L’ex scuola di Santa Croce

A Trieste ci sono ben nove scuole abbandonate, come già abbiamo raccontato in qualche nota precedente, una in particolare non è soltanto dimenticata o dismessa, ma è completamente distrutta. Sembra implosa.


La nostra sorpresa è stata grande quando siamo arrivati a Santa Croce, per dare un’occhiata a quella che ci era stata segnalata come una “scuola in disuso”. In realtà ci siamo trovati davanti a uno scenario apocalittico. Sembra quasi che qui ci sia stato un terremoto.
Dall’esterno la scuola media statale di lingua italiana ”F. Suppan” e di lingua slovena ”Fran Levstik’, lungo la strada Provinciale 1, di proprietà del Comune di Trieste, mostra le facciate colorate e tutto attorno un ampio giardino, che confina con un bosco. In realtà soltanto i muri perimetrali sono in piedi e alcuni interni, tutto il resto è crollato. Il tetto non esiste più, i pavimenti sono collassati in più punti, le finestre murate perdono pezzi e gli infissi sono divelti o pericolanti. Ma cosa è successo a questa bella scuola dell’altipiano carsico?

Bisogna tornare indietro nel tempo. Nella notte del 22 settembre del 2009 un incendio colpisce le aule e ci vogliono ben 25 uomini dei Vigili del Fuoco del Comando di Trieste e del Distaccamento di Opicina per spegnere le fiamme. Sul posto anche i Carabinieri di Aurisina, che mettono sotto sequestro l’immobile, sospettando un’azione dolosa. Il nastro dei Carabinieri è rimasto ancora lì. Da sei anni.  I danni sono ingenti e il tetto si sfalda quasi subito, poi iniziano i crolli. Ma chi può aver dato fuoco a una scuola? Con quale obiettivo? Cosa voleva ottenere? Domande senza risposta.

Questo il comunicato-notizia dei Vigili del Fuoco: “Alle ore 5.00 del 22/09/2009 La Sala Operativa dei Vigili del Fuoco di Trieste ha ricevuto la segnalazione, da parte dei Carabinieri di Aurisina, per un incendio che interessava la scuola media dismessa sita al civico 354 di Santa Croce. I Vigili del Fuoco sono intervenuti in forze dal Distaccamento di Opicina e dalla Sede Centrale con 2 Autopompeserbatoio 1 Autobotte 1 Autoscala 1 Furgone appoggio e 2 Fuoristrada con 1 Funzionario, 3 Capi Squadra e 10 Vigili permanenti. Una volta giunte sul posto le squadre hanno trovato la seguente situazione: da due finestre dell’edificio (scuola in disuso) uscivano delle fiamme, all’interno della stanza da dove probabilmente era partito l’incendio era già crollata parte del soffitto permettendo all’incendio di propagarsi alle travature del tetto. I Vigili del Fuoco hanno provveduto a spegnere l’incendio scoperchiando anche il tetto per estinguere le fiamme che si erano già estese a gran parte delle travature della copertura. Spento il rogo, al fine di evitare ulteriori crolli, è stato messo in sicurezza il tetto dell’edificio e si è provveduto alla ricerca di eventuali persone coinvolte nel crollo del tetto; tale ricerca ha dato un esito negativo. Il rientro in sede delle squadre è avvenuto alle ore 16.40“.

Da alcuni documenti ricaviamo un dato, la scuola ha una superficie complessiva di 5269 metri quadrati, per il resto dobbiamo affidarci alla nostra immaginazione, guardando le rovine. Il tetto, dicevamo, non esiste più, le travi e la copertura sono crollate all’interno di aule, servizi e atrio. Le uniche, stranamente, a rimanere intatte, sono le lavagne.

