Ex stazione ferroviaria Rozzol-Montebello

La stazione ferroviaria di Rozzol-Montebello versa in condizioni di forte degrado, come già denunciato negli ultimi anni da più parti. Dopo lo sfratto degli inquilini che qui vi abitavano e la vendita a un privato, l’immobile doveva essere trasformato in una struttura ricettiva. Ma qualcosa è andato storto. Ora interni ed esterni sono una sorta di discarica, con rifiuti, carcasse di auto, mobili distrutti, immondizie di ogni tipo e pure diversi topi morti. Oltre alla sporcizia è continua meta di vandali, vista la totale mancanza di controllo. All’esterno la stazione appare ancora nella sua forma originale, ma basta poco per intuire il lento abbandono a cui è stata destinata. Poche le tracce dell’originale destinazione.

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Ma facciamo un passo indietro, per capire l’epilogo di questo triste baluardo. L’edificio venne costruito dagli austriaci e il servizio venne chiuso dopo la Grande guerra. La situazione migliore, in termini di funzionalità, risale al periodo tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta, utilizzato come terminal per il trasporto delle merci anglo-americane su rotaia. A metà degli anni ’90 venne totalmente soppresso. Poi la stazione venne adibita a uso condominiale, ma i residenti furono sfrattati dopo qualche anno, quando il sito venne venduto a un privato. Si diffuse quindi la notizia di un progetto per trasformare la stazione in un albergo. Iniziarono i primi lavori, come mostrano ancora i materiali edili ormai abbandonati, ma non vennero completati. Cosa sia successo realmente resta un mistero. Quello che è certo è la totale assenza di controllo e manutenzione dello spazio, metà da tempo di vandali, utilizzato come discarica in alcuni punti, con l’abbandono addirittura di un’automobile, mal messa pure questa.

Vi consigliamo anche la lettura di questo articolo del Piccolo, dedicato all’ultima persona che abitava nella stazione:
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2009/04/12/NZ_18_APRE.html

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La stazione viene descritta anche dall’archivio di beni dismessi sul sito del Comune di Trieste, dove si legge: l’edificio, conosciuto come Stazione Rozzol-Montebello, è collocato sulla linea ferroviaria con partenza da Campo Marzio e arrivo a Villa Opicina. Il tratto in questione costituiva la prima parte della “Transalpina”, che collegava la città a Salisburgo. La linea ferroviaria attraversava la valle di Rozzol con tre gallerie, per una lunghezza complessiva di quindici chilometri. Dal progetto, datato 1901, all’inaugurazione della linea passano otto anni, con l’estensione del tratto Villach-Salisburgo. La ferrovia rimane in funzione fino al 1914, quando viene interrotta dallo scoppio della prima guerra mondiale. A differenza della “Meridionale”, collegata a Vienna, la linea in esame era di proprietà statale. L’edificio è costituito da un corpo centrale a tre livelli, destinato alla sala viaggiatori e servizi, affiancato da due minori ai lati, ad un solo piano, occupato da servizi ad uso tecnico.

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Tra gli elementi architettonici originali si segnala la presenza di una pensilina con colonnine in ghisa e copertura lignea, su cui si aprono caratteristici lucernai; in buono stato di conservazione si mantengono anche i serramenti e parte dell’arredo d’epoca.
La struttura dell’immobile replica la tipologia architettonica diffusa nella progettazione delle stazioni ferroviarie minori dove viene impiegato soprattutto il legno e la pietra locale, nel caso in esame pietra carsica.

Un passato glorioso quindi, un presente desolante e un futuro incerto. E pensare che qui un tempo passavano treni che portavano a Monaco, Stoccarda, Praga e Cracovia….

