Ex discoteca Gradualis – Grado

Sullo stradone che porta a Grado è impossibile non notarla, alle porte di Grado Pineta, in provincia di Gorizia, circondata da un giardino e ormai da anni chiusa. E’ l’ex discoteca Gradualis, tempio della musica e delle serate dancing per tanto tempo.

Le ultime notizie sull’attività del locale riportano agli anni ’90, quando, come night club all’epoca, fu al centro di un’operazione anti-prostituzione, che portò a diversi arresti. Poi più di recente l’edificio è stato acquistato da un privato. Per il resto si sa poco o nulla.

All’esterno la discoteca appare come sempre, blindata e chiusa in ogni ingresso. All’esterno cattura l’attenzione dei passanti un enorme mezzo, anch’esso in disuso, parcheggiato tra il verde.

C’è ancora cartello ad annunciare il nome dell’ex discoteca e resta la speranza di tanti, che sulla pista hanno ballato decine di anni fa, di un futuro riutilizzo.

Mezzi di soccorso abbandonati

Ci sarebbe piaciuto trovarli in un museo, magari restaurati e recuperati, invece questi due mezzi deputati a intervenire in caso di incendio sono abbandonati nel verde a Trieste. Siamo sull’ altipiano carsico, all’interno di un ampio e noto comprensorio, che vanta una lunga serie di edifici, in parte chiusi e in parte utilizzati.

Passeggiando tra le stradine ecco tra erba alta e cespugli i due furgoncini, uno verde e uno rosso. Rotti, forse da vandali o dalle intemperie, con foglie e altre immondizie finite anche all’interno degli abitacoli.

Le gomme, naturalmente sono a terra, la carrozzeria mostra segni evidenti di ruggine e in alcuni punti non c’è più. Pezzi sono caduti anche a terra. Dentro ragnatele, fili strappati e una spessa coltre di polvere.

Eppure, nonostante siano in pessime condizioni, questi due mezzi sono affascinanti, una testimonianza del passato che andrebbe, se non valorizzata, per lo meno preservata.

Ex filatura

E’ il 1839 quando si decide di costruirla,  a distanza di tanti anni è diventata una cattedrale nel deserto, abbandonata, semi distrutta e vandalizzata.

La fabbrica viene ultimata nel 1842 e inizia a produrre nel 1843.

Nel 1916 e nel 1917, due incendi mandano in fumo alcuni fabbricati, rapidamente ricostruiti con tanto di ampliamento.

Nel 1984 lo stabilimento venne dismesso. Da allora tutto è stato abbandonato, solo i macchinari interni sono stati rimossi mentre gli edifici sono stati dimenticati al loro destino. Finestre in frantumi, porte divelte, pezzi di muro e di coperture caduti sono ciò che resta della gloriosa realtà produttiva, avvolta dall’ esterno anche da una vegetazione incolta, che si sta lentamente divorando le pareti, interne ed esterne.

Difficile immaginare, guardando questi scenari, che qui un tempo lavoravano a ritmo incessante centinaia di persone. Le uniche “attrezzature” che restano sono rifiuti un po’ ovunque, accumulati nel corso degli anni.

Per altre foto, video e reportage, seguici su Facebook

Ex caserma confinaria

Non è la prima caserma di confine abbandonata che visitiamo, oltre un anno fa, dove abbiamo documentato la distruzione di un altro edificio, anche se in quel caso il valico era piccolo e all’epoca probabilmente con un traffico limitato. Due gli edifici principali, completamente vuoti, più gli spazi esterni e un rudere distante qualche decina di metri, che ormai è difficile distinguere, tra la boscaglia e i crolli avvenuti.

Entriamo nell’edificio secondario, più piccolo, dove ci troviamo davanti a stanze vuote, pavimenti rovinati, soffitti al limite del collassamento, rifiuti e resti di bivacchi. Porte e finestre sono state spesso distrutte, mentre all’esterno è meglio stare attenti a dove si mettono i piedi, visto che si aprono buchi ovunque. I tombini non ci sono più.

Entriamo quindi nell’ edificio più grande, attraversando un cespuglio di rovi. Tutte le stanze sono vuote, forse gli oggetti rimasti sono stati portati via da incursioni ripetute negli ultimi anni. Questo piccolo comprensorio infatti è abbandonato pare da una ventina d’anni. I bagni sono distrutti, qualche stanza ha il soffitto parzialmente compromesso a causa di infiltrazioni, mentre in un locale è crollato del tutto. Da qui si intravede ciò che resta del secondo piano, al quale si accedeva attraverso una scala dall’atrio. Forse era un luogo di ritrovo, notiamo infatti un caminetto al centro del grande ambiente, dal quale un’ulteriore scala conduce all’ultimo livello, un’unica stanza, con piccole finestre, forse una sorta di vedetta.

