Portineria ex opp

Nel 1908 viene inaugurato a Trieste l’ospedale psichiatrico cittadino, situato all’interno del Parco di San Giovanni. L’edificio che vedremo oggi era l’ex portineria, diventata poi negli anni ’50 un’autorimessa per cadere poi nell’oblio e nel degrado.

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Negli anni Settanta il Parco è cambiato, si è realizzata una rivoluzione di portata internazionale nel campo della psichiatria, grazie a Franco Basaglia e ai suoi collaboratori. L’ospedale e il Parco si sono aperti alla città. Nel tempo molti degli edifici all’interno sono stati ristrutturati e recuperati con diverse funzioni, laboratori, scuole, musei, luoghi di aggregazione e non solo. Ma questo fabbricato qui è stato dimenticato.

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Ci troviamo davanti a un rudere, che cade letteralmente a pezzi, sembra quasi una vecchia casa di campagna, un immobile composto da più parti, tra spazi esterni e interni. Invece ha una storia importante alle spalle. La sua costruzione risale al 1882. Fu utilizzato prima come portineria, quindi ingresso ufficiale del comprensorio, poi come deposito per i mezzi. Secondo la scheda tecnica del Comune di Trieste, che ne risulta l’attuale proprietario, è composto da tre corpi edilizi e tre livelli, anche se crolli e danneggiamenti rendono impossibile capire la struttura originale.

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Quello che si sa dalla storia del sito a livello strutturale è che c’era un edificio a due ali laterali mentre un ampio portone conduceva al parco retrostante. Al momento tutto è in uno stato di profondo degrado, con il tetto crollato in diversi punti, calcinacci ovunque, porte divelte, il verde che copre alcune facciate quasi interamente, tra terrazzini in precario equilibrio e travi precipitate al suolo.

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Cosa sia successo anno dopo anno è difficile da capire, ma una cosa è certa, qui da tantissimo tempo non esiste manutenzione, controllo e ovviamente interventi di ripristino o pulizia.

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L’ultima verifica del Comune di Trieste, come mostra lo stesso sito dell’amministrazione, è datata 2005 e definiva lo stato dell’immobile “pessimo”, figuriamoci 12 anni dopo….

 

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Ville abbandonate – prima puntata

Sono ville vecchie, abbandonate al loro destino, dimore spesso grandi, nascoste, ma che mostrano ancora i segni di un vissuto quotidiano ormai lontano, abitazioni appartenute a enti pubblici o privati e date in affitto a persone che poi, non si sa perché, sono state costrette a lasciarle. Ma ci sono anche edifici privati, aperti, violati e non tutelati, che qualcuno ha dimenticato senza cura e manutenzione da decenni.

Nei prossimi mesi vi porteremo alla scoperta di alcune ville in cui ci siamo imbattuti nelle nostre ricerche e nei nostri sopralluoghi. Molte, come quella che vi mostriamo oggi nelle foto, sono ancora piene di mobili e oggetti, e per tutelarle, almeno finché si può, non daremo mai indicazioni sul luogo preciso dove trovarle. Siamo consapevoli infatti che alcune persone interessate ai beni abbandonati non lo sono per nobili scopi…..Il nostro unico obiettivo invece, con il progetto Triesteabbandonata, è quello di denunciare lo stato di abbandono di determinati siti o di recuperarne la storia. E speriamo in tal senso di sensibilizzare prima o dopo qualcuno, documentando allo stesso tempo preziosi spaccati di una Trieste che non c’è più. Nel caso delle ville in particolare è affascinante vedere mobili, elettrodomestici e oggetti che appartengono ormai a tantissimi anni fa e che ci riportano indietro nel tempo. E che lì rimangono.

La villa che vediamo qui nelle foto è isolata, in mezzo al verde, abbandonata da almeno una decina d’anni, anche se le condizioni pessime che troviamo all’interno ci mostrano come la manutenzione sia carente anche da più tempo. Il tetto in una zona è puntellato, sostenuto da una trave di legno, a rischio crollo e già con parecchi buchi. Anche in altre stanze il soffitto è caduto, forse a causa di infiltrazioni, che hanno portato il legno a a marcire gradualmente. La dimora è grande, due piani con una vasta cantina, da alcune indicazioni pare fosse divisa in due alloggi.