 

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L’ex stazione di Draga Sant’Elia

Vista dal basso sembra la casa di un film horror, finestre divorate dall’edera, pezzi di tetto caduti al suolo, i rovi che avvolgono un lato dell’edificio, un pozzo abbandonato, la recinzione distrutta e un’aria a dir poco spettrale. Giriamo l’angolo e a quel punto vediamo tutto meglio. Siamo davanti a un’ex stazione dei treni, e c’è pure il nome, su un cartello arrugginito, “Sant’Elia”.

Si tratta di un vero e proprio pezzo di storia delle ferrovie, questa infatti era la stazione di confine più orientale dell’intera Penisola, che ormai è ridotta a un rudere, con infissi rotti, la copertura crollata e gli interni utilizzati forse da qualche senzatetto di passaggio.
Dal sentiero sottostante si nota il piano terra, dove porte e finestre sono murate. Dalla scala in pietra laterale si accede al piano più alto, quello che si affacciava sulla ferrovia, sulla linea che si chiamava Trieste – Erpelle, diventata ora pista ciclo-pedonale, dopo lo smantellamento dei binari.

La linea è stata dismessa negli anni ’60, ma nei decenni successivi l’edificio, al primo piano e nel sottotetto, è stato utilizzato come abitazione privata, prima di collassare. Una finestra è rotta, la stessa porta è semi-distrutta e mostra che c’è ancora un via vai recente. Il tetto caduto ha invaso alcune stanze, qualche angolo riporta anche segni di un incendio, il soffitto, dov’è ancora intero, presenta ampie macchie di umidità e curvature che fanno presagire nuovi crolli non lontani. Ovunque escrementi di animali, insetti e rifiuti. Ci sono segni evidenti che in questi ambienti qualcuno ha bivaccato anche recentemente, con avanzi di cibo, abiti e confezioni di prodotti per l’igiene personale.

Nessun mobile e nessun dettaglio richiama la vecchia stazione, i cui arredi originali con tutta probabilità sono stati tolti già negli anni ’60, con l’interruzione del servizio. Guardando all’interno non esiste alcun indizio sull’originale funzione, inizialmente ci sembra strano, ma si capisce che gli spazi sono stati regolarmente trasformati in abitazione, quando ormai i treni non passavano più e l’immobile è stato affittato. La cosa che più ci stupisce però è che gli inquilini se ne siano andati lasciando tutto.

Colpiscono soprattutto i giocattoli, automobiline, camioncini e qualche pupazzo, sparsi qua e là, pieni di polvere ed escrementi di topi. Possibile che siano stati dimenticati qui da un bambino e dalla sua famiglia? E ancora vestiti, scarpe vecchie, disegni, quaderni, libri, coperte, un salvadanaio, un letto ancora con lenzuola, ormai putride e strappate, la gabbia di un canarino, stoviglie, cuscini e spunta anche una copia de Il Piccolo del 1981 e qualche rivista datata 1980. Sembra quasi che gli abitanti siano scappati improvvisamente e senza nemmeno riprendere oggetti personali e ricordi.

In giro anche enormi mucchi di spazzatura, contenitori vuoti, barattoli di vernice, scatole vuote, detersivi, ammassi di oggetti rotti, sembra una sorta di discarica nascosta.

Dietro la casa un piccolo cortile, con un pozzo e un piccolo edificio in cemento, forse un magazzino, dove è meglio non accedere, perché sul pavimento si apre un ampio squarcio, forse un ulteriore pozzo parecchio profondo, coperto soltanto da un’asse di legno marcio.
La recinzione è parzialmente demolita, ma su una parte della rete spunta il cartello “proprietà privata delle Ferrovie dello Stato” . In realtà, dopo qualche mail e telefonata, ci dicono che la stazione è stata dismessa e non risulterebbe più di proprietà delle Ferrovie, ma le notizie non sono ancora confermate e attendiamo ulteriori informazioni.
Cosa sia successo nel frattempo è sotto i nostri occhi. E pensare che questo edificio, in mezzo al verde, forse poteva essere utile a qualche associazione o a qualche privato per un’attività ricettiva. Che sia ancora possibile darle nuova vita? Speriamo.

 

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