Usciamo e nell’area verde di fronte alla guardiola spunta un enorme tavolo con panche, in buone condizioni, probabilmente un’area dove mangiare d’estate, mentre intravediamo nel verde pezzi di muro, forse un magazzino, che in questo caso è quasi interamente crollato.

E’ soltanto una delle tante caserme dismesse e lasciate in abbandono da anni. Alcune, proprio in questa zona, sono state messe in vendita di recente, sperando forse in un recupero da parte di privati, difficile invece pensare a una ristrutturazione per fabbricati come quello da noi visitato, che dopo tanta incuria ormai pare davvero irrecuperabile. Peccato.

Tante altre foto e reportage sulla pagina Facebook: Triesteabbandonata

Ex ristorante griglia

Conosciuto come ristorante, bar e per un periodo anche come una sorta di discoteca all’aperto, è da tempo abbandonato,.

Difficile capire con esattezza da quanto tempo sia chiuso, ma alcune carte sparse sul pavimento riportano una comunicazione datata 2008, forse l’ultimo periodo di attività del locale. Sull’insegna semi distrutta campeggia ancora la scritta “cucina casalinga”, sì perchè qui si mangiava, anche grazie a un’ampio spazio all’aperto, e d’estate ci si divertiva a ritmo di musica.

Dentro tutto è stato danneggiato, porte e finestre sono aperte e spunta anche qualche bivacco improvvisato, mentre rimane la cucina, anche se divelta e finita in mezzo a polvere, calcinacci e sporcizia.

Uno dei periodi più fiorenti per il locale risale agli anni ’90, quando d’estate ospitava serate che registravano il pienone, si ballava ma sopratutto si stava all’aperto, al fresco, a sorseggiare un drink, una tappa amata da molti giovani.

Negli ultimi anni però qualcosa è andato storto ed è diventato a tutti gli effetti una discarica, dove agli oggetti che i vandali hanno distrutto nello stesso ex ristorante e poi gettato fuori, si sono aggiunti pnumatici, scarti edili e altre attrezzature probabilmente abbandonate da chi, approfittando dell’area verde retrostante all’edificio, si è liberato di immondizie di ogni tipo senza troppi pensieri.

Tante foto e altri reportage sulla nostra pagina Facebook: Triesteabbandonata

Ex officine meccaniche

Un immenso comprensorio abbandonato tra degrado e atti vandalici. L’azienda, fondata nel 1945, impegnata nel settore del restyling e della manutenzione dei convogli ferroviari, negli ultimi tempi si occupava anche della bonifica delle vecchie carrozze ferroviarie dall’amianto.

La data esatta della chiusura è difficile da reperire, si sa però che nel 2010 la crisi era già forte.


.

Al momento le officine, la palazzina uffici e tutti i capannoni sono stati fortemente danneggiati da atti vandalici. Dentro restano ancora carte, contenitori e documenti che appartengono agli ultimi anni di lavoro, e ancora qualche mobile, mentre tutte le attrezzature ormai non esistono più.

Seguiteci su Facebook con tante foto: Triesteabbandonata

Ex hotel-ristorante

L’hotel – pizzeria  è solo l’ultimo di una serie di alberghi abbandonati che abbiamo incontrato sul nostro cammino, dimenticato da anni al suo destino tra porte e finestre distrutte, buchi nei muri, il giardino diventato ormai una giungla, atti vandalici a più riprese, cartelli gettati a terra, ancora con l’ insegna che indicava la sua destinazione.

L’edificio si affaccia sul verde, in un ambiente tranquillo, e le notizie sul suo lento oblio scarseggiano. Pare sia chiuso da una decina di anni e da alcune voci sembra fosse destinato a diventare un piccolo condominio, progetto poi tramontato. Almeno per ora.

La palazzina, è di modeste dimensioni. Ormai non resta più nulla, tranne qualche letto, i sanitari distrutti, graffiti alle pareti, che in molti punti sono pesantemente danneggiate e mostrano i segni di chi è passato e ha probabilmente infierito sulle stanze già rovinate dagli agenti atmosferici.