Dentro restano mobili che possiamo datare tra gli anni ’50 e ’60, qualcuno più recente. La casa non era dotata di riscaldamento e troviamo ovunque vecchie stufe, doveva trattarsi di ambienti molto freddi, considerando anche pareti e tetto rattoppati in più punti.
Sembra appartenesse a un ente pubblico che l’aveva affittato a privati, forse un tempo lavoratori dello stesso ente, e sembra che l’ultimo inquilino fosse un uomo anziano e con difficoltà di movimento. In una stanza è rimasta anche una sedia a rotelle che avvalora le testimonianze che abbiamo raccolto.

Nei piani abitativi ci colpisce la cucina, ancora con la tovaglia di plastica fissata al tavolo, accanto stufe, l’angolo cottura, mobili scrostati e svuotati. Nella vicina stanza da letto nei cassetti troviamo le carte di giornale, che un tempo si usavano prima di riporre abiti e altre cose. Sono pagine che risalgono agli anni ’60. E ancora notiamo un vecchio frigo, un divano polveroso, armadi, reti e comò.

Ci spostiamo nella cantina, anche se il soffitto che cade sopra le nostre teste non è molto sicuro. Ci fermiamo poco. Qui c’è davvero di tutto, vecchie radio, televisori, tante bottiglie di diverse annate, quotidiani e riviste degli anni ’60 e ’70, le ruote di una vecchia carrozzina, un box per bambini, mobili, taniche, ancora stufe, gabbie di canarini, ceste e scatoloni. Chissà se prima o poi qui qualcuno passerà a riprendere almeno i ricordi del passato o finiranno sepolti tra i crolli che purtroppo qui paiono proprio inevitabili…

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Villa Hecht

In mezzo a condomini e case storiche nella zona di via Ginnastica a Trieste, si trova Villa Hecht, ex sede delle scuole superiori Max Fabiani e Galilei, da tempo dismessa, è di proprietà della Provincia che si prepara a cederla a privati con una formula annunciata qualche mese fa. (qui l’articolo http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/02/08/news/villa-hecht-diventa-merce-di-scambio-1.12924699).

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La dimora ha 1400 metri quadrati e 3300 di parco. Dal 2001 viene messa all’asta quattro volte, prima con una base di due milioni di euro, senza successo. Un nuovo tentativo viene effettuato a 1,8 milioni, ma il ribasso non attira comunque nessun potenziale acquirente. Si prova a piazzarla anche successivamente, per due volte, scendendo ulteriormente fino a un milione e mezzo di euro circa. Niente. La stima attuale è di un milione di euro.

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Era la residenza del console di Svizzera, prima di diventare una scuola nel 1954 dopo l’acquisizione da parte del Demanio e la cessione poi alla Provincia. È stata prima la sede di un istituto femminile negli anni ’60, poi del Max Fabiani e infine la succursale del Galilei. Del liceo scientifico resta ormai solo la targa, intatta, collocata accanto al grande cancello che consentiva l’ingresso al comprensorio.

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L’immobile si trova alla fine di una stradina molto stretta. La villa è circondata da un giardino incolto, con alberi secolari e un groviglio di rami, piante e cespugli diventato sempre più fitto negli ultimi anni. Tutto attorno un muro, con tanto di filo spinato, chiude la proprietà, che confina con altre case storiche. La condizioni attuali, valutabili solo dall’esterno, non sono ottimali, considerando lo stato di abbandono prolungato. Si notano chiaramente molte finestre aperte, con infissi rovinati e vetri rotti. L’intonaco è crollato al suolo in più punti, e dentro, anche se è stata svuotata, è probabile che la scuola sia stata visitata come spesso accade dai vandali. Peccato per questa dimora splendida, che rappresenta, come altre ville dell’ 800 e ‘900, un pezzo di storia della città.

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Villa Frommer – Gorizia

E’ incredibile quanti edifici abbiamo incontrato nel nostro cammino caduti in rovina dopo un incendio. Fabbriche, tante scuole e come questa volta anche ville storiche. Sarà perché dopo un rogo i danni sono quasi sempre ingenti e le fiamme causano anche crolli e problemi strutturali pesanti. E così è accaduto pure per Villa Frommer, dimora storica ora rifugio diroccato per senzatetto.
Il palazzo si trova in mezzo a un giardino aperto, a Gorizia, poco lontano da un parco giochi, un’ area dove vediamo gente passeggiare e andare in bicicletta. Accanto a quel che resta della casa ottocentesca spuntano bivacchi recenti e la rete che tenta di delimitare l’edificio è stata danneggiata in più punti. La villa è stata costruita nel 1850, abbandonata dopo un incendio che ha costretto gli inquilini a lasciare la palazzina, caduta in rovina. Lo scorso anno un gruppo di volontari ha ripulito il parco, che in una parte però risulta ancora un bosco intricato.

