Ex circolo culturale

Dalle sedie e da un banco, nei primi metri dopo aver varcato la soglia, potrebbe sembrare una scuola abbandonata, da uno sguardo più ampio verso il fondo, potrebbe venire in mente un teatrino dismesso, invece si tratta di un circolo ridotto a un rudere. L’edificio si trova in una via molto stretta e isolata.

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Dentro rimane lo scheletro di un palco e sale attigue piene di rifiuti. Non esiste alcun documento o segno dell’ultima attività svolta, solo alcuni fogli rovinati, annunciano uno sciopero, ma non vi è alcuna data scritta.

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La porta del fabbricato non solo è rotta, non esiste più, al suo posto un enorme buco sul muro, che ha permesso nel tempo numerosi bivacchi e l’introduzione di immondizie di ogni tipo. Dall’apertura si accede direttamente alla sala principale, con il palco e tante sedie e tavoli rovinati, sparpagliati qua e là. Su uno è rimasto un mazzo di carte, pare una partita lasciata improvvisamente in sospeso, nel corridoio invece spunta un enorme cartello con la scritta “pronto soccorso”, cosa servisse in un circolo culturale è un mistero.

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Accanto un’altra stanza con grandi finestre, dove probabilmente si preparavano cibo e bevande, rimane un frigorifero pieno di muffa e ragnatele, decine e decine di bottiglie vuote, servizi di piatti e resti di detersivi e altri prodotti. A terra ulteriori fogli che è difficile datare e più avanti, in un altro stanzino, una pila di vecchi materassi uno sopra l’altro, insieme a immondizie e infissi caduti.

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Anche una porzione del soffitto della sala principale è crollata, portando già le ultime lampade rimaste.

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Ex bar

Un edificio senza tetto e ormai ridotto a un rudere. E’ tutto quel che resta di un ex bar, una trentina d’anni fa locale aperto al pubblico. Rifugio per senza tetto e meta di sbandati, nel 2009 è stato anche colpito da un violento incendio, attribuito a un’origine dolosa, forse proprio a causa di alcuni bivacchi presenti all’interno. La porta d’entrata del bar abbandonato era stata forzata e dentro era stata trovata una tanica di carburante. Incidente quindi o rogo voluto. Perché non si sa, visto che già all’epoca la struttura era fatiscente.

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Poche le notizie sulla sua attività, c’è chi lo ricorda come un locale notturno, chi come bar gelateria, chi ancora come bar con annessa carrozzeria.

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Ex stadio

Lo diciamo subito. E’ una delle strutture abbandonate che più ci ha sorpreso per la distruzione e per tutto ciò che è rimasto dimenticato qui, ma anche per le enormi potenzialità di uno spazio sportivo che avrebbe potuto ancora ospitare allenamenti, partite ed eventi.
Un impianto enorme, con tribune, locali annessi di vario tipo, oltre a una grande palazzina poco distante, che fungeva da sede, segreteria generale, foresteria e luogo di ritrovo. Tutto si trova in una situazione di distruzione pazzesca.

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Inaugurata nel 1979 , la struttura è stata chiusa nel 2005.

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Ora versa in totale stato di degrado, con atti vandalici ovunque, in spogliatoi, uffici, servizi e nella palazzina molto grande che serviva per la sede di varie attività. La devastazione è totale, il campo ormai è un immensa distesa incolta mentre tutti gli spazi interni sono stati distrutti. Nella sede in particolare rimangono mobili, centinaia di coppe e trofei, e migliaia di documenti dagli anni ’70 in su, molti dei quali si trovano anche in una stanza sotto le tribune.
Spuntano cimeli e montagne di carte che hanno resistito anche alle intemperie, in alcune stanze dove porte e finestre non esistono più.

L’emblema del degrado, appena varcata la soglia della sede, è una statua alta circa due metri, che raffigurava un giocatore di baseball intento a colpire la pallina. Le braccia sono state staccate e lanciate sul pavimento, la testa non esiste più e non si trova, così come la mazza, mentre tutto attorno c’è una distesa di piatti rotti, probabilmente si tratta di servizi interi, frantumati chissà per quale strano tipo di divertimento…E poi foto di squadre in posa, sorridenti, gagliardetti di ospiti che qui sono passati o hanno giocato, alcune accanto a quel che resta di un bar, prima parte di un’ampia sala che doveva rappresentare il cuore conviviale della grande sede.

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Sui social, dopo la pubblicazione delle nostre foto, si levano voci di protesta di chi avrebbe voluto recuperare oggetti e documenti, ma di fatto non ha potuto farlo. Non ha avuto accesso ad alcun locale.

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Le recinzioni sono state divelte, in tanti punti, gli atti vandalici sono stati segnalati fin dall’ inizio dell’abbandono e sono continuati senza sosta. Uno scempio difficile da credere, che ha cancellato una parte importante della storia dello sport . Se ci fossero stati controlli e una manutenzione di base, forse anche a distanza di dieci anni, qualcosa si sarebbe potuto recuperare. Allo stato attuale sembra molto difficile, se non impossibile. Ci troviamo tristemente davanti a un nuovo luogo abbandonato al suo destino e ancora senza un recupero stabilito.

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Ex piscine Parco delle Rose – Grado

L’ex piscina di Grado, all’interno del Parco delle Rose, è stata per anni un punto di riferimento per il divertimento di tantissime famiglie. Si poteva utilizzare gratuitamente, con il solo biglietto di ingresso a parco e spiaggia ed era un luogo molto apprezzato. L’accesso era situato accanto all’ “ingresso terme”, a pochi passi quindi dagli edifici che occupano il complesso termale. Le piscine erano due, la vasca principale, per tuffi e nuotate, dove d’estate venivano organizzati anche corsi di nuoto e gare per adulti e bambini, e la vasca più piccola, con l’acqua bassa, dedicata soprattutto ai bambini. Alle vasche si accedeva attraversando un tunnel di docce, obbligatorio per tutti. Completava l’area un bar con tavoli, sedie e videogiochi, un piazzale dove poter prendere il sole e una palazzina divisa in diversi ambienti, utile per le attrezzature di manutenzione della piscina stessa, ma anche come deposito per le altre necessità del parco.

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Il sito attualmente versa in uno stato di forte degrado. La recinzione in diversi punti è stata divelta, con il risultato che dentro le incursioni di vandali sono piuttosto evidenti. Nella vasca principale, trasformata in uno stagno verdastro, è stato gettato di tutto, si intravede un lavandino, staccato chissà da dove, una panchina e altri oggetti, insieme a parecchi rifiuti. La vasca più piccola invece è stata invasa dal verde, così come molte parti comuni, dove la pavimentazione con le piastrelle è ormai totalmente nascosta. Tra i punti più desolanti dell’area due vecchie consolle di videogiochi, un tempo probabilmente molto amati, ormai fatti a pezzi da vandali e intemperie. Accanto c’è il bar, anche questo mal messo, così come la palazzina centrale, come si intuisce facilmente a un primo sguardo anche dall’esterno. I segni dei bivacchi, anche recenti, sono numerosi.

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Come mai una struttura così ampia, gratuita e ben organizzata è inutilizzata da anni? Due le ipotesi che circolano, la prima è che sia stata chiusa dopo l’apertura del Parco Acquatico, costruito all’interno del Parco delle Rose, con piscine, scivoli e spazi nuovi e moderni, la seconda è che sia diventata inagibile, a causa di strutture datate e forse non più a norma, con conseguenti lavori troppo onerosi da sostenere.

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Spesso le persone sbirciano dentro la recinzione e discutono sulla situazione. Qualcuno dice che sarebbe bello poterla recuperare, destinandola magari a centro sportivo, con lezioni di nuoto, acquagym e tuffi, altri, visto le condizioni attuali, suggeriscono di interrare tutto e realizzare un prolungamento del grande parco giochi poco distante, altri ancora pensano sia necessario semplicemente demolire tutto e pensare a nuove proposte.

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L’ex teatro Filodrammatico – Trieste

L’ex teatro in via degli Artisti rappresenta un pezzo di storia di Trieste. Meglio noto come Filodrammatico, è ormai ridotto a un rudere. E’ stato attaccato dalle fiamme nel 2006 e nel 2008, mentre nel 2012 sono crollate le ultime travi del tetto che ancora avevano resistito a incendi e intemperie. Inaugurato nel 1829, sul suo palcoscenico recitò anche Eleonora Duse. Nel tempo ospitò moltissimi artisti, a cominciare da Angelo Cecchelin, mentre negli ultimi anni di attività divenne un cinema a luci rosse. L’inaugurazione ufficiale è datata 22 giugno 1829. Anni dopo prese il nome di Teatro Costituzionale, poi di nuovo Filodrammatico, per diventare Teatro Modena e infine Cinema al Corso. La prima rappresentazione cinematografica triestina si tenne proprio al Filodrammatico, il 16 maggio del 1906.
L’ex teatro, sala da ballo e cinema è abbandonato da oltre 30 anni.

