trieste, ma anche in Friuli Venezia Giulia e fuori regione, beni abbandonati e dimenticati, riscoprendone la storia attraverso foto, documenti e video.

Dopo il successo della prima esposizione, la seconda aprirà i battenti al centro commerciale Montedoro, che ha sostenuto l’iniziativa nuovamente, con l’inaugurazione prevista il 20 gennaio alle 18, aperta a tutti.

Attraverso grandi pannelli fotografici si potranno scorrere le immagini di tanti siti caduti nell’oblio, caserme, fabbriche, magazzini, scuole, discoteche, alberghi e antiche dimore.

A curare l’iniziativa sono la fotografa Giada Genzo e i giornalisti Micol Brusaferro ed Emilio Ripari. Tra Facebook, gli altri social network e il blog dedicato, Triesteabbandonata conta su circa 10mila utenti che seguono costantemente il progetto.

Nella nuova esposizione una sezione sarà anche dedicata alla prima mostra, verranno quindi riproposti gli scatti già presentati a Montedoro l’anno scorso.

«Soprattutto su Trieste – spiegano Giada, Micol ed Emilio – abbiamo creato un archivio di beni abbandonati, pubblici e privati, come mai realizzato prima in città, per numero di immagini, ricerche storiche, filmati e documentazioni. Il nostro obiettivo principale è che questi edifici non continuino a restare nell’anonimato, spesso dismessi, chiusi, senza alcun controllo, ma che si possa pensare a un loro riutilizzo o almeno a una loro conservazione attenta. L’invito alla mostra per questo – sottolineano – è rivolto in particolare agli enti pubblici che, come abbiamo potuto verificare di persona, spesso purtroppo non hanno un archivio aggiornato soprattutto sulle condizioni nelle quali versano edifici di loro competenza».

Il secondo viaggio di Triesteabbandonata toccherà quindi tanti siti simbolo un tempo di attività produttive della regione, come l’inceneritore comunale. Si passerà anche attraverso luoghi di aggregazione come il bar Charlie, ridotto a un rudere, il circolo Pisoni, ormai semi distrutto, così come il Teatro Filodrammatico, e ancora ci sarà una tappa a Bibione, in un’enorme discoteca bruciata e lasciata al suo destino, e anche a Grado, tra alberghi chiusi e piscine dimenticate. Sarà documentata la distruzione che ha colpito l’ex campo di baseball e hockey di Prosecco e scorci di dimore storiche come Villa Frommel a Gorizia o Villa Haggiconsta a Trieste. Spazio ancora a hotel ormai rifugio per barboni, stazioni dei treni semi demolite, enormi caserme e altri luoghi un tempo occupati dai militari.

La mostra resterà allestita fino al 5 febbraio e sarà accompagnata anche da filmati che raccontano il progetto dagli esordi a oggi. Verranno inoltre organizzati alcuni incontri pubblici, ai quali saranno invitati architetti, tecnici e studenti, per discutere insieme sul futuro di alcuni siti in particolare.

L’esposizione si potrà visitare ogni giorno, fino al 5 febbraio, secondo gli orari del centro commerciale.

https://triesteabbandonata.wordpress.com

Ex motel

Da albergo a 3 stelle con 75 camere, a rifugio per sbandati e senzatetto, che ormai da qualche anno vivono indisturbati all’interno. Questo ex motel è abbandonato e meta continua di atti vandalici. Dalle finestre rotte e da alcune porte aperte si intuisce che dentro, tra distruzione e sporcizia, vivono parecchie persone in condizioni igieniche a dir poco precarie, mentre la struttura è in condizioni di degrado.

Per anni l’edificio è stato un semplice motel, dedicato soprattutto ai viaggiatori di passaggio,. Secondo alcune voci erano i tempi in cui veniva utilizzato anche da coppie clandestine, vista la posizione un po’ defilata. Poi la svolta e la vocazione maggiormente turistica. Al suo interno si sono svolte anche feste, eventi di intrattenimento, oltre a congressi e meeting.

C’è chi nota persone di giorno e di notte, arrivare dalla strada accanto al distributore di benzina ma anche dal parcheggio della vicina autostrada. Da alcuni racconti pare che a suo tempo sia stato chiuso lasciando tutto dentro, mobili, attrezzature, ma anche piatti, bicchieri, lenzuola, ogni cosa portata via o tuttora utilizzata dagli attuali abusivi…

Sono in molti a raccontare che l’hotel è abitato da persone in difficoltà. Al piano terra si nota la devastazione, con vetri infranti e porte divelte, ma ai piani superiori le finestre delle camere si aprono e si chiudono, le tende si scostano, c’è chi dorme, mangia e utilizza i servizi igienici anche se non c’è acqua, elettricità o gas. I panni vengono stesi nel giardino, dove si notano avanzi di cibo recenti. Sono soprattutto stranieri, dice qualcuno, qualche volta di passaggio, ma anche stanziali. Durante il giorno vivono di espedienti, per rifugiarsi qui di sera e di notte. Vengono accesi fuochi, i bagliori vengono notati dall’esterno. Molte volte le persone sono ubriache, aggiunge qualcuno, e si intuisce dalle bottiglie sparse ovunque, dai salottini improvvisati all’esterno. Le deiezioni e le immondizie mostrano il segno di uno degli ultimi passaggi in ordine di tempo, deiezioni anche nelle stanze e sui muri interni.
Da un vetro si intravede un vecchio biliardo, ormai semi distrutto, e ancora mobilio della sala da pranzo e sedie, ma avvicinarsi è un rischio. Oltre alle persone che ci vivono bisogna fare i conti con i ratti, anche parecchio grossi. Qualcuno è stato ucciso probabilmente dagli attuali inquilini, e giace sul pavimento, accanto a immondizie di ogni tipo.