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Da un lato appare un divieto di accesso, ma scopriamo che non è così, perché dal lato opposto, che confina con un parco giochi, l’accesso non indica nessun limite, in più la gente attraversa il parco in continuazione, quasi nessuno si ferma però accanto al rudere, anche per la quantità incredibile di zanzare presenti. Su un fronte della casa inoltre la fitta vegetazione nasconde resti anche recenti di persone che probabilmente qui bivaccano.

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L’antica dimora venne costruita nel 1850 dai fratelli Frommer, venduta poi al conte Guglielmo Coronini. E’ stata abitata fino al 1990, quando un incendio ha colpito la struttura, finita da allora in un lento abbandono. Si notano ancora tracce della vita passata. Tra la boscaglia si vedono dentro ormai solo muri e pezzi cadenti, il soffitto e i solai non esistono più, spunta però qualche antico fregio, e poi bici arrugginite, una vecchia carrozzina, cumuli di calcinacci che nascondono vestiti e qualche residuo di mobile e pure un’automobile.

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Nel 2013 sul Piccolo si legge: “Di proprietà della Fondazione Palazzo Coronini-Cronberg dal 1990, al momento del rogo ospitava 16 famiglie. Da un giorno all’altro, 31 persone si sono ritrovate senza un tetto sotto cui vivere e da allora nulla è stato più fatto per recuperare la villa o il parco.
Intorno a questo luogo si sono ipotizzati molti progetti, ma per mancanza di finanziamenti poca è stata la sostanza. A monte è andata l’offerta avanzata all’allora Iacp (oggi Ater) per farne alloggi popolari e neppure l’ipotesi Casa dello studente ha mai preso corpo. Negli ultimi due decenni gli unici ad aver usufruito di questi spazi sono stati i clandestini che hanno attraversato il confine prima dell’ingresso della Slovenia nella Ue e gli sbandati che qui hanno trovato – e ancora trovano – un rifugio lontano da occhi indiscreti. Di queste presenze rimangono nascosti nell’erba due bidoni ferrugginosi utilizzati per accendere il fuoco e tre padelle scrostate“.

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Lo scorso anno sempre il giornale parla di una bonifica, iniziata nel 2014, a cura di alcuni volontari che hanno ripulito la parte verde, che però parzialmente tuttora è utilizzata da senzatetto e sbandati, come dimostrano gli oggetti presenti dove la boscaglia è più fitta. Prima dei lavori di sistemazione di alberi ed erbacce, lo stato del parco era pessimo, tanto che la dimora risultava nascosta sia allo sguardo di chi passava per via Rocca, sia di chi si trovava in via del Monte Santo.
Dopo l’incendio gli interventi di possibile risistemazione erano stati considerati fin da subito troppo onerosi. Nel 2008 si è parlato di un interesse di un privato, per trasformarla in casa di riposo, un’idea mai concretizzata. E la villa è rimasta lì, spettrale, avvolta sempre più dal verde e oggetto di continui e inesorabili cedimenti.

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Villa Hagginconsta – Trieste

E’ un’immensa dimora storica con parco a pochi passi dal centro, attualmente in disuso. Villa Haggiconsta si trova in viale Romolo Gessi e grazie a una persona che stava facendo un sopralluogo nel palazzo, abbiamo avuto accesso ai vari ambienti.

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Fino al 2008 ha ospitato il centro diurno di edizione motoria Cem, ma anche alcune realtà associative di Trieste, poi è stata chiusa. Già dall’esterno si intuiscono i grandi spazi presenti e le potenzialità di questo palazzo, immerso nel verde, in una zona tranquilla ma centrale.
Venne costruita nel 1889, su progetto dell’architetto Ruggero Berlam, commissionata da Giorgio Haggiconsta, ricco possidente di origine greco-russa e prevedeva l’ edificio padronale, la scuderia, una rimessa, la lavanderia, le serre e un giardino all’inglese. Come si legge poi sul sito del Comune di Trieste “L’edificio principale, in stile eclettico con rimandi all’architettura italiana del Cinquecento, presenta una pianta ed una composizione dei volumi mosse ed asimmetriche ma equilibrate nell’insieme. Sul lato principale si distinguono tre corpi in altezza decrescente con una torretta che domina il complesso”.