Finora ne abbiamo incontrati tanti di alberghi vuoti o semi distrutti.

Sorprende spesso notare i letti, i tavoli, le cucine, gli spazi comuni, dove un tempo sono passati turisti italiani e stranieri, stupisce come mai tutto sia stato lasciato lì, senza pensare nell’immediato a un progetto di conversione e non si capisce il perché i locali non siano stati almeno svuotati. Peccato.

Ex meccanografico – Trieste

Difficile reperire informazioni precise e qualche mese fa i primi che abbiamo interpellato sono stati alcuni lavoratori della zona. “Una quindicina di anni fa è stato tutto chiuso – ricorda una persona – è arrivata una ditta di traslochi che ha portato via tutti gli arredi, mobili in buono stato, tanto che anche noi della zona ne abbiamo acquistati alcuni. Poi il silenzio. C’è stato qualche sopralluogo, ma niente di più. Abbiamo notato continue incursioni, basti pensare che la catena che chiude il cancello è stata forzata almeno una quindicina di volte. Sono stati chiamati anche i carabinieri, anni fa, per la presenza di gente all’interno. E’ un gran peccato che qualcosa di così grande sia chiuso e abbandonato. Da tempo non vediamo nessuno nemmeno per la manutenzione ordinaria. Le voci che girano è che ci sia molto amianto all’interno e che questo precluda la possibilità di nuove attività”.


Un’ipotesi, quella della presenza dell’amianto, che ci racconta anche un residente. “Chi è riuscito ad entrare, tempo fa, dice che in alcune sale ci sono anche cartelli evidenti, che avvertono dell’esistenza di materiale in amianto – spiega – per il resto esternamente sembra sia ancora un edificio in buono stato, le finestre sono integre, il complesso grande e senza danni. Ricordo che all’interno c’è un grande auditorium e tanti uffici, ormai rimasti vuoti”. Un altro cittadino ci scrive un messaggio su Facebook. “Da non dimenticare che è anche una struttura dotata di ampi spazi per i movimenti di mezzi imponenti – sottolinea – qui entravano tir e camion che potevano raggiungere senza difficoltà il piano terra e depositare la merce”.

La struttura, a vari piani, ospitava uffici, sale riunioni e pure un ampio auditorium attrezzato come ricordano alcuni. Tutto ormai abbandonato, meta ripetuta di incursioni che hanno danneggiato tutto dentro e fuori, tra atti vandalici e vernice spray.


AGGIORNAMENTO: acquistato nel 2020, diventerà un supermercato.

Rudere di campagna

Quante volte percorrendo autostrade o altre vie fuori dai centri abitati, avete notato quei grandi casali abbandonati in mezzo ai campi. Ex fattorie, che un tempo servivano proprio alle famiglie che vivevano in campagna, tra raccolti e bestiame. Nel tempo la maggior parte degli edifici si sono gradualmente spopolati, rimasti chiusi, abbandonati, in alcuni casi diventati veri e propri ruderi, che cadono a pezzi.
Qualche mese fa, cercando un bene dismesso in regione, ci siamo imbattuti proprio in uno di questi grandi casali nel verde, dimenticato chissà da quanto tempo, tanto da essere avvolto da una fitta coltre di alberi e cespugli.

Abbiamo deciso di avventurarci all’interno e ci siamo trovati davanti a un edificio completamente aperto, con porte e finestre rotte. Da una parte una zona riservata agli animali, ai mangimi e forse una sorta di deposito, dall’altra la parte abitativa, diversi piani con tetti e solai parzialmente crollati. Dentro ancora qualche segno della vita passata, sedie, mobili semi distrutti caduti a terra, qualche vestito, oggetti di quotidianità, ormai calpestati da vandali o altre persone che nel corso del tempo si sono avventurate in questo rudere.

Fa tristezza pensare che forse una volta ospitava una famiglia che qui, in mezzo ai campi, viveva e coltivava la terra, in uno spazio probabilmente vivace, vista anche la grandezza dell’edificio, composto da un piano terra dove trovavano posto la cucina e altri spazi conviviali, e due piani al di sopra con le camere. Fuori, tra rovi e cespugli incolti, si notano ancora tanti alberi da frutto, una sorta di perimetro a quello che forse era un cortile esterno, antistante la porta principale.

Tempo fa a livello nazionale erano state lanciate alcune idee proprio per rilanciare i casali abbandonati, ma in tante regioni recuperarli, viste le pessime condizioni in cui troppi si trovano, nulla è stato fatto.