L’albergo insomma registra un bel pienone, peccato non sia il tutto esaurito che ci si aspetta da un hotel….(qui sotto una veduta del giardino quando l’hotel era in attività e come si presenta ora).

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Ex Hotel Belvedere – Trieste

L’ ex hotel asburgico Belvedere a Sistiana, chiuso ormai da decenni, è stato costruito nei primi anni del 1900, probabilmente nel 1906, realizzato su cinque livelli, a pochi metri dal mare. L’accesso si effettuava dalla parte alta, per lasciare libera visuale alle stanze, quelle di maggior pregio erano situate nelle torri laterali. La struttura imponente era dotata di ampie sale, camere affacciate sul golfo, scelte spesso dalla nobiltà per le vacanze estive. Abbandonato ormai da tanti anni, o meglio decenni, l’ edificio sta letteralmente cadendo a pezzi, mentre il verde ha divorato un po’ tutto.

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Molti triestini ricordano in particolare una zona, la palazzina più bassa, dove si trovava un bar che serviva aperitivi e organizzava serate di musica, ora ridotto a un intricato insieme di edera e rovi. Per il resto l’edificio principale ha subito vari cedimenti come si nota a occhio nudo dalla strada. Prima di essere comprato in tempi recenti, non era transennato per anni e le incursioni di vandali e curiosi sono state continue. C’è chi racconta che dopo l’abbandono qualcosa era rimasto, depredato a più riprese, poi la distruzione.

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All’interno si trovano mucchi di rifiuti e calcinacci, in molte stanze sono crollati pavimenti e solai, ma anche muri, travi e scale. Ci sono scritte con la vernice dei soliti vandali e ancora qualche segno delle vecchie pitture che caratterizzavano gli eleganti ambienti. Sono immagini che emergono nel 2009 in rete da un video, di chi aveva sfidato l’instabilità della struttura entrando,
http://www.youtube.com/watch?v=6O83ryAT4GE

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L’ex hotel stato acquistato da un’azienda privata, che nel 2012 ha annunciato di voler effettuare un intervento di ristrutturazione, tutt’ora atteso. L’edificio è sottoposto a vincoli dalla Soprintendenza dei Beni Culturali che impone il mantenimento della facciata e della struttura frontale.

Ex park hotel

Un baluardo del degrado triestino. Costruito a fine ‘800 come Stazione di Posta, dove era fissato il cambio dei cavalli del servizio postale, dai primi anni del ‘900 diventa un albergo, più volte ampliato.
Tutto è stato completamente abbandonato dal 1985, danneggiato a più riprese e oggetto di una lunga serie di progetti mai partiti. Tra albergo, spazi verdi e complesso retrostante, dotato di piscina e campi sportivi, ha una superficie complessiva di ben 61.918 metri quadrati. E sono tanti! Il periodo di maggior splendore risale agli anni ’70, quando l’ampia terrazza ospitava momenti conviviali ed eventi, davanti alla splendida vista aperta sul golfo.
E sì che con quel panorama, nelle fresche serate estive, c’è chi ricorda splendidi aperitivi, feste e semplici momenti conviviali e nel complesso sportivo giornate di sole in piscina, tornei di tennis, musica e intrattenimenti. Cos’è rimasto? L’hotel è un colabrodo, tra pezzi distrutti, infissi divelti, buchi dovuti ad incursioni rattoppati con mattoni, la piscina piena di acqua melmosa, che racchiude rifiuti di varia natura. Tutto ciò che era rimasto, e qualcuno parla di mobili e suppellettili, è stato rubato a più riprese. Anche qui ci colpisce in modo negativo il tracollo mai frenato. Fantastichiamo guardando soprattutto il complesso sportivo, qui davvero si potrebbe fare di tutto, un centro per i ragazzi, per società sportive, per feste private. Invece niente è ormai recuperabile.

Negli anni le ipotesi di riutilizzo sono state tante, così come le proprietà che si sono alternate nel corso del tempo. C’è chi voleva farne di nuovo un albergo, chi voleva stravolgere completamente l’originale destinazione, chi sperava di trasformarlo nella foresteria per la Sissa. Alla fine degli anni ’80 correva la voce che pure il re delle diete Mességué aveva puntato all’ex hotel per farne un centro benessere. Niente di niente.
Di sicuro c’è che all’interno sono stati girati film dell’orrore, ci sono stati set fotografici improvvisati ed è stato rifugio per senza tetto, per molti anni.