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Alla morte dei proprietari venne acquistata da un privato e ceduta al Comune. Negli anni ’70 passò poi alla Regione con comodato d’uso sempre al Comune, che poi ne divenne proprietario. Chiuso da diversi anni l’edificio non versa in condizioni ottimali. Nel 2010 il restauro necessario fu stimato in 4 milioni di euro, quasi l’intero valore immobiliare.
Senza una manutenzione adeguata dal 2008, come purtroppo accade per molti edifici pubblici abbandonati in provincia senza un controllo e interventi costanti, la villa ha lentamente caduto al tempo e alle intemperie. In particolare sono stati ingenti i danni causati dall’ondata di gelo nel 2012 che ha messo fuori uso l’impianto di riscaldamento e allagato la dimora.

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Entrando lo scenario è quello di un deposito di cianfrusaglie varie, mobili rovinati, oggetti vecchi e dimenticati, qualche angolo sembra sia stato utilizzato come giaciglio. Emergono molti segni del passato, degli inquilini che utilizzavano i vari ambienti e probabilmente sono stati preziosi per il mantenimento in salute, per tanti anni, dello storico palazzo. Ci sono pure documenti, carte, libri, e ancora alcune attrezzature per disabili ormai inutilizzabili. Il tutto accompagnato da polvere, calcinacci e apparenti infiltrazioni.
Lo scorso anno Il Piccolo aveva documentato lo stato di degrado in cui versava il sito, ma nulla è stato fatto, tanto che, sempre lo scorso anno, era possibile anche osservare in pieno giorno persone che scavalcavano muri e recinzioni del comprensorio.
Spesso, riferendosi al passaggio di villa Hagginconsta da Regione a Comune, qualcuno l’ha definito un “regalo scomodo” e pare proprio sia così.

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Villa Engelmann

Storiche dimore appartenute a nobili famiglie, donate alla città e finite in rovina. Dopo il caso di villa Cosulich ecco un altro rudere abbandonato. Si tratta di Villa Engelmann in via Chiadino, immersa in un parco, pure questo mal messo, ma che dovrebbe rientrare in un piano di risistemazione annunciato qualche mese fa dal Comune di Trieste. Si spera.

La villa è stata progetta nel 1840 per incarico di Francesco Ponti di Milano e completata nel 1843. Nel 1888 diventa di proprietà di Frida Engelmann e nel 1938 passa a Guglielmo Engelmann, il cui figlio Werner dona poi tutto alla città. Il giardino si estende per 14.000 mq., risistemato nel 1980, ora verso in condizioni pessime. Un vialetto è stata o addirittura transennato, perché pericoloso da percorrere. Il parco giochi poco più sotto d’estate è invaso dalle zanzare e molte strutture sono rovinate.

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Ma il vero simbolo del degrado è proprio la villa. Vetri rotti, infissi inesistenti, recinzioni di fortuna, verde cresciuto ovunque sui muri, scritte e danni continui fanno dell’edificio un vero disastro. Nel corso degli anni la recinzione è stata più volte ripristinata e rinforzata, a causa delle ripetute incursioni all’interno. In realtà a nuocere gravemente alla vecchia casa è stata in primis la mancata manutenzione generale, che si nota nelle finestre totalmente inesistenti e mai riparate, o nel tetto, parzialmente crollato, così come altri solai. Sbirciando dentro lo scenario è desolante, tra muri scrostati, infiltrazioni, pezzi di muro e intonaci caduti, porte che probabilmente stanno in piedi per miracolo. In qualche punto le piante crescono direttamente tra gli infissi e il pavimento. Anni fa era stato portato qui un container, per effettuare alcuni lavori, peccato che poi dentro ci fossero finiti senzatetto e i soliti vandali. Nel 2013 era scoppiato anche un incendio. Danni su danni.

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Villa Cosulich e Villa Engelmann non sono, ahimè, le sole ville un tempo private, poi donate al “pubblico”, in queste condizioni. Ne abbiamo scoperte altre che vi racconteremo. E’ difficile per i vari enti provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria, considerando gli interventi consistenti necessari. Ma è inevitabile domandarsi perché si è arrivati a questo punto, perché nel corso degli anni e dell’avvicendamento di varie amministrazioni tutto sia stato lasciato così. Non era meglio affidare per tempo questi siti ad associazioni o privati in grado di prendersene cura, quand’erano ancora accessibili? Mistero.
Probabile che i vecchi e generosi proprietari, nel vedere le loro splendide dimore ridotte così, si stiano rivoltando nella tomba….