Seguiteci su Facebook: https://www.facebook.com/triesteabbandonataintour/

La straordinaria storia dell’albergo dei record Haludovo Palace Hotel

LA NASCITA DELL’HALUDOVO PALACE HOTEL: Era stato pensato come un paradiso dei divertimenti come mai realizzato prima in quel territorio. Una sorta di oasi del benessere tra mare, piscina, locali di intrattenimento, centri estetici, bungalow, suite e altri spazi super lussuosi. Compresa una buona dose di eros, dispensato tra massaggiatrici e ragazze con abiti succinti ad accogliere gli ospiti senza troppi misteri…Il tutto per attirare turisti ricchi e con la voglia di darsi alla pazza gioia.

Parliamo dell’enorme complesso “Haludovo Palace Hotel ” sull’isola croata di Krk, abbandonato da una trentina d’anni e con una storia incredibile alle spalle. A partire dall’investimento iniziale. 45 milioni di dollari. Che negli anni ’70, quando l’idea iniziò a prendere forma, erano una cifra pazzesca, tanto più per l’isola. Come pazzesca era la struttura progettata e poi realizzata. E sul web si trovano ancora foto dell’epoca, di quando il mega hotel venne aperto.


L'”Haludovo Palace Hotel” ed il “Penthouse Adriatic Club Casino” vennero inaugurati nel 1972. In oltre 3 anni di costruzione prese vita una vera e propria cittadina, con accesso al mare e con ogni tipo di servizio. Tutto ora è in stato di abbandono e pesantemente danneggiato. Ma all’epoca era stato curato con rifiniture di pregio. C’erano diverse piscine, interne ed esterne, oltre alla spiaggia e al lungomare, e poi una pista da bowling, giardini, aree fitness e wellness, spazi sportivi, ristoranti, bar, un salone di bellezza, un piccolo villaggio accanto al mare con annesse ulteriori attività per gli ospiti. Il tutto circondato da una voluta opulenza che si traduceva nella presenza di statue, dipinti, enormi lampadari, mobili pregiati.

IL SOGNO DEL MAGNATE: Sono gli anni ’60 quando il milionario e re del porno Bob Guccione fa tappa sull’isola di Krk , nell’allora Jugoslavia . Durante il suo soggiorno prese forma il sogno di costruire lì la sua nuova avventura, che univa insieme la sua voglia di fama e notorietà e il desiderio di realizzare qualcosa che mai si era visto in quelle zone. Partì così il mega investimento, che poi venne gestito formalmente da una società statale di Rijeka ma fu lui a dettare le regole. L’inaugurazione segnò la prima di una serie di sontuose feste, dove scorrevano fiumi di champagne. E i party memorabili continuarono almeno per un anno, tra hotel, casinò e penthouse. Pare che la hall dell’albergo fosse il biglietto da visita da cui si percepiva subito lo spirito voluto da Guccione, con un ambiente enorme, lussuoso, dove i clienti venivano accolti da ragazze in mini abiti da cameriere.

OSPITI FAMOSI: qui soggiornò anche Sadam Hussein, in una delle suite più lussuose dell’hotel. Tra i vari ospiti non tutti vennero alla luce, in un luogo di perdizione molti restarono nell’anonimato, ma il via vai di nomi noti pare fosse molto vivace. All’Haludovo arrivarono influenti uomini del mondo politico internazionale, insieme a tanti volti noti.

RAPIDA ASCESA, RAPIDISSIMO TRACOLLO: è stato più lungo il tempo di costruzione del complesso che il tempo del suo splendore. L’hotel rimase nel pieno della sua attività soltanto un anno. Poi il lento ma inesorabile declino, a causa dei costi esorbitanti di mantenimento. Nel 1973 “Haludovo” fallì. Solo un anno dopo il sontuoso avvio. Rimase aperto ancora una ventina d’anni circa, senza riuscire mai a risollevarsi economicamente. Nel frattempo pure le sorti del suo “papà” non furono idilliache e il magnate fondatore morì in difficoltà finanziarie nel 2010, negli Stati Uniti.

Al momento è un sito fantasma, dove rimane lo scheletro di alcuni fasti passati, che si intravedono nell’enorme hall, parzialmente intatta, nella pista di bowling ormai distrutta, nelle varie piscine e nei tantissimi ambienti che ancora mostrano chiaramente un’ opera tanto faraonica quanto sfortunata.

Tante altre foto sulla pagina Facebook Triesteabbandonata