In base a quello che è rimasto si può intuire che la scuola si estendeva principalmente su un unico piano, con l’ingresso affacciato sulla strada, davanti al giardino e a un pozzo. Fuori è rimasta la targa che indica il nome “Fran Levstik”. Varcata la soglia c’era probabilmente un ambiente dal quale si accedeva direttamente alle varie aule. E’ rimasto solo il campanello e qualche banco rovesciato. Ci sono anche i resti di un corridoio e di una rampa di scale, completamente sommersa dalle travi annerite, che portava al seminterrato, dove forse c’erano ulteriori spazi utilizzati. Su alcuni tratti dei pavimenti si aprono grandi squarci, che fanno intravedere i locali sottostanti, mentre in altre stanze i materiali depositati a terra, tra macerie, tegole e porzioni di pareti, superano anche il metro di altezza. Le fiamme divampate devono aver divorato tutto in poco tempo, causando poi il crollo dei solai e quindi del tetto. Tra i pochi segni che rimandano alla presenza di bambini notiamo un disegno colorato sulle vetrate dell’ingresso e altri, ormai sbiaditi, su alcune pareti.

Fuori il giardino è grande, ma in molti punti non è recintato e non si capisce il confine reale tra la proprietà e il vicino bosco.
Per la prima volta ci rendiamo conto che l’unica soluzione possibile per questo bene abbandonato è la demolizione. A meno che il tempo e gli agenti atmosferici non provvedano in autonomia al crollo definitivo anche dei pochi muri rimasti.

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L’ex scuola di Caresana

Quando siamo arrivati nei pressi dell’ex scuola di Caresana, ci siamo effettivamente domandati come poteva essere fruibile una scuola così isolata, lontano dai centri più densamente abitati, alla fine di una stradina, immersa nel verde, ma un tempo qui i bambini c’erano e la struttura lavorava a pieno ritmo.
Questo edificio, ora in disuso, è stata costruito negli anni ’50 e ospitava allora parecchi alunni. Consegnato dal Genio Civile al Comune di San Dorligo della Valle nel 1951, è stato destinato subito a scuola . L’immobile è ritornato poi al Demanio. Tra immobile e giardino il sito conta su 2mila metri quadrati complessivi.


Attualmente la palazzina, che si compone di due piani, è totalmente vuota. La manutenzione sembra mancare da parecchio, perché la recinzione dell’area esterna in più punti è stata rotta, l’ erba è incolta tutto attorno e una grande finestra è stata forzata e poi rotta, distrutti sia gli infissi sia le vetrate. Dentro si nota che, almeno in questo caso, tutto è stato portato via e auspicabilmente riutilizzato. Resta solo qualche dettaglio che richiama all’uso scolastico dei locali, un libricino per bambini, la copertina di un disco in vinile sempre dedicato ai più piccoli, una scarpina, nulla più.

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L’attività scolastica è stata sospesa nel 2011, motivo? “Razionalizzare i punti di erogazione del servizio sul territorio”. Da quel momento è stata utilizzata per alcuni anni come deposito e come seggio elettorale.

Nel dicembre del 2011 esce la notizia che la scuola, con un accordo tra Comune di San Dorligo e Demanio, potrebbe tornare in vita come residenza polifunzionale per anziani. Ma non succede nulla. Nel dicembre dell’anno dopo, la notizia diffusa dai media è che il Comune vorrebbe acquistare la scuola dal Demanio per 270mila euro, per creare un centro di aggregazione sia per anziani che per giovani. Ma alla fine dello stesso mese le cose cambiano e viene pubblicato un articolo in cui emerge che il Comune non ha la liquidità necessaria per l’acquisto dell’immobile e per la sua ristrutturazione.

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Come abbiamo già detto in passato, le scuole sono i beni abbandonati che più ci mettono tristezza, perché questi luoghi un tempo erano punti di aggregazione per la comunità, di divertimento e crescita per tanti bambini.
La speranza, per la scuola scuola di Caresana, è che non venga dimenticata come successo per altre, che non passi troppo tempo prima di un intervento deciso e risolutivo, in grado di dare nuova vita a questo edificio, qualsiasi destinazione futura venga scelta.