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Villa Cosulich

E’ immersa in un parco pubblico e avvolta da piante e erbacce, tanto che sembra abbandonata e dimenticata da secoli al suo destino. Questa meravigliosa villa, di proprietà del Comune di Trieste, si trova a poca distanza dal centro cittadino e versa in pessime condizioni, colpita da incendi, atti vandalici e logorata dal tempo e da una mancata manutenzione. Eppure se fosse stata risistemata anni fa, quando non si presentava in tali condizioni o se almeno fosse stata protetta e tutelata a dovere, non si troverebbe sicuramente in questo totale stato di degrado.

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Villa Cosulich, situata in strada del Friuli, era una dimora di campagna dei baroni de Burlo. Nel 1903 viene acquistata da Demetrio Carciotti, commerciante, che nel 1905 la vende alla famiglia Rutherford. Nel 1920 Antonio Cosulich, di ritorno dall’Argentina, compra la villa e il parco, che restano di proprietà della famiglia fino al 1980, anno in cui l’ immobile viene ceduto all’ Istituto Burlo Garofolo e successivamente al Comune di Trieste nel 1997. Nessun intervento è stato mai realizzato per riportarla all’antico splendore e la palazzina è diventata un rudere.
L’area complessiva ha oltre 10mila metri quadrati. Nel 2000 è stato ristrutturato tutto il parco. Nel 2006 un incendio di natura dolosa ha colpito l’edificio e il tetto è andato parzialmente distrutto. Un nuovo rogo è scoppiato negli anni successivi, nel frattempo sono crollati alcuni solai, ulteriori porzioni del tetto, infissi e intonaci.

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Come in altri casi è proprio la mancanza di un controllo costante ad aver contribuito in modo consistente allo sfacelo dell’edificio.
C’è chi, tra noi tre, era passato qui mesi fa, chi anni fa, e la situazione non era così triste. Lungo il perimetro della palazzina sono caduti pezzi di cornicioni e vari decori in pietra, il verde attorno non era mai così incolto, tanto da non lasciare in vista ormai quasi nulla della facciata principale, la più bella, dove nel punto più elevato si notano ancora alcuni mosaici. E’ strano come siano in buono stato, brillano sotto la luce del sole, ma sono l’unica nota vivace in un quadro di incuria. La casa sembra uscita da un film horror. Che manchi un radicale intervento di pulizia e manutenzione da parecchio tempo si intuisce anche dalla presenza, accanto alla facciata laterale, di una cyclette arrugginita e altri rifiuti.

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Cerchiamo di sbirciare tra gli arbusti, dove si notano pertugi e spazi ormai aperti, dove non è il caso di addentrarsi, per l’evidente pericolo di crolli. Davanti al portone in legno dell’ingresso c’è un mucchio di sacchi, non si capisce se messi in quel punto per creare una sorta di inutile barricata o se contengono materiali edili per qualche intervento in realtà mai iniziato. Dentro si vedono graffiti, infissi caduti, calcinacci ovunque, solai mancanti, pavimenti inesistenti e una porzione della copertura che ormai non esiste più. I muri sono scrostati, sulle pareti segni di umidità, sui soffitti sbucano pezzi di legno e assi scostate dalla loro originale posizione. Le persone sono entrate a più riprese, negli ultimi decenni, portando via probabilmente quel poco che era stato lasciato un tempo. Resta traccia di qualche scheletro di mobile o suppellettile, ma niente di più.

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Come mai Villa Cosulich non può essere risistemata? Qualche mese fa il quotidiano Il Piccolo aveva chiesto spiegazioni all’assessore comunale ai lavori pubblici Andrea Dapretto, che aveva sottolineato come, pur essendo la struttura di grande pregio, il restauro avrebbe costi molto elevati, difficilmente sostenibili anche da un privato. E guardando le foto si intuisce che i lavori di recupero e ricostruzione sarebbero davvero imponenti. Quindi per ora tutto resta così.
Nota curiosa (e fastidiosa) il terreno attorno alla villa è completamente invaso dalle zanzare, quasi cercassero di proteggere, almeno loro, l’antica dimora.

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