L’unica traccia dell’ originale funzione dell’edificio si trova sulla porta al civico 5 di via degli Artisti, che riporta la scritta “Teatro Filodramatico”. Sotto ecco una saracinesca arrugginita e semi crollata, dietro calcinacci, vecchie assi di legno e altri rifiuti. Guardandolo nella sua complessità l’edificio sembra un vecchio condominio dimenticato più che un glorioso teatro, ormai puntellato in più parti da anni, per evitare nuovi crolli e con pareti che sembra stiano per sbriciolarsi da un momento all’altro.

Percorrendo il perimetro si sale ed è da qui che, sbirciando oltre il muro di cinta, si scorge ancora qualche parvenza della sala principale, impossibile invece identificare il palco. Più avanti si notano alcuni portoni di ferro battuto, chiusi, sigillati, forse un tempo conducevano nei posti a sedere più in alto, ora probabilmente si affacciano sul vuoto. Sorprende che una struttura così centrale non si sia potuta recuperare o per lo meno salvaguardare nel corso del tempo. Tra le tante persone che quotidianamente transitano nella zona chissà quante conosco la storia di questa palazzina. Sicuramente per molti ragazzi che passano o per turisti diretti a San Giusto o ad ammirare dall’alto il Teatro Romano, quell’edificio non è altro che un rudere malconcio.

Negli anni si sono ripetuti annunci su progetti di ristrutturazione, per trasformarlo in un parcheggio o in abitazioni. L’ultimo in tempi recenti, speriamo siamo la volta buona.
Per il momento l’ex teatro è ancora lì, simbolo del divertimento e degli spettacoli della Trieste che fu.

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Ex bowling

L’impressione è che sia passato un tornado e che abbia spazzato tutto, a partire da porte, finestre e poi arredi e suppellettili.
Durante la nostra trasferta  ci siamo imbattuti quasi per caso in un ex bowling . Un edificio divorato dal tempo, dai vandali e dagli agenti atmosferici. Guardandolo dallo stradone si nota la scritta semi-nascosta dagli alberi e poi l’entrata principale con le vetrate ancora intatte. Lateralmente invece, verso i campi, ci sono due enormi fori, forse una volta erano grandi portoni o uscite d’emergenza, che ora non esistono più. Pioggia e vento, entrando continuamente, hanno compromesso quel poco che restava dopo anni di oblio. Il contro-soffitto in alcuni punti è crollato, le piste del bowling sono state completamente smantellate, anche se restano alcuni pezzi della macchina che doveva riportare in superficie le pesanti palle per giocare. Spuntano ancora parecchie scarpe, quasi tutte ricoperte da immondizie o mangiate probabilmente dai topi, che scorrazzano indisturbati. Pure i birilli sono tutti rotti, lanciati anche all’esterno della struttura, da chi forse si è divertito a dare il colpo di grazia a un locale già da tempo abbandonato. Tutto attorno resti di un divertimento andato.

Su questo luogo si trovano poche informazioni. Alcuni articoli sul web del 2011 e 2012 segnalano già il locale come “abbandonato da molti anni”, probabilmente dai primi del 2000, osservando anche alcuni menù che spuntano tra le immondizie. Abbiamo chiesto qualche notizia a un ristorante poco lontano, ma i ricordi sono frammentari, confusi, segno che, probabilmente, tanti hanno dimenticato ormai qualsiasi tipo di attività svolta qui.

Diamo un’occhiata con più attenzione alla marea di rifiuti a terra e capiamo che non si trattava solo di un bowling, ma come spesso accade in questi casi di una vera e propria sala giochi, che doveva avere anche ping pong, biliardi e altri intrattenimenti, come mostrano alcuni cartelli che indicavano le singole attrazioni. Qui si poteva anche mangiare e bere, tra tavoli, sedie ormai a pezzi e divanetti, con un ampio bancone, dove si vede ancora la lista di bevande ormai stinta e consumata, insieme alle pubblicità di noti marchi di gelati confezionati. Verso l’entrata principale i vandali hanno distrutto armadi e mobili, forse alla ricerca di qualche bene di valore, in aggiunta a poltrone tagliate e ribaltate, mentre nei bagni i sanitari sono stati strappati dai muri. E ancora notiamo frigoriferi ribaltati, ormai pesantemente rovinati.

Ma gli oggetti che più affascinano in assoluto sono comunque le scarpe e ciò che resta di birilli e palle. Forse quando tutto è stato abbandonato erano presenti in quantità maggiore e soprattutto in condizioni migliori. Come mai lasciarli qui? C’è anche una sorta di registratore di cassa o segnapunti, difficile capire esattamente la sua funzione.

Tra le curiosità notiamo anche un sandalo di donna, con il tacco, appoggiato sopra un muretto e alcune paia di scarpetta da danza o ginnastica, gettate sul pavimento. Ci sono anche segni piuttosto evidenti che qualcuno in questo sito ha dormito di recente o forse ci vive, con abiti dismessi, altre scarpe (non da bowling), scatole di cibo, qualche cartone di pizza e oggetti d’uso quotidiano.

All’inizio delle piste resta una palla, rotta, solitaria, come se aspettasse l’arrivo di un giocatore pronto a lanciarla sulle ormai inesistenti piste, che restano soltanto un lontano ricordo di serate spensierate.

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Ex stabilimento balneare

Il nostro viaggio inizia da un ex bagno. E’ un luogo che per anni è stato un punto di aggregazione e divertimento per centinaia di persone e c’è chi, tra noi, conserva ricordi d’infanzia, proprio in queste piscine, dove ormai tutto è abbandonato da oltre vent’anni.
Il comprensorio è completamente oscurato da alberi e una fitta boscaglia. Dietro però nasconde uno spazio di ben 16mila metri quadrati, che soprattutto tra gli anni ’70 e ’80, fino ai ’90, era vivacissimo.

Il bagno è costituito dal piano terra, dal quale si accedeva direttamente dalla strada, con stanze e servizi, da un’ ampia zona piscine soprastante, tuttora visibile, con una vasca olimpionica, una piscina più piccola per i bambini e una zona adibita a spogliatoi. Collegata all’area una palazzina di tre piani, che un tempo ospitava bar, ristorante, solarium, ulteriori spogliatoi e zone relax, oltre ad una serie di terrazze affacciate sul mare. Dietro ancora giardini e aree verdi.

Le recinzioni, più volte erette in passato, sono state divelte o non esistono proprio e le incursioni sono state tante. Dentro si notano bivacchi di chi ha dormito, mangiato e sporcato, scritte e disegni sui muri e dentro la piscina, oggetti di ogni tipo gettati nella vasca, dove da un ristagno d’acqua emergono arbusti, immondizie e un pezzo del vecchio trampolino. Ci sediamo e lasciamo correre i pensieri, davanti a un vero e proprio monumento al degrado. La palazzina è imponente, tutta affacciata sul mare, la piscina è enorme, così come sono gli spazi circostanti. Tra ricordi personali, testi letti e foto del passato, cerchiamo di immaginare il complesso com’era un tempo. Vediamo la piscina affollata di gente che nuota e si tuffa, poco più dietro la piscina dei bimbi, con tanti piccoli che giocano nell’acqua bassa e tutto attorno sdraio di chi si gode il sole. Al primo piano il bar, dove sorseggiare un drink o mangiare un boccone o ancora più su, la gente affacciata nelle terrazze sul mare che chiacchiera, che balla a ritmo di musica, tra semplici giornate di sole o feste e appuntamenti mondani. Ci sembra quasi di sentire i rumori, le risate, il clima di allegria.

Poi ci rendiamo conto che domina invece un gran silenzio, rotto solo dal rumore delle auto che passano nella strada sottostante. Tutto è grigio, nessun bagnante intento alla tintarella, nessun bambino che gioca divertito, solo cemento, macerie, erbacce e rifiuti.
Restiamo affascinati, ma allo stesso tempo sorpresi, possibile che in tanti anni nessuno sia riuscito a riportare a miglior vita questo straordinario edifico? Possibile.

Certo non siamo i primi e nemmeno gli ultimi che parleranno del destino dell’ex stabilimento balneare.

In passato c’era stata anche un’occupazione abusiva, che aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, ma non è rimasto un caso isolato. Sbirciando da alcune finestra si notano a terra una grande quantità di vestiti, borse e avanzi di cibo, segno che qualcuno, anche recentemente, ha frequentato l’area.

Tanti i progetti annunciati o ipotizzati negli anni, vendite all’asta andate deserte, proposte fantasiose per far rinascite il sito, idee di enti pubblici e privati, ma di fatto nulla per ora è accaduto.
Per noi l’ex bagno è la prima di una lunga serie di beni abbandonati, di luoghi dimenticati, di opportunità sprecate.

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