 

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L’ex scuola di via Fianona

Molti di voi ci sono passati davanti sicuramente e ci passano spesso, sulla trafficatissima arteria che porta verso Valmaura, davanti al cimitero. Ormai è sempre più nascosta da alberi e verde, anche se è difficile non notare questa scuola abbandonata da 15 anni, con ingresso in via Fianona, con tre piani, cortile e ampio giardino, finita spesso sul giornale per i tanti vandali che l’hanno violata, alcuni utilizzandola anche come dimora improvvisata. ukmar2Questo polo scolastico, chiamato spesso dal Comune semplicemente “scuola Ukmar” o “scuola di via Fianona” ospitava scuola materna ed elementare, come ricordano le targhe fuori, dedicate a “Jakob Ukmar e “Marica Gregoric Stepancic”, ma pochi sono ormai i segni che ricordano come questo edificio fosse una scuola, fatta eccezione per i murales realizzati dai bambini nella facciata principale. Per il resto tutto è sprangato al piano terra, mentre al piani superiori gli scuri ogni tanto si aprono, segno che ancora oggi le incursioni sono frequenti. Tutto attorno immondizie, rifiuti e anche il giardino retrostante da un po’ non è interessato da alcuna manutenzione ed è diventato una sorta di foresta intricata. Un triste epilogo che almeno per il momento non è destinato a cambiare.
Percorriamo il perimetro di tutta la zona e ci imbattiamo in banchi e sedie scolastiche scagliati probabilmente da una finestra, in un deposito accanto alla scuola, che un tempo era utilizzato forse dall’ex distributore di benzina che confina con il giardino. Anche qui cumuli di rifiuti, un odore nauseabondo e segni di bivacchi anche recenti.

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Tra i cespugli notiamo che qualcuno nella scuola è entrato usando l’ingresso sul retro, dove campeggia un’enorme scala di ferro, ma non ci avviciniamo. Però siamo curiosi e ci informiamo, cos’è successo a questa vecchia palazzina?
La storia ahimè è molto simile a quella della scuola di Gropada, che vi abbiamo già raccontato. Nel 1933 l’edificio viene acquistato dal Comune e trasformato in una scuola, dopo i bombardamenti che la colpiscono durante la guerra, nel 1946 viene risistemata e da quel momento ospita tanti bambini. I problemi iniziano nel 2000, dopo un incendio che danneggia gravemente un piano e i solai. Impossibile poi reperire i fondi necessari per la risistemazione. Da quel momento tutto viene abbandonato al suo destino. Vandali a più riprese sono entrati portando via tutto. Fino a qualche anno fa dall’ingresso si intravedeva ancora qualche banco e una lavagna, ora solo cumuli di abiti e immondizie. La scuola infatti è stata utilizzata spesso da persone senza fissa dimora come rifugio, tanto che nel 2012 la Polizia ha sfrattato 13 cittadini rumeni, che si erano insediati dentro cucinando e dormendo nelle ex aule. Nello stesso anno accanto alla scuola si era reso necessario un intervento di pulizia radicale, perché era segnalata la presenza di una vera e propria discarica abusiva, con pneumatici, materassi, elettrodomestici e non solo, tutti accatastati.


L’ultimo sopralluogo documentato dal Comune di Trieste, che riporta foto e un rapporto dettagliato online, riferisce che “Le condizioni nel complesso sono cattive. Intonaci di facciata parzialmente in fase di distacco, evidenti tracce di risalita capillare dell’umidità, evidenti tracce di incendio sviluppatosi al primo piano del fabbricato, con conseguente indebolimento di una porzione del solaio del primo e del secondo piano; annerimento delle superfici murarie. Intonaci interni in avanzato stato di degrado”.
Pare ci vogliano almeno 300, 350mila euro per sistemarla, una somma che per ora è impossibile reperire.

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L’ ex scuola Kajuh

Tra fabbriche, caserme, spazi sportivi, hotel e altri edifici, le strutture abbandonate che più suscitano stupore e rabbia sono le scuole. E nel nostro viaggio, ahimè, ne abbiamo incontrate. Una di queste l’abbiamo scoperta per caso, a Gropada, mentre lasciavamo l’ex caserma e l’ex valico, che vi abbiamo raccontato nella nostra tappa precedente.
Sulla strada principale di Gropada, immersa nel verde, la scuola sembra addormentata, come in una favola, avvolta da erba altissima e divisa dai prati vicini solo da un basso muro di pietre carsiche, parzialmente crollato. Fuori si vede ancora il parco giochi, divorato dagli arbusti, con uno scivolo crollato. A pochi passi una casetta per gli uccellini, caduta a terra, e la statua in ricordo di Karel Destovnik Kajuh, al quale la scuola è intitolata.

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La palazzina è imponente, antica e davvero bella. A una prima occhiata veloce. Poi notiamo la realtà. Vetri distrutti e finestre murate, tranne una, dalla quale sbirceremo dentro in seguito. Qualche pezzo del tetto caduto e gli agenti atmosferici che inevitabilmente hanno prodotto danni, acuiti dalla mancata manutenzione. Dall’esterno vediamo le tende che svolazzano fuori dalla finestra aperta, indisturbate. Si notano già dalla strada.
Ma come mai questa bella scuola, spaziosa, immersa nel verde, in un luogo tranquillo, è ridotta così? Ci informiamo…..

Edificata nel lontano 1913 la scuola elementare Kajuh, con lingua d’insegnamento slovena, è stata costruita con aule spaziose, illuminate da grandi finestre, elevate cubature, giardini per la ricreazione e attrezzature moderne per l’epoca. L’edificio, su progetto dell’architetto C. Budinich, si sviluppa su due piani, più un seminterrato, con un arco molto elegante nella facciata principale, all’ingresso. Di proprietà del Comune di Trieste, l’edificio ha una sua scheda descrittiva proprio sul sito dell’amministrazione, che annota un ultimo sopralluogo nel 2007, quando già la situazione generale appariva problematica. Questa la descrizione riportata dai tecnici.
“Le facciate sono generalmente in buono stato di conservazione, in alcuni punti si notano tracce di macchie nere sulla superficie di parti lapidee. Da notare la presenza di macchie di ruggine sulla superficie del bugnato. I legni degli infissi sono interessati da esfoliazione della vernice protettiva e marcescenza nelle connessioni degli elementi. Alcune parti metalliche della ringhiera in ferro battuto, all’entrata, sono arrugginite e prive della vernice di copertura. Gli ambienti interni sono interessati da umidità e distacco degli intonaci. Anche la pavimentazione lignea è notevolmente degradata da infiltrazioni d’acqua e attacchi da parte d’insetti xilofagi. Distacco e umidità sono presenti sugli strati di malta dei controsoffitti”. Riassumendo in poche parole la scuola è mesa male.

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Ma come si è arrivati a questa situazione? Facciamo un passo indietro. Attorno al 2000 un primo incendio danneggia un camino e una parte del tetto. La scuola non è più agibile. Dopo le riparazioni si verificano gravi perdite d’acqua. Impossibile rientrare. Da quel momento il degrado è inarrestabile. Negli anni le forze dell’ordine intervengono per vandali entrati nell’edificio, con la conseguenza di finestre rotte, vernice spray ovunque e oggetti distrutti. Ma non basta. Nel 2011 divampa anche un altro incendio, causato dalle fiamme scaturite da un materasso, una sorta di bivacco di un senzatetto. Danni si aggiungo ai danni.
Sempre nel 2011 gli abitanti di Gropada, stanchi per lo stato in cui versa la scuola, decidono in forma volontaria di pulire almeno il giardino, togliendo immondizie, pezzi di vetro e altri rifiuti. Ma l’anno dopo vengono segnalati ancora una volta atti vandalici.

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Ci decidiamo a sbirciare dalla famosa finestra che abbiamo visto aperta. Era murata ma tutto è stato distrutto. Dentro sono sparsi tutti i mattoni e vediamo quel che resta di un’aula scolastica, una cartina geografica gettata a terra, qualche disegno dei bambini, un carrellino della spesa giocattolo, pagine gialle del 2000 e pezzi un po’ ovunque della lavagna, completamente distrutta. Ci basta questa rapida occhiata per tornare indietro. Che delusione, che amarezza. Possibile che in tanti anni non si siano trovati i mezzi per sistemarla? Se gli interventi fossero stati avviati in tempi brevi, avrebbero sicuramente evitato incendi, saccheggi, violazioni, danneggiamenti a ripetizione. Una scuola storica, che ha più di 100 anni, davvero non si merita questo